DOPO IL TRAMONTO DI BOSSI TORNA LA SECESSIONE?

di CARLO LOTTIERI

Forse s’illudono quanti oggi pensano che lo tsunami che s’è abbattuto sul cerchio magico di Umberto Bossi chiuda ogni ipotesi di disgregazione del Paese e rafforzi l’unità nazionale.

Anche a causa della crisi economica, che morde specialmente dove maggiore è la concentrazione del settore privato, la “questione settentrionale” è oggi più viva che mai. La distanza abissale che separa l’economia del Nord da quella del Sud è il principale dato strutturale della società italiana, destinato a trovare comunque un interprete politico. Senza dimenticare che sotto taluni aspetti proprio il crollo del Senatùr può rimettere in circolazione l’ipotesi di archiviare definitivamente Cavour e Garibaldi.

Vent’anni fa Umberto Bossi ha evocato il tema della frattura territoriale, ma poi ha provveduto a depotenziarlo, giocando su tutti altri tavoli. Dopo essersi caratterizzata come interprete ufficiale degli interessi e dei diritti settentrionali, la Lega ha infatti voluto far credere che al Nord bastassero insignificanti modifiche costituzionali, improbabili Parlamenti padani (prima aperti e poi subito chiusi), crociate contro gli extra-comunitari, ministeri-patacca a Monza, e via dicendo.

Negli anni, il movimento che era stato anche di Gianfranco Miglio ha giorno dopo giorno consumato il senso della sua stessa esistenza: ed ora che è allo sbando per le indagini delle procure solo un radicale cambio della classe dirigente può forse salvare la baracca. Ma il vero punto è un altro, perché se da un lato la Lega perde consensi, d’altro lato non si può escludere che proprio questi sconvolgimenti aprano prospettive nuove a un’area assai più vasta.

Il freezer entro il quale Bossi aveva cacciato il voto leghista serviva a garantire a Francesco Belsito un posto nel consiglio d’amministrazione della Fincantieri e varie ulteriori cariche (ministeri inclusi) ad altri notabili. Il prezzo politico, però, era la rinuncia a ogni rivendicazione d’indipendenza. Partecipare al governo e al sottogoverno, Rai inclusa, comporta che uno slogan come “Basta Roma, basta tasse” sia accantonato. Ma per lo stesso motivo il crollo del bossismo può produrre un rilancio della strategia secessionista, destinata pure a fare proprie quelle tematiche anti-fiscali abbandonate da tempo dai leghisti, schierati a difesa delle province e di molte altre voci della spesa pubblica.

Quale che sia il destino di Bossi-Schettino e della sua nave alla deriva, quello che si profila per gli anni a venire è un rilancio del separatismo. La crisi causata da decenni di statalismo forsennato sta avanzando a grandi passi e al Nord è chiara la consapevolezza che le imprese non possono sostenere, al tempo stesso, il debito pubblico e gli sprechi del Mezzogiorno. Ma siccome dopo decenni dobbiamo ancora fare i conti con migliaia di guardie forestali girovaganti sui monti della Calabria, sono molti i lombardi e i veneti pronti a chiedere solo una scheda elettorale con cui scegliere se restare in Italia o andarsene. Ed è significativo che nelle scorse ore una paradossale petizione per l’adesione della Lombardia alla Svizzera abbia raccolto più di venti mila adesioni.

Sopra la linea gotica, insomma, è forte la voglia d’indipendenza e la disfatta di Bossi e del suo entourage consegna all’area autonomista unicamente questa opzione.

Per giunta, nello spazio lasciato libero da una Lega ampiamente ministeriale di recente sono venute crescendo due galassie in larga misura intrecciate tra loro: quella della resistenza fiscale (che include gruppi come il Tea Party Italia, Confcontribuenti e il Movimento Libertario) e quella di un nuovo indipendentismo, che rifiuta ogni compromissione con Roma. E così sono sempre più attivi gruppi che si chiamano “Veneto Stato”, “Pro Lombardia Indipendenza” e “Unione padana” (ma la lista è molto lunga), nei quali talora si raccolgono gli innumerevoli scontenti della Lega, ma che in vari casi sono animati da giovani del tutto privi di precedenti esperienze politiche.

In questo modo sta iniziando a prendere piede un indipendentismo lontano dalle volgarità verbali del Senatùr e che pretende coerenza e concretezza. Un piccolo ma significativo segnale di tutto ciò viene dalla dura presa di posizione in tema di autonomia comunale – solo pochi giorni fa – del presidente dell’Anci lombarda Attilio Fontana, sindaco di Varese, che forse anche in ragione delle difficoltà leghiste ha fatto proprie senza mezzi termini le spinte provenienti dai gruppi separatisti e ha provocatoriamente invitato il governo a commissariare ogni municipio.

Nei prossimi mesi non dovremo stupirci se assisteremo al saldarsi del nuovo secessionismo e delle battaglie antifiscali condotte da piccoli imprenditori e artigiani. Quali che fossero i mille giochini della leadership, l’elettorato leghista ha sempre avversato tassazione e assistenzialismo, nella persuasione che l’unica strada percorribile sia quella della fine dell’unità nazionale.

