Dove buttiamo il clandestino morto? Dai, diamolo agli squali

di REDAZIONEsquali

Gli sbarchi di immigrati si susseguono senza sosta, con 7.000 arrivi da sabato secondo stime dell’agenzia europea Frontex. E mentre si affronta l’emergenzia dell’accoglienza, i profughi raccontano nuove storie di orrore. L’ultima parla di un giovane nigeriano morto avvelenato dai gas del motore e gettato in pasto agli squali che seguivano il gommone carico di profughi. Lo scafista, un africano diciannovenne della Guinea, e’ stato arrestato a Pozzallo (Ragusa). L’arrivo piu’ massiccio all’alba nel porto di Palermo, dove una nave militare ha condotto 1.169 immigrati. Tra loro anche 55 bambini, e 298 donne, alcune delle quali in gravidanza. Provengono da Siria, Eritrea e Somalia. La Caritas ha fornito assistenza e approntato alloggi per alcune centinaia di persone nei centri di Giacalone e Trabia, entrambi riaperti in tutta freTta. A Giacalone sono state montate tende della protezione civile. Sono in totale 369 gli immigrati sbarcati a Porto Empedocle (Agrigento): 241 persone tra cui 28 donne, due delle quali in stato di gravidanza all’ultimo mese, e un neonato di due mesi, erano stati prelevati nel Canale di Sicilia dal mercantile liberiano Cougar. Altri 128 sono stati trasferiti a Porto Empedocle da Lampedusa, a bordo del traghetto di linea “Sansovino”.

Un’imbarcazione con a bordo un centinaio di immigrati e’ stata intercettata anche al largo dell’Isola delle Correnti, l’estrema punta meridionale della Sicilia, da una nave mercantile poi raggiunta da motovedette della Guardia di finanza e dei carabinieri. Altri 700 profughi sono giunti in Calabria con una nave militare, che ha trasportato anche la salma di una delle nove vittime del naufragio di ieri. Le altre otto erano arrivate a Trapani la scorsa notte. La polizia di stato di Ragusa ha fermato il quattordicesimo scafista del 2015. E’ Aboubakarma Banghoura, 19 anni, nato in Guinea, individuato come il pilota di un gommone carico di 110 profughi, soccorso da una motovedetta maltese in acque libiche.

E’ accusato di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina e di morte come conseguenza di altro delitto, per l’immigrato deceduto e gettato agli squali. Era un giovane, presumibilmente nigeriano, ucciso dalle esalazioni tossiche del motore: “Lo abbiamo visto accasciarsi -ha raccontato uno dei suoi compagni- ha vomitato e poi e’ caduto a faccia in giu’ al centro del gommone. Credevamo si riprendesse ma cosi’ non e’ stato. Qualcuno appena ci siamo resi conto fosse morto lo voleva gettare in acqua ma i nigeriani non hanno voluto, hanno detto lui viaggia con noi. Ad un certo punto ho visto che lo gettavano in acqua credo per il poco spazio o perche’ stava arrivando la barca che ci ha soccorsi”.

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