Draghi: manifatturiero sempre peggio. Ma governo pensa solo a flat tax

draghidi CASSANDRA – Il manifatturiero è il perno del Pil, del lavoro. Produrre, non importare, fa la differenza. Produrre e non dover delocalizzare… Competere con una tassazione umana. Ma il governo sembra risolvere tutto suon di flat tax e improvvisazioni sul tema. Il governatore della Bce che non è un improvvisato, le idee le ha chiare. “Le prospettive stanno peggiorando sempre di piu’ per il settore manifatturiero, nei Paesi dove questo settore e’ importante. Mario Draghi ha spiegato le ragioni dietro le misure preannunciate. Draghi ha detto che i rischi per le previsioni di crescita e inflazione sono al ribasso e che “la possibilita’ di una ‘hard Brexit’ e’ un altro attore da tenere in considerazione”.

La crescita globale piu’ debole e il commercio globale rallentato dal protezionismo “stanno ancora pesando sull’economia dell’Eurozona”, prosegue Draghi, soffermandosi sulla “prolungata incertezza dovuta a fattori geopolitici, al nascente protezionismo e alle vulnerabilita’ delle economie emergenti”. Inoltre, “Le pressioni inflazionistiche restano basse e gli indicatori delle aspettative di inflazione si sono indeboliti”. “Il persistere dell’incertezza e’ di per se’ una materializzazione di uno dei rischi” che dobbiamo fronteggiare.

Nella dichiarazione conclusiva del Consiglio direttivo della Bce è stato usato “un nuovo linguaggio” riguardo le misure che si potrebbero adottare, dai tassi al nuovo programma di acquisti. “Su alcuni punti c’è stata unanimità su altre un ampio consenso in una discussione molto vasta ma con una convergenza” finale. Draghi ribadisce come “la cosa principale è che il Consiglio Direttivo riafferma il suo impegno alla ‘simmetria’” negli interventi, e questo “significa che non ci sono ‘tetti’ “.

Tradotto: la Banca centrale europea apre a una ripresa del quantitative easing. La Bce – si legge in una nota – ”è determinata ad agire se le prospettive d’inflazione nel medio termine continuano ad essere inferiori al suo obiettivo”.

Il consiglio direttivo “ha dato mandato ai relativi comitati dell’Eurosistema di esaminare le opzioni, fra cui “le dimensioni e la composizione di nuovi acquisti di titoli”.

Il consiglio della Bce – si legge nella nota – ha sottolineato “la necessità di una posizione di politica monetaria altamente accomodante per un periodo prolungato, perché i tassi d’inflazione, sia realizzati che attesi, sono stati persistentemente al di sotto del livelli che sono in linea con il suo obiettivo”.
In questo contesto, con l’inflazione che viaggia al di sotto dell’obiettivo, “il consiglio direttivo è determinato ad agire, in linea con il suo impegno a una simmetria nell’obiettivo d’inflazione”.
Quindi tassi invariati ai livelli attuali (il tasso principale è 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%) o inferiori fino “almeno alla prima metà del 2020 e comunque per tutto il periodo di tempo necessario” per far risalire l’inflazione. Aprendo a una tempistica più ampia in cui è escluso un rialzo (prima era fino a metà 2020), e segnalando un possibile taglio.

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