Gli umori del Nord, insomma, sono chiari e quei sentimenti hanno pure buoni argomenti dalla loro. Uno dei maggiori successi della saggistica degli ultimi anni, “Terroni” di Pino Aprile, al Nord è stato letto come la più paradossale conferma che se l’unità ha fatto tanto male al Mezzogiorno… beh, allora la cosa migliore è separarsi.

Fino a ieri Bossi ha insultato a più riprese immigrati e meridionali mentre praticava una politica dorotea, e forse anche peggio. Dopo il suo probabile eclissarsi potremmo avere un rovesciamento di prospettiva: basta insulti e razzismi, ma una diversa determinazione nella lotta alla spesa pubblica e soprattutto la ferma richiesta di poter decidere – pacificamente, democraticamente, grazie a un voto referendario – se restare in Italia oppure no. Ne vedremo delle belle.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

68 Comments

  1. marchesco says:

    sono candidato per VENETO STATO, consigliere comunale nel mio piccolissimo paese, non avete idea di come stia montando l’onda….BASTA ITALIA! SE GHEMO ROTO I COJONI!

  2. Fabrizio says:

    Buona Pasqua a tutti,
    Che si debba lavorare a tappe spedite verso l’Indipendenza, questo non può più essere solo un concetto o un progetto politico, ma una vera e propria necessità. In altre parole: ” L’ Indipendenza per la nostra sopravvivenza” questa è, e deve essere, l’unica sovrana affermazione – slogan, di tutti i movimenti indipendentisti.. Sulle macerie non si può costruire nulla , bisogna prima sgombrare il campo, e solo dopo si potrà pensare a costruire il futuro. Per fare tutto ciò, è necessario che dai Comuni, enti istituzionali riconosciuti in tutto il mondo, parta una vera e propria rivoluzione democratica.Pensare a far correre i movimenti indipendentisti alle elezioni amministrative comunali, senza prima aver spedito a casa i partiti nazionali rappresentati, è solo perdere tempo.E’ sufficiente vedere cosa sta accadendo oggi, per capire che non bisogna lasciare loro il pallino, e che non possano più utilizzare le liste civiche cittadine per salvarsi. Attuare azioni politico amministrative, attraverso l’utilizzo di atti di partecipazione popolare, significa riappropriarsi della sovranità cittadina comunale, e spedire a casa i legali rappresentanti dei partiti nazionali. Solo con il consenso dei Cittadini locali, si potrà pensare ai referendum quale progetto politico per L’indipendenza.

  3. Il ritorno della balena bianca says:

    Ma come ha fatto facco a stare 15 anni nella lega ???
    Ah sei proprio in gamba, va’
    🙂

    Sei un genio.
    Ma non è un po’ noioso sto sito, con tutto sto rancore verso la lega?
    Meglio andare su lidi e idee più evoluti.

    • Leonardo says:

      Mai stato 15 anni in Lega. Concordo vai su altri siti, perchè l’ignoranza è una colpa e ti si addice perfettamente. A ciò si aggiunga la tipica codardia dell’italiano cialtrone, che non firma neppure il commento. Sei un bossiano perfetto.

    • Anche tu in quanto a genialità non sei niente male. Abituati come siete voi leghisti a farvi prendere per il culo da capi e capetti, è normale che ti annoia tutto ciò che non vi si infila nel deretano.

      • Nicola Job says:

        Caro “ritorno” invece di venire qui a seminare zizzania e raccogliere tempesta perchè non cominci a ragionare con le tua testa che magari l’età è quella giusta. La lega non potrà mai darci l’indipendenza. Ad ogni modo credo sia megli tu frequenti altri siti e lidi: ai tropici che dici, magari lì il sole fa maturare anche i frutti più “crui”

  4. Luca68 says:

    Ottimo e condivisibile articolo del prof. Lottieri che ho avuto abbastanza recentemente l’occasione di apprezzare nei suoi interventi durante l’incontro di Brescia sul “Diritto di Secessione” . Approvo e sottoscrivo. Avanti tutta verso l’Indipendenza!

  5. Giovanni Dalla-Valle says:

    La Lega di Bossi era come il tappo del Vaso di Pandora.

  6. Arcadico says:

    Temo che dopo Carlo Cattaneo e dopo il prof. Miglio il tema del federalismo, in questo Paese, verrà sepolto sotto la coltre di ‘sputtanamenti a catena’, che sta emergendo, per molto tempo!!

    Di più!

    La vera preoccupazione è come salvare/difendere/costruire una rappresentanza politica credibile e SERIA di un NORD sempre più spremuto e ‘schiavizzato’!

    Purtroppo negli italiani, negli abitanti del nord, il sentimento secessionista e’ più che minoritario e non vedo alcuna possibilità di allargamento di questa sparuta base se non per un aggravarsi della crisi economica e dell’inasprimento fiscale!

