Dopo il referendum l’Italia vuol bloccare i prodotti delle banche svizzere

 di GIORGIO CALABRESI

Il governo italiano potrebbe impedire alle banche svizzere di vendere prodotti finanziari ai cittadini italiani in reazione all’esito del referendum sull’immigrazione, che ha posto un tetto all’ingresso di lavoratori stranieri nella confederazione. Lo ha affermato in conferenza stampa Jacques de Watteville, segretario di Stato svizzero per le questioni finanziarie internazionali. “Dobbiamo trovare una soluzione che consenta di superare questo ostacolo”, ha dichiarato de Watteville.

“Il sostegno che potevamo attenderci da certi paesi non e’ piu’ scontato”, ha dichiarato de Watteville a margine del rapporto 2014 sulle questioni finanziarie e fiscali internazionali, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa svizzera Ats. “La settimana scorsa sono stato a Roma e mi e’ stato chiaramente detto che non puo’ esservi accesso ai mercati finanziari europei senza la libera della circolazione delle persone”, ha dichiarato ancora all’Ats il funzionario del governo di Berna, secondo il quale Roma imporra’ il blocco se non verra’ assicurato ai lavoratori italiani il libero ingresso nel territorio elvetico. La riforma sul mercato dei prodotti finanziari concordata dall’Unione Europea il mese scorso prevede infatti che ogni singolo stato regoli in autonomia l’accesso al mercato retail da parte dei paesi non membri. I prodotti finanziari venduti dalle banche svizzere sul mercato europeo sono rivolti principalmente a una clientela facoltosa e consistono pertanto soprattutto in titoli strutturati e ‘mutual fund’, piuttosto che in servizi rivolti a una platea piu’ vasta come i mutui immobiliari.

 Fonti del ministero dell’economia fanno sapere che il negoziato con la Svizzera “procede” e che comunque per il dicastero “il punto di riferimento sono i contenuti del trattato europeo”. Nei trattati europei e’ prevista la liberta’ di circolazione dei capitali e anche la liberta’ di circolazione delle persone. Quindi non si tratta di alcuna forma di ritorsione ma di una valutazione nell’ambito piu’ complessivo dell’applicazione dei trattati.

Esploso il caso, l’Italia non ha nemmeno il coraggio di ammettere la ragione delle proprie mosse. Dice infatti il ministro dell’Economia Maurizio Saccomanni: l’ipotesi che l’Italia blocchi la vendita di prodotti finanziari svizzeri in Italia non e’ legata al risultato del referedum sulle quote per i lavoratori immigrati. “La Svizzera non poteva neanche prima – ha spiegato – perche’ e’ un paese che non fa parte dell’Ue ed e’ un paese che per motivi previsti dalle leggi vigenti in Italia fa parte della lista nera”. Le ragioni sono due