Dopo la vittoria in Catalogna, subito la via lombarda per l’indipendenza

referendum

di ROBERTO BERNARDELLI E GIULIO ARRIGHINI – La Catalogna apre matematicamente la strada all’indipendenza. La componente indipendentista ha la maggioranza dei seggi in Parlamento, eppure lo straordinario risultato che conta sul 47,8% dei voti è già stato tacciato da Madrid come una vittoria a metà. Ma se c’è la maggioranza assoluta dei seggi, 72 su 137, chi voterà e come voterà per il processo annunciato di autodeterminazione? E’ pur vero che lista di Mas, Junts Pel Si con 62 seggi su 135 non ha ottenuto la maggioranza assoluta, e quindi dovrà trattare anche  con i secessionisti di sinistra della Cup, che ha conquistato 10 deputati. Ma non è un dialogo tra sordi.

Bastonato dagli elettori, esce con le ossa rotte il moderatismo centralista rappresentato dal governo del premier spagnolo Mariano Rajoy – il cui Partido Popular è uscito sconfitto dal voto catalano, con 11 seggi (ne perde otto). Esce ridimensionato il fronte dei Podemos, appena 11 parlamentari. I socialisti prendono  16 seggi; il rivale di Rajoy  anti-secessione Ciudadanos di Albert Rivera, che aspira a superare il Pp di Rajoy alle politiche spagnole di dicembre, e in futuro potenzialmente a sostituirlo,  arriva secondo con 25 seggi e il 18% dei voti.

Per Rajoy in vista delle legislative di dicembre, la verità vera è che è finita una carriera politica e in Spagna e Catalogna si aprono nuovi scenari.

Innanzitutto quello delineato da Mas, ovvero elezioni costituenti e secessione in 18 mesi. I radicali della Cup hanno detto finora di non volere rinnovare il mandato del presidente centrista uscente, e di preferire un altro esponente di Junts Pel Sì, come il capolista Raul Romeva. Ma non può essere questo a frenare l’avanzata popolare fortemente voluta dai cittadini verso una nuova forma di stato.

E’ evidente che anche altre regioni d’Europa, come la Lombardia, o in Veneto, non restano indifferenti e anzi, sulla scia di questo domino indipendentista, possono vedere una luce in fondo al tunnel.

Ma ci poniamo una domanda, che è anche la stessa che si è posta l’amico Alex Storti col quale stiamo condividendo il percorso verso il referendum per l’autonomia della Lombardia. Lui afferma: Maroni e Zaia devono decidere se passare alla storia o se passare alla cronaca. E ha ragione.

Il bivio è evidente, tanto che possiamo fare un parallelismo: la Catalogna non è la Spagna, declamano i manifesti. Ci domandiamo. La Lombardia non è la Catalogna? E cioè, rischiamo di vedere ancora una volta disperse le energie di diversi fronti, autonomista e indipendentista e liberale per iniziare a strappare a Roma pezzi di autonomia che ci spettano? Sarebbe una follia politica.

“Non c’è rivoluzione politica senza rivoluzione culturale. Non c’è rappresentanza politica senza coscienza politica di sé e dei propri bisogni. Questa coscienza viene prima degli schieramenti, prima di Destra e Sinistra, e persino prima delle categorie di conservatore e progressista”, scriveva un amico sullo spazio dell’Insorgente tempo fa.

Mas dovrà trattare con la sinistra, perché si può essere indipendentisti anche a sinistra. Solo in Italia la sinistra sta col centralismo, nato dal fascismo.

Chi pretende giustizia è conservatore o è progressista? Chi chiede libertà è conservatore o progressista? Anche al Nord  si vive questo dramma di politica incompiuta, che si trincera dietro le ideologie e non si mette in trincea per difendere il diritto di essere liberi.

Abbiamo vissuto l’indipendenza come grande inganno, un bluff elettorale. Ma l’occasione che passa per la seconda volta, il treno catalano, è reale. Ci dice che la battaglia per l’indipendenza non è di retroguardia, non è affatto superata. I catalani non hanno rivendicato meno campi rom, non hanno detto no euro, non hanno affermato che i problemi di Madrid sono i problemi di Barcellona, non hanno gridato che la loro ragione sociale è avere meno immigrati clandestini. Hanno semplicemente voluto affermare che loro sono diversi da Madrid e che avendo una storia diversa, non possono accettare di dover pagare obolo al centralismo spagnolo.

Sono stati conquistati, annessi, annientati, visto che la prima cosa fu radere al suolo il loro patrimonio librario… I lombardi non sono meno importanti dei catalani. Basta solo che nella marcia verso il referendum per l’autonomia della Lombardia, non ci accettino compromessi ma si inizi a piantare la nostra bandiera. La prima Diada ci aspetta con questa consultazione, per favore mettiamo da parte le utopie e i purismi illusori del tutto e subito. Siamo in guerra e questo è il primo campo di battaglia.

Presidente e Segretario Indipendenza Lombarda

Print Friendly

Recent Posts

Leave a Comment