    Sperare nella crisi economica sarebbe come spararsi gli attributi per far dispetto alla moglie peggio ancora invocare una ulteriore pressione fiscale!

    Ergo secondo la mia modesta testolina rimane solo una strada che è quella di un opera politica di coinvolgimento culturale sull’attivazione dei costi standard, riduzione dei costi della politica, della macchina statale e azzeramento degli sprechi & sperperi di denaro pubblico!!

    Punto!!!

    • Federico says:

      sperare nella crisi sarebbe da folli e irresponsabili. Ma la crisi c’è ed è terribile. Per la salvezza del Nord e per offrire almeno una chance a Roma e il Sud, la prima vera riforma non è la pazzia dei costi standard (ma avete idea cosa vorrebbe dire stilare volumi e volumi di prezzi per ogni spesa pubblica, dalla biro alla siringa, dalla lavagna al pc, ecc.????? tanto più che i prezzi reali mutano di continuo…), ma l’indipendenza. L’unica strada è la disgregazione pacifica e democratica del Paese.
      Zaia, svegliati!!!

    • FL says:

      dissento, gli attributi ce li hanno già tagliati, ora è solo tortura.

  7. michela verdii says:

    Bellissimo articolo.
    Speriamo che la grande truffa che la Lega rappresenta dal 1996 (quando ha ridicolizzato una dichiarazione di indipendenza, quella di migliaia di persone sul Po, rendendola una farsa) finalmente sia finita e si possa ripartire senza questo enorme equivoco che pesava da allora sulle spalle delle popolazioni padano-alpine, ancor più dell’oppressione dello stato italiano e delle sue rapine di ricchezza e di dignità.

  8. Radimiro says:

    Ci tenevo a precisare che per il momento la Lega è ancora viva e vegeta e che i movimenti elencati nel link non sono ancora pronti a fare il grande balzo. In futuro si vedrà ?

  9. Federico Cazzaniga says:

    Sui due triti argomenti…. 1. Il Nord ha tratto beneficio dai lavoratori del Sud venuti a lavorate a Milano o in Veneto? Certo. Come loro hanno tratto beneficio dal Nord, e ora i loro figli sono settentrionali. Che argomento e’ contro la secessione? mistero.
    2. Il Sud consuma i prodotti del Nord. In parte e’ vero, ma lo fa grazie ai soldi che prendono la via del Mezzogiorno dopo essere stati tolti al Nord (tassazione), per il Nord dove e’ il vantaggio?
    Continuo a stupirmi del fatto che al Sud non ci si renda della devastazione causata dall’assistenzialismo finanziato dal Nord. Se i settentrionali hanno avuto una colpa, e’ stata quella di non ribellarsi e di lasciare che i loro soldi finissero ad alimentare il clientelismo dei Mastella e dei Gava, le furbate della Fiat, le assunzioni clientelari, lo statalismo forsennato.
    Se la Lega avesse fatto il proprio dovere, e se la secessione fosse arrivata 10 anni fa, oggi il Sud starebbe assai meglio.

  10. Nicola Job says:

    Leggo ancora di assurdità che le braccia dei lavoratori del sud hanno fatto ricco il nord o peggio che gli acquisti del sud fanno grasso il nord. Non si è ben capito la portata della questione indipendentista, la più immediata e assolutamente vitale anche per l’Italia quella del Veneto. Solo persone di modesta cultura e intelligenza possono dire che i veneti abbiano mai attuato forma di razzismo. Anzi per più di 1000 anni la Serenissima Repubblica era riconosciuta da tutti come la nazione più aperta e tollerante, spirito conservato tutt’ora dalle pololazioni venete. Tutte le persone che vivono in Veneto ed hanno condiviso la nostra operosità, cordialità, tranquillità, in generale il nostro modus vivendi fanno parte del popolo veneto anche se provengono dal sud Italia o dalla Croazia o da qualsiasi parte del mondo (pensate ad esempio a molti rumeni che parlano meglio il veneto dell’italiano). Perciò finiamola con questi luoghi comuni ed invece gli italiani devono farsi una ragione per questa strana parte della penisola italiana che dopo 146 anni sente sempre più profondo il solco culturale che ci divide dal resto dell’Italia. Unica soluzione ripristino della nazione veneta, ne trarrà vantaggio anche lo stato italiano: continuo a dirlo, ci possiamo accollare una buona parte del debito pubblico italiano. Però lasciateci andare per la nostra strada.

    • Federico Lanzalotta says:

      conoscendo bene i veneti per lavoro, ho solo invidia che il Veneto sarà il primo ad ottenere l’indipendenza.
      Ma attenzione, l’indipendenza della Lombardia, 10.000.000 di abitanti, sarò la madre di tutte le battaglie.

  11. Lo scorreggione Padano ha finito di prendere per il culo il Nord. Buono a giurare sulla bandiera Italiana per prenderne i privilegi e a sputargli addosso per prendere i voti. Una merda totale. Mi fa schifo. Come ho sempre detto, era una questione di tempo. Tra poco verranno fuori altre più scottanti verità. E ci saranno i fuggi fuggi dal Partito truffa del Nord.

