Dovevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno… Ma hanno lasciato a casa l’apriscatole

apriscatole

di ROBERTO PISANI –  Che la coerenza non sia proprio il punto forte di questa classe politica lo si è capito da tempo. Abbiamo un po’ tutti accusato Renzi di aver trasformato lo storico partito comunista di berlingueriana memoria in una riedizione del nemico giurato dell’epoca ossia la DC, una sorta di legittimazione del compromesso storico di Aldo Moro.

Però è stato un percorso graduale, passato prima dai DS, dall’Ulivo, dal PDS e infine dal PD. Ma quello a cui stiamo assistendo in questo recente passato sovrasta ogni più fervida immaginazione.

Noi tutti ricordiamo le origini dei due partiti di governo: la Lega nata come sindacato del nord, difensore delle istanze del cosiddetto “partito delle partite iva”, vicino agli allevatori nella vicenda delle quote latte, contro i prefetti considerati il lungo braccio dello stato sui territori, mentre il Movimento 5 Stelle nato dalle ceneri dei forconi e sfociato nel V-Day.

Tutti contro il sistema, contro il potere, in appoggio al popolo di cui si sono sempre eletti a difensori.

Dovevano aprire il Parlamento come scatola di tonno, rompere questo sistema clientelare, dimostrare che uno vale uno.

E invece? Invece si sono appropriati di questo potere.

Hanno occupato le cadreghe come facevano i vecchi DC e PSI, nominando dirigenti di enti i propri uomini, non azzerandone il potere bensì sfruttandolo.

Hanno di fatto occupato quei ruoli politici ed amministrativi che loro stessi ritenevano essere il male assoluto quando era in mano agli altri.

Insomma il contro potere è arrivato a gestire il potere, senza cambiarlo però, alla faccia di quanto promesso in campagna elettorale.

La Lega del nord se ne è completamente dimenticata, così come della richiesta di autonomia di quei territori. Il suo leader pare abbia nell’armadio più divise con mostrine tricolori che camicie verdi. Invece di azzerare i poteri dei prefetti sui territori ne è diventato il capo lasciandone invariate le competenze, anzi non esitando a vantarne l’operato.

Il M5S si è dimenticato l’apriscatole a casa e si è guardato bene dallo scoperchiare il tetto di quei palazzi che hanno poltrone così comode e profumatamente retribuite. Sull’uno conta uno poi ci sarebbe da ridire, visto che la linea politica viene dettata sempre dai soliti noti, che magari nemmeno siedono in Parlamento.

Forse sul ruolo dei parlamentari hanno avuto ragione, delegittimandone il ruolo anche in occasione della più importante legge dello stato, chiamati a votarla senza nemmeno avere avuto la possibilità di leggerla.

Insomma tutto deciso nelle segrete stanze e reso noto con una diretta Facebook, facendoci credere che questa è democrazia.

D’altronde qualcuno l’aveva detto: il potere logora chi non ce l’ha!

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2 Comments

  1. mumble says:

    Qualcuno ha detto, più o meno, che per fermare una rivoluzione è sufficiente far entrare in un parlamento i suoi capi e dargli un lauto stipendio: immediatamente, i capi della rivoluzione inizieranno dapprima a calmare i loro sottoposti più vicini, blandendoli con promesse o sistemandoli in uno dei mille posti parassitari che il sistema offre.
    Poi, come per magia, stipendi e incarichi inizieranno a colare dalla cima fino alla base, come una dolce (e letale) melassa.
    Una volta che la ricerca della prebenda e dello stipendio a vita è stata iniettata nel corpo del movimento rivoluzionario, essa presto circolerà in tutto l’organismo rivoluzionario.
    In poco tempo, quell’organismo sarà svuotato di tutta la sua forza rivoluzionaria e finirà per aggirarsi come uno zombie, con una patetica e lontana somiglianza alle fattezze di un tempo.
    Questo zombie, ovviamente, avrà quale unico obiettivo la ricerca della droga, e, una volta ottenutala, sarà soddisfatto e inerme: per conservare la posizione non esiterà a qualunque sotterfugio, menzogna, balla, calunnia.
    Tale processo è inevitabile e non lascia scampo a nessuno.
    Peggio ancora: non esistono antidoti di nessun tipo.
    Per fare un esempio, i 5 Stelle ci hanno inizialmente provato, facendo credere che avrebbero rinunciato a gran parte dello stipendio da parlamentari e che avrebbero limitato a due mandati gli incarichi elettivi.
    I loro vertici sapevano bene l’effetto letale di questa droga, ma non è servito a nulla saperlo.
    Adesso che gli eletti sono al secondo mandato parlano di fare delle deroghe…. proprio come gli altri.
    Questa è una lezione che Grande Nord deve fare propria, se non vuole finire male, se non vuole finire a sventolare il tricolore facendo politiche a favore del sud: i metodi non possono che essere drastici, visto che non ci sono antidoti.
    Chi ha responsabilità politiche nel movimento non vada a Roma, né al Pirellone, né a Palazzo Balbi né a Bruxelles: punto e basta.
    Netta e totale distinzione e incompatibilità tra chi percepisce stipendi dalla politica e chi detta la linea politica.

    • hokahey says:

      Sono d’accordo con lei su Roma non ritenendo lo stato itaGliano un interlocutore valido. Meno su Bruxelles e ancor meno per le regioni di appartenenza.. In politica contano i numeri e per farli contare devi essere nelle istituzioni..

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