Dozzo, il leghista commissario che non diventò mai ministro dell’Agricoltura

di BENEDETTA BAIOCCHIgianpaolo-dozzo

Del mite Gianpaolo Dozzo si è letto di tutto. O quasi. Che è nato a Quinto di Treviso il 2 ottobre 1954, che è uno della prima ora. E poi?

Ma le cronache non hanno ricordato che il già sottosegretario all’Agricoltura, per destino politico e alchimie del partito e delle alleanze, non finì mai sulla poltrona di ministro. Perché Dozzo era un uomo potenzialmente in corsa per diventarlo. Poi, la spuntò proprio l’uomo che Dozzo in persona ora deve “tutelare” da commissario del veneto leghista, Luca Zaia. Ironia della sorte, vero? Proprio lui, il trevigiano, quello più giovane, divenne ministro. E Dozzo? Dozzo no. Ma sempre lì, ad un soffio.

Pare che un giorno, nell’ultimo governo Berlusconi, fosse lì ad un passo, infatti, e che dovesse aspettare una telefonata di conferma dal Capo, mentre pasteggiava serenamente ad una sagra agricola.  Fatto sta che, a lista fatta, Zaia era ministro dell’Agricoltura. E Dozzo? Dozzo no.  Ma sempre lì, ad un soffio. Forse non stava simpatico a Berlusconi un ministro della prima ora?

Poi, ci fu la volta delle elezioni regionali, nel 2010, le ultime in Veneto, appunto. I giornali erano pieni di indiscrezioni e di totoministro dell’Agricoltura perché se Zaia fosse diventato governatore, eh beh, allora quella poltrona doveva e poteva restare in quota Lega. E chi più di Dozzo avrebbe potuto avere titoli e meriti per diventare ministro? Si legge dalle cronache di allora: “Qualora gli elettori confermassero i sondaggi e Zaia diventasse il Governatore della seconda Regione del Nord, Dozzo lo sostituirebbe al ministero delle Politiche Agricole. Il via libera è arrivato dallo stesso presidente del Consiglio nella cena ad Arcore di sabato sera terminata con gli auguri di Natale. Nella geografia leghista il Veneto è fondamentale ed essendoci già tre ministri lombardi (lo stesso Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli), l’alternativa a Zaia non poteva che venire dalla terra serenissima. Pena uno squilibrio dei pesi interni al movimento”.

E come andò a finire? Che ministro dell’Agricoltura diventò Giancarlo Galan dal 16 aprile al 23 marzo 2011. E Dozzo? Dozzo no. Ma sempre lì, ad un soffio.

Poi Galan fu sostituito dal 23 marzo da un altro ministro, Francesco Saverio Romano. E Dozzo? Dozzo no. Fine della puntata.

Insomma, una tripletta di sfortuna.

 

Quando disse: Berlusconi, lei non è ben visto al Nord

Ma però gliele cantò eccome, a Berlusconi, il 13 dicembre 2012…: “Berlusconi: faccia un passo indietro. Questa è la nostra proposta, poi si vedrà. Stiamo attendendo la risposta”. Lo ha detto Gianpaolo Dozzo, ospite a ‘Unomattina’. “Noi abbiamo fatto a Berlusconi una proposta seria, di non fare il candidato premier. Ieri ha fatto una affermazione contraddittoria rispetto alla riunione con noi della sera prima -ha aggiunto il capogruppo della Lega alla Camera-. Attendiamo una risposta: lunedì abbiamo in Consiglio federale e decideremo cosa fare. Siamo in attesa”. Dozzo ha chiarito: “Berlusconi deve rendersi conto che in questo momento, non solo dai militanti ma da molti cittadini al nord, non è che sia così ben visto. Dal punto di vista politico, quindi, ognuno in questo momento deve fare la propria parte. Che poi Berlusconi candidi Monti a premier sapendo che noi da un anno siamo sempre stati all’opposizione…Mi sembra ci siano situazioni da chiarire in questi giorni. Fino lunedì”. Dozzo comunque non scommette su una discesa in campo del premier: “Monti  non si candiderà, ha l’obiettivo di diventare presidente della Repubblica e sa che deve avere i voti del centrosinistra e di parte del centrodestra. Ho la netta sensazione che se ne resti lì buono buono e termini il suo mandato”.

La politica è così imprevedibile, con questo Cavaliere errante.

 

 

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2 Comments

  1. Giancarlo Pagliarini says:

    …e non dimentichiamo che Dozzo gioca bene a pallone. A Monza in Lega Forza Italia (2 a 2) ho fatto un gol di testa grazie a un bellissimo cross di Dozzo. Ciao!

  2. Franco says:

    a piacere vedere confermato anche dai leghisti più intransigenti il buon corretto lavoro di Luca Zaia quale Governatore di questo Veneto tanto bistrattato e tartassato. Non sara’ certamente una sinstra accentratrice e bugiarda che tutelera’ o rafforzera’ la voglia d’Indipendenza delle nostre genti. Avanti con Luca Zaia per alimentare la legge 16/2014 sul Referendum !!!!! Franco R. Belluno

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