  12. Diego Tagliabue says:

    Caro Rodolfo, mi dispiace dirtelo, ma ti sbagli di grosso.

    La maggior parte dei prodotti del Nord (delle varie regioni) viene esportata.

    La diffrenza tra noi Lombardi e voi consiste non solo nella produttività e nella disciplina lavorativa, bensì nel fatto che noi attacchiamo ferocemente partiti truffaldini in casa nostra.

    Nel caso che non te ne fossi accorto, l’Indipendenza è un giornale lombardo e dice peste e corna della Lega Ladrona.

    Per quanto tempo, invece, la Campania ha sempre votato i soliti noti (De Mita, Pomicino, Vito, Russo-Jervolino, Bassolino ecc.)?

    Quante trote ci sono al Sud, tutte diplomate, laureate e con una retorica tipo “Scendimi il cane, che te lo piscio e te li risalgo.”? Non mentire a te stesso.
    Anch’io credevo che fossero tutte esagerazioni, fino al 1995, quando feci un’esperienza diretta in Campania.

    Quanti piccoli Bossi hanno malversato e incassato i miliardi (intesi in Euro) per Irpinia e Belice?
    Quanti hanno incassato e incassano ancora una pensione da falso invalido?
    Per il resto ci sono cifre: 82% di evasione fiscale a Napoli (poi si vedono Audi A5, Q5 e Porsche Carrera), 100% di evasione fiscale dei medici casertani, 1.200 immobili lussuosi non esistenti per il catasto a Boscoreale (manco il condono, abusività assoluta), ecc. Parlo solo dei casi del 2012.

    Sarebbe ora che i Campani riflettessero sui propri errori, anziché accusare sempre il contribuente lombardo, detto “oppressore”, che paga almeno dal 1911.

    Grazie

  13. Diego Tagliabue says:

    Attenzione! Ora i politici romani di destra e sinistra (e i loro sgherri nei media) identificani volutamente la Lega corrotta con le aspirazioni indipendentistiche.

    Parallelamente è necessario comprendere, che l’indipendenza non nasce nei partiti, ma è una coscienza dei singoli cittadini e dei popoli, che riconoscono il fallimento dell’italianità. Quindi non è solo una questione di nuove regole, di cambiamento di sistema, bensì – alla base – di un cambio di paradigma, di mentalità, da P.I.G.S. a D-A-CH.

    E i partiti?
    Come logica conseguenza del sopra citato cambio di paradigma, è necessario un nuovo panorama politico lombardo, veramente alternativo a quello della retorica italiota e al monopolio settentrionale di un solo partito come la Lega Nord.

    Chiaramente emergeranno le differenze di visioni tra ProLombardia, Unione Padana Alpina e Domà Nunch (tanto per citarne alcuni), ma in un contesto di indipendenza raggiunta e di federalismo reale (quantomeno in Lombardia), fuori dal nazionalismo di cartone e dalla “solidarietà” (scrocco) italioti.

  14. Prendo atto che qui non si conosce lo spirito del vero federalismo. Solo rivendicazioni isteriche che non rendono diversi dagli altri. Lega compresa.

    • valter bay says:

      Bonacchi!!!!!basta per favore…smettila di rompere le scatole e mettiti “a ceccia”!!!!!

      • antonio baldini says:

        Basta davvero, Bonacchi, con il tuo federalismo risorgimentale, socialisteggiante e italiota!…
        Il federalismo non è per nulla esclusiva della riforma dell’Italia! Può essere uno strumento per federare qualsiasi nuova entità fondata sulla volontà di associarsi.
        Falla finita.

    • Andrea Milano says:

      però basta adesso…per favore, devi accettare il fatto che non vogliamo più far parte dell’Italia.Io il federalismo lo voglio applicare a una Repubblica Lombarda indipendente.

      • John Braida says:

        Si ma cosa pretendete da un toscano, senza offesa? La lingua italiana l’hanno inventata loro, sugli € italiani principali ci sono opere di artisti toscani… che interesse avrebbero a stare soli?

        • Federico Cazzaniga says:

          Non sono d’accordo. Se c’è una terra strutturalmente destinata a disgregarsi e riscoprire il proprio passato comunale questa e’ la Toscana: pensate a Lucca, a Siena, ad Arezzo, a Firenze ecc. Sembra che Dio le abbia create per volerle città libere e indipendenti

  15. Sante says:

    LegaNord DEVE MORIRE prima possibile e nel modo +agonizzante.
    .
    imho penso che bisogna anticipare ASAP la convention di Jesolo.
    bisogna colpire subito, adesso che sono in rotta ed abbiamo
    tutti i riflettori addosso.
    oggi posto a tappeto questa priorità ASSOLUTA.
    SerenissimiSaluti

    • Federico Lanzalotta says:

      concordo, in politica il “momento” in cui agire è della massima importanza, però teniamo anche presente la scadenza IMU della rapina programmata di Roma ladrona.

