Due comuni bresciani autonomi in Trentino. Lombardia matrigna, niente tasse al 75% ai lombardi

di GIULIO ARRIGHINItrentino

Noi siamo i primi a sostenere il sacrosanto diritto all’autodeterminazione. E siamo felici che questo processo si consumi per via democratica. Quindi si esulti se due Comuni della provincia di Brescia stanno per passare al paradiso della Provincia Autonomia di Trento, entrando così in uno statuto speciale con quanto ne consegue: meno tasse, più ordine, più federalismo, maggiore indipendenza da Roma e da Milano. I fatti ci dicono che con 45 favorevoli e 12 astenuti, il consiglio regionale della Lombardia ha approvato la mozione che consente il passaggio dei comuni sparsi di Valvestino, 212 residenti, e Magasa,  141 abitanti. Da Brescia a Trento il cammino è sempre più breve.

Va detto che senz’altro si tratta di due realtà omogenee al Trentino. Tanto che agli atti sta anche una dichiarazione politica come questa del vice capogruppo della Lega Nord, Fabio Rolfi, primo firmatario della mozione: “Abbiamo presentato questa mozione per dare seguito alle legittime richieste provenienti da due comunità. Gli abitanti di Valvestino e Magasa si sono infatti espressi nel 2008 con referendum per l’adesione alla Provincia di Trento. Le ragioni di questa scelta vanno ricercate anzitutto nella storia e nella tradizione: questi due comuni hanno fatto parte del Trentino dal 1185 fino al 1934, anno in cui il regime fascista, coattamente, decise l’annessione alla Provincia di Brescia”. Bene, aggiungiamo noi, perché nella scorsa e in questa legislatura, nonostante la massiccia presenza lumbard, di autonomia se ne è vista poca. Sulla carta e sui manifesti elettorali tanta, nei fatti regna la politica dell’annuncio.

E allora attendiamo la mossa strategica d’autunno, quella rivolta fiscale annunciata dall’economista Borghi e che senz’altro creerà ripensamenti ai comuni di Valvestino e Magasa.

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