Dopo la Lega, quante generazioni per ricostruire il Nord?

di STEFANIA PIAZZO

In tanti ci si interroga su un perché. Ci sono cose che immaginiamo, che sappiamo e altre che mai sapremo sul perché del destino della Lega. Il Pd, nonostante Lusi, Montepaschi, Bersani, Rosi Bindi, le coop rosse, l’Unipol, Renzi, resiste ed esiste.  Un tempo i non padani convinti, dicevano: piuttosto voto Lega. Oggi anche al Sud votano Lega.  Cioè hanno votato il “non Nord”. Ma la crisi della politica e della rappresentanza che investe il Nord è per questo di portata più ampia rispetto al resto del Paese. E va oltre i problemi della Lega, va oltre  un partito che non può dire “al Nord si vince con la Lega”. Perché ha varcato altri confini, vince ma non ha la maggioranza e si deve alleare con altri.

Insomma, sbagliamo se siamo ancora lì a interrogarci su Belsito, la Lega, la Tanzania, Finmeccanica.

Ma è il venir meno dell’unica forza che è stata realmente espressione di una ribellione, di un sistema competitivo per natura, di un mondo che va dai 35enni ai 55enni, ovvero chi è in età produttiva esplosiva, a creare il vero vuoto oggi della politica. Non esiste più un ago della bilancia. La Lega, anche al 20%, ha bisogno delle alleanze. Senza dimenticare però che la Csu bavarese non è un contenitore di partiti, ma un “luogo” politico tra simili identità culturali e territoriali. Oppure diventa un accessorio.

Ecco perché ha sbagliato chi sperava in un ritorno di Bossi o dei “bossiani”. E’ storia, non torna. Il Nord deve costruire altro, la politica si costruisce con chi ha visione politica, non in virtù di una nostalgia. Ma sbaglia e ha commesso un errore fatale chi ha pensato che demolendo le statue, i simboli, i nomi, si vinca sempre. L’aver trasformato una successione in guerra di religione ha portato, diaspore ed espulsioni comprese, all’accelerazione di un processo che venne avviato da dentro e da fuori, per distruggere o per cambiare. Col risultato algebrico di questa “alleanza” di azzerare politicamente un mondo.

Chi voleva dunque innocuizzare l’unica anomalia del sistema, c’è riuscito. Un pezzo alla volta, è venuto giù tutto. Era così difficile capirlo, fin da subito? E non è difficile da capire che la famiglia, a fine mese, non si chiede dove appendere la cartina della macroregione o la firma di una convenzione, bensì punta a due domande basilari. A quando: 1)il lavoro; 2) la giustizia sociale?

Resta ed è la disgregazione politica del Nord il cuore del problema, è da qui che è partito il focolaio di una più ampia faglia. L’anticipazione, forse, di una più diffusa “guerra civile molecolare”, un tutto contro tutti, che profeticamente anticipò nei primi anni Novanta Enzesberger. La democrazia è apparente, è finita da un pezzo. Lo Stato non è più l’elemento superiore che regola i conflitti, lo Stato è uno degli elementi in lotta e decreta vita e morte dei suoi prigionieri. Decine, centinaia di piccole guerre, con convinzioni sbriciolate e autodistruttive, sono in corso. Eliminato l’antidoto popolare dell’identità e di chi prometteva di difenderlo, spacciando promesse e incassando altro, per ambizione e fini diversi, il varco si è aperto. Non è dato sapere quante generazioni serviranno per richiuderlo. In nome di una indipendenza, soprattutto dal passato.

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3 Comments

  1. caterina says:

    dove pensa di andare Salvini? senza conoscere storia economia giurisdizione comportamenti con arriverà mai a risolvere situazioni né del nord né del sud… solo ultimo prodotto di una Lega che non si è mai data da fare per interpretare il sentimento profondo dei popoli, ma si è limitata alle trovate folkloristiche fino alle ampolline dalle sorgenti del Po per battesimo in Laguna di Venezia… di una Venezia che ha sempre temuto il PO!… Ha fatto il suo tempo al nord e se crede di imbonire la gente con discorsi che vuol sentire è perché si ferma all’ignoranza che ha invaso anche il sud…
    Ferdinando II l’economia del suo regno l’ha guidata e ne ha fatto lo stato più avanzato dell’epoca… ma documenti e provvedimenti giacciono negli archivi per i pochi che li vanno a scoprire e così sopra i morti di tutte le guerre, dai briganti agli “eroi” che andiamo fra un po’ a celebrare si costruisce un’Italia farlocca, con la mafia al sud e le aziende che se ne vanno al nord.
    Il passato va conosciuto e studiato a fondo perché sennò non c’è futuro per nessuno, nonostante le corti dorate che i regnanti di ieri e di oggi si assiepano a Roma.

  2. luigi bandiera says:

    Da quando sono arrivati i partiti politici, quelli che non partono mai, il tutto ha cominciato a sgretolarsi. Tanto che noi siamo nessuno e loro i RE.
    I politicanti. membri dei partiti, sono il male nostrum… ma noi imperterriti li legittimiamo andando a votarli.

    Chi e’ il MONA della situazione..?

    E mi torna alla mente OLIVER CROMWELL di piu’ secoli fa…
    Ebbene, lui fu talmente bravo politicamente che fece tagliare la testa al suo RE. Per la stampa diciamo che si chiamava Carlo. Si, re d’Inghilterra.
    La metafora calza con noi del di’ d’oggi ma a leggerla non vedo benedettini in lista… o all’opera.

    Si..!
    Gli Oliver Cromwell di oggi ci hanno TAGLIATO LA TESTA… A NOI… ed ecco perche’ siamo sotto la regina di nome CONFUSIONE.

    Non ne usciremo…
    Quindi..?
    PREGHIAMO…

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