  16. marcopolo says:

    Facciamo un po’ di storia, almeno per evitare gli stessi errori e, soprattutto, per non sceglierci un’altra volta improbabili “capataz”.
    Ho seguito Bossi fin dall’inizio e non mai capito come un simile “ciarlatano” abbia potuto incantare tanti militanti solo col suo istrionismo.

    Alle elezioni politiche del 1996 la Lega – sull’onda dell’indignazione popolare del dopo “tangentopoli” – riceve 3.776.354 voti ( 10,97%). Risultato mai più ripetuto. Se ci fosse già stato Grillo, avrebbe probabilmente ottenuto un successo analogo.

    Dopo cinque anni di “sproloquio di secessione bossiana” i voti scendono nel 2001 a 1.443.354 ( 3,94% ) e solo l’alleanza con Berlusconi – “il mafioso di Arcore” – permette alla Lega di entrare in Parlamento.
    Giustamente il Direttore rimprovera a Bossi quella sciagurata, innaturale alleanza, ma a lui della coerenza e del rispetto del suo elettorato non importa proprio nulla.
    Quello che veramente gli interessa è di tornare ad accomodarsi ancora una volta nell’odiata ma tanto accogliente Roma.

    Nel 2006 – dopo cinque anni di governo con la Lega, quelli della “devoluzione” – i voti risalgono di poco: 1.749.632 ( 4,6% ).

    Ma qui Bossi ha un altro colpo di fortuna, come quello di tangentopoli. Va al governo Prodi con quei casinisti dell’Unione.
    Esplode l’immigrazione incontrollata. Un magnifico cavallo di battaglia per la Lega.

    Nel 2008 i voti tornano così ad un ottimo livello, 3.024.522 ( 8,3% ). Ma Bossi non ha alcun merito, solo l’ autolesionismo della “sinistra” gli regala questo risultato.

    Adesso si è trovato su un piatto d’argento l’eccellente occasione offertagli dal governo Monti, destinato a diventare, è ovvio, sempre più impopolare. Lui, da vecchia volpe – con un’astuzia da “arabo levantino”, come lo definito il prof. Miglio – sta cercando sfacciatamente di rifarsi una verginità politica.
    Meno male che c’è Belsito a porre termine a questa storia.
    Possiamo ricominciare.

    • Marco says:

      Nel ’96 l’effetto Tangentopoli era già esaurito; il grande successo di quelle elezioni politiche è dovuto alla campagna elettorale del “Padania contro Roma-polo – Roma-ulivo” che poi ha portato alle grandi manifestazioni indipendentiste del settembre ’96.

      • Federico Cazzaniga says:

        Il voto del 1996 mostro’ come fosse forte, nonostante l’inaffidabilita’ di Bossi e dei leghisti, la voglia di secessione

  17. Mauro Cella says:

    Innanzitutto buona Pasqua a tutti quanti.
    Io voglio sperare che dall’esperienza Lega Nord si impari per evitare di ripetere gli errori, primo tra i quali è stato l’antagonismo a tutti i costi nei confronti degli unitari e soprattutto dei popoli meridionali,anch’essi vittime di “Roma Ladrona”.
    A me poco importa che l’Italia resti unita, che si sfaldi, che venga annessa da chicchesia: tutto quello che desidero è uno Stato meno asfissiante e che abbia più considerazione per le identità locali. Se si riesce a farlo tenendo unita l’Italia, a me va bene, se si riesce a farlo facendosi annettere dalla Micronesia o dalla Namibia, bene. Non ho problemi coi metodi fintanto che arrivano i risultati, risultati che con la Lega Nord e l’intera Seconda Repubblica non sono arrivati e di certo non arriveranno coi manager della UE che hanno già la valigia pronta.

    E un’altra cosa: non lasciamoci distrarre dagli affari interni di casa Bossi. Mentre parliamo della laurea di Rosy Mauro e dei balconi di Gemonio la disoccupazione aumenta, la BCE di Mario Draghi continua a svalutarci i conti correnti e Mario Monti continua a fare gli interessi di banchieri e gruppi d’interesse. E quelli sono problemi che si sentono tanto a Busto Garolfo quanto a Marsala.

  18. Perché non si comincia a riflettere sul fatto che col FEDERALISMO vero non c’è alcun bisogno di passare sotto la mannaia della secessione o dell’indipendentismo? La sua natura CONTRATTUALE implica il consenso e la convenienza di individui e popolazioni diverse per usi costumi e tradizioni a stare insieme. Io credo che Il CONTRATTO politico (o di federazione), che Miglio definisce “OBBLIGAZIONE contrattuale”, sia la sola strada percorribile in questo momento e qui do ragione a Giacomo: DOBBIAMO UNIRCI federando rapidamente tutti i movimenti che si voglio impegnare per un solo scopo: Fare dell’italia una vera REPUBBLICA di stati, ognuno con la propria costituzione UNITI solo per ciò che è interesse comune condividere contrattualemente. in questo modo ognuno può essere libero e padrone a casa propria, pagando le tasse sulla ricchezza che produce per i propri servizi, a misura dell’efficienza e della responsabilità dei propri amministratori. Se la lega avesse parlato questo linguaggio, non avremmo la crisi del sistema politico, e non ci sarebbe il pericolo imminente di una rivolta sanguinosa, che non farebbe altro che ripristinare il vecchi regime in tempi più o meno lunghi.

    • Federico Lanzalotta says:

      il Federalismo non ce lo darà mai lo Stato italiano, ma soprattutto chi vive di Stato!
      Secessione ed indipendenza sole parole d’ordine.
      Via da Roma.

    • Giacomo says:

      Los von Rom. Non si federa il cane con le zecche. Non si chiede alle zecche di smettere di succhiare sangue al cane nel nome della natura CONTRATTUALE del FEDERALISMO. Basta sogni di gloria. Via dall’italia per costruire un vero modello federale che l’italia non ci consentirebbe MAI di costruire. Dal basso tramite unione consensuale e mutuamente vantaggiosa tra individui e comunità.

    • Daniele Roscia says:

      Basta con il romanticismo del federalismo italiano, e’ un progetto fallito ancora prima di partire, non per responsabilità della Lega Nord di Bossi, ma per insipienza ed insussistenza di un popolo inventato: quello italiano. La tua caparbietà e insistenza e’ incredibile, nel mondo tutti gli stati nazionali costruiti con la forza e la menzogna, prima o poi sono costretti a scomparire. Se sento ancora parlare di federalismo imposto con formule antistoriche ed edulcorate dal vogliamoci tutti bene, divento cattivo e qualche volta mi scappa l’insulto. * Promoter di Lombardia Ststo.

    • Pavarutti says:

      Sì certo, vada a parlare di federalismo a Scampia o allo Zen di Palermo per fare qualche esempio. Dobbiamo renderci conto che le differenti realtà sociali che differenziano il nord dal sud hanno diverse soluzioni per uscire dalla merda in cui sono. Nel sud la mafia controlla il risultato elettorale elargendo posti di lavoro/sussidi quindi non permetterebbe mai la modifica di statuti o farebbe vincere i vari NO ai referendum che andrebbero contro gli interessi della mafia stessa. Nel 2012 sarebbe anche ora di svegliarsi.

    • Federico Cazzaniga says:

      un vero federalismo esige la dissoluzione di un potere sovrano statale: c’è quindi bisogno che ogni comunità torni libera. La secessione e l’indipendentismo non sono “mannaie”… sono l’esito giusto e naturale di un processo democratico che permetta alla gente di votare e decidere del proprio futuro. In Svizzera il cantone Jura è nato da una secessione democratica, attraverso una serie di votazioni popolari. E poi non è affatto detto che i lombardi – ad esempio – vogliano stare in una confederazione assieme ai siciliani. Facciamo decidere a loro nel modo più pacifico: attraverso il voto

    • michela verdii says:

      Caro Bonacchi, Miglio ha sempre detto che in condizioni di estremo collasso economico e di DISTRUZIONE SISTEMATICA, senza uscite o alternative, della ricchezza prodotta, mediante tassazione senza limiti, le regioni padano-alpine avrebbero avuto tutto il diritto di secedere dallo stato italiano. Prima questo va disintegrato. Dopo ci si può federare su basi totalmente diverse.

  19. Teresa Micheli says:

    C’ e’ una bella differenza tra Veneto Stato,pro Indipendenza Lombardia e Unione Padana,solo uno di questi movimenti ha un segretario nell’ elenco di quei parlamentari che han fatto ricorso anti -spostamento del vitalizio romano.
    Non si può essere contro il sistema e poi usarlo per avvantaggiarsene!!

    Teresa.

    • Giacomo says:

      Cara Teresa, cerchiamo di guardare noi stessi da fuori. Concordo sulla tua analisi, ma la nostra gente non capirebbe. Occorre passare sopra i dissensi e federare tutti i movimenti indipendentisti su pochissimi obiettivi qualificanti. Uno è l’antidoto a ciò che menzioni nel tuo post. L’antidoto è la democrazia diretta, che costringe gli eletti a fare in primo luogo gli interessi dei cittadini, anziché i propri.

      • lorenzo says:

        Con il declino di Bossi ( e con la fine del berlusconismo), potrebbe delinearsi un fronte indipendentista, autonomista e federalista, che a mio avviso dovrebbe federarsi e presentarsi solo alle elezioni locali, promuovere referendum, evitare assolutamente apparentamenti con forze politiche romanocentriche e stataliste, siano di destra, centro o sinistra. Questo fronte a mio avviso dovrebbe promuovere nuovamente un modello costituzionale “padano”, basato sui concetti di libertà individuale, federalismo e autodeterminazione dei popolo, e ispirato alla Costituzione degli Stati Uniti d’America e a quella della vicina Svizzera. Buona Pasqua a tutti.

        • Federico Lanzalotta says:

          Assolutamente d’accordo, primo principio in assoluto VIA DA ROMA.
          Mai più presentarsi alle elezioni politiche italiane, 20 anni di Lega a Roma hanno ormai ampiamente dimostrato l’inefficacia e l’inutilità di sedere in parlamento a Roma.
          Los von Rom.

  20. Federico Lanzalotta says:

    Caro Lottieri, le sue osservazioni sono le mie ragioni!
    Come dice lei in altro articolo:
    “Decenni di istruzione e cultura di Stato hanno creato una mentalità da assistiti.
    Sarebbe buona cosa privatizzare quella che si auto-rappresenta come la principale azienda culturale: la Rai.
    Ma sarebbe pure necessario abolire il Fus (che finanzia il cinema e non solo), aprire le università alla concorrenza, chiudere il ministero della Cultura.
    Non mi pare proprio che regga l’idea che l’Italia sia un brand culturale e che la sua difesa sia un obiettivo anche economico.
    E poiché lo Stato può solo intralciare e tassare, un suo passo indietro sarebbe una buona cosa.”

    È un bellissimo MANIFESTO POLITICO.

    Solo sulla conclusione di questo articolo “ne vedremo delle belle” sono scettico, pare tanto “can che abbaia non morde”, spero di sbagliarmi.
    È il momento delle grandi decisioni, VIA DA ROMA.
    Astensione per sempre dalle elezioni politiche italiane, al massimo si potrà partecipare alle amministrative.

    • lorenzo says:

      Sono pienamente d’accordo. Boicottiamo lo stato italiano, astensione di massa alle elezioni per il parlamento di Roma. “ANDIAMOCENE” da questo stato, e se possibile anche dall’Euro. VIA DA ROMA, NOI NE NE FACCIAMO PARTE

  21. Giacomo says:

    Grazie a Lottieri. Buona Pasqua a lui, alla redazione e a tutti i lettori. Dai che si comincia a fare sul serio. Federiamo tutti i gruppi indipendentisti padano-alpini sugli obiettivi enunciati in questo articolo.

  22. Rodolfo Bava says:

    Sono sempre le solite e ritrite argomentazioni dei “nordisti”!
    Dovete convincerVi che il Nord deve la sua ricchezza esclusivamente per i meridionali:
    – IERI – Per le braccia degli operai del Sud Italia, i quali, subito dopo l’ultima guerra mondiale, hanno popolato e fatto prosperare le industrie del Nord Italia; con il sudore delle loro fronti.
    – OGGI – Acquistando milioni di persone del Sud Italia il 70 per cento della merce che viene prodotta nel Nord Italia.
    Quindi, l’articolista dovrebbe avere l’accortezza di documentarsi bene prima di scrivere un articolo.

    • Giacomo says:

      Secessione subito. Autodeterminazione per tutti i popoli.

    • liugi says:

      Ma smettiamola di beccarci tra “nordici e sudici” come i capponi di Renzo!

      Detto ciò, non condivido l’ottimismo di fondo dell’articolo. Secondo me la strada è tutt’altro che in discesa. L’unica cosa in cui l’Italia è all’avanguardia è la propaganda unitarista. La macchina del fango per demolire le pretese indipendentiste tornerà presto a funzionare a pieno regime. Adesso ci sarà anche il ricordo delle promesse da marinaio della Lega a rendere più difficile ogni progetto di secessione (termine che non si potrà più usare, tra l’altro, perché “sciupato” dalla Lega).

    • Gino says:

      Siete i migliori in tutto, bisogna prenderne atto…
      Non siamo degni di far parte di uno stesso stato insieme a voi, vogliamo andarcene perché siamo consapevoli di questo.
      Come voi siete consapevoli che senza di noi la vostra condizione migliorerà enormemente, e quindi ci lascerete fare, vero?

    • giancarlo pagliarini says:

      Rodolfo, ma non capisci che questo è l’unico odo per aiutare davvero il Sud? e hai tempo e voglia leggi qui sull’Inipendenza il mio articolo intitolato “L’Ero sbagliaro e la tigre del mediterraneo”. Finisce così: Giuseppe Turani in un libro del lontano 1996 (I sogni del grande Nord, editore il Mulino) molto critico verso la Lega Nord descriveva in questo modo il “Paradosso Bossi” (pagina 114) “…il Sud potrebbe risorgere a nuova vita. E’ chiaro infatti che in caso di creazione di due monete, se quella del Nord si rivaluta fortemente, quella del sud scende, precipita, si svaluta in modo spaventoso. Ma a questo punto il Sud si trova in condizioni fantastiche per cominciare a esportare. Anche gli imprenditori del Nord possono trovare conveniente far produrre le loro merci nel Sud, dove pagano in moneta svalutatissima. Insomma, il Sud si trasforma per incanto in una sorta di Tigre del Mediterraneo, la sua economia comincia a crescere a ritmi spaventosi….” Cio. Paglia

      • valter bay says:

        Pagliarini….piantala di blaterare a vanvera…prendi atto della realtà reale e smettila di filosofeggiare e commercialisteggiare…
        tu fai il commercilista che noi facciamo il Nord e l’Europa:
        “sutor! nec ultra crepida!!!!!”
        ciao e fatti un buon sonnellino ristoratore magari a Zola Predosa….
        vb

      • palermo says:

        E I corrotti dove li butti? Se il sud resta da solo sarà la catastrofe ,in quando i politici mafiosi corrotti prenderanno il sopravvento piu di adesso e sarà un grande disastro per la gende per bene che lavora onestamente .Si perche la colpa di tutto quello che sta succedendo e dei politici che approfittando della mancanza di lavoro negli anni passati e ancora oggi hanno praticato il cliendalismo politico per mantenere i loro privilegi. Naturalmende gran parte della popolazione e colpevole e collusa insieme ai politici corrotti.Mi dispiace ma tutto andrà a pezzi L ITALIA andrà in frantumi , forse sorgeranno tanti piccoli statarelli
        molto vulnerabili (specialmende al sud) che i corrotti politici del sud offriranno a chi li pagherà di piu
        UN SICILIANO

        • FL says:

          caro palermo, ti invito a riflettere sulla tua classica frase meridionale-assistenzialista che raramente sentirai al nord se non pronunciata da qualche terrone di importazione: “approfittando della mancanza di lavoro”. Il lavoro lo crea solo il popolo rimboccandosi le maniche, non la MAMMA STATO.

      • Francesco says:

        francamente a un vero indipendentista del nord non può fregare di meno se, in caso di separazione, l’economia del sud migliorerà, peggiorerà, se venderanno tutto ai cinesi o alla chiesa; interessa che il nord sopravviva. Punto. Il resto sono fatti loro. Pagliarini cosa blateri?

    • Daniele Roscia says:

      Il solito meridionalista piagnoso, che affibbia l’arretratezza del sud con lo sfruttamento nordista. Se così fosse, perché non siete voi a chiedere la secessione dal nord? Evidentemente non e’ così, prima di chiedere a Carlo Lottieri di informarsi, dovresti leggerti il libro di Luca Ricolfi, il Sacco del Nord, fare qualche riflessione, e convincerti che coloro che la pensano come te sono i veri nemici dei meridionali.

    • Pavarutti says:

      Certo come no, nella piccola e media impresa lombarda son tutti meridionali! ahahahah il 70% della merce prodotta al nord italia viene comprata al sud? hahahahahaha Mi cita la fonte?

    • Albert says:

      Ecco l’ennesimo terun che tira il sasso e poi sparisce (cuor di leone).
      P.s
      La manodopera per il boom del nord est era composta da veneti (friulani e trentini) e non da meridionali.
      Nel nord ovest si, ma oltre a portare lavoro una minoranza ha pure portato la mafia e co. , e poi molti abitano e vivono nel nord italia, quindi pagano tasse e hanno il diritto anche loro ad un futuro migliore…..cos’è io che sono figlio di un calabrese e una veneta dovrei essere contro l’indipendenza? ma neanche per sogno magari! con tutto il rispetto per il sud…e per chi crede ancora all’Italia.

      • Francesco says:

        Albert apprezzo la tua posizione, ma pochissimi figli di meridionali che vivono a nord votavano la lega dei bei tempi e ancora meno sono indipendentisti oggi.

  23. Alberto Pento says:

    Buona Pasqua!

    Ma Bossi e Rosy Mauro non si dimettono dal parlamento italiano come ha fatto il presidente tedesco per delle accuse molto meno gravi e infamanti?

  24. Paolo L. Bernardini says:

    Grazie Carlo. Buona Pasqua dal Kazakhstan, qui l’indipendenza la hanno ottenuta per collasso interno dell’URSS. Succedera’ anche in Italia, un giorno. Ma meglio accelerare il processo con i referendum. Life is short.

    • mario says:

      ALLORA SIAMO D’ACCORDO?

      Nessuno si presenta al voto politico e si cerca di convincere a non andare a votare.

      Accada quel che accada

      Questo è un contratto. Il resto è chiacchiera.

    • Francesco says:

      Giustissimo. Bisogna boicottare le elezioni itaglione: perchè andare a votare per gente che non rappresenta le istanze indipendentiste? Forza, bisogna iniziare con la propaganda, manifestazioni ad alto effetto mediatico, inviti all’astensione e contemporanee manifestazioni di forte presa popolare, magari il giorno delle elezioni… che so… organizzare una simbolica “consegna del tricolore” in ogni provincia del nord, raccogliendo in apposite casse da morto il più bandiere itaglione possibili, da spedire a roma con dicitura SOLO ANDATA! O comunque cose simili, per far parlare del sentimento indipendentista sempre più forte, suscitare la curiosità dei media, conquistare consensi popolari, spargere il verbo della libertà.

Leave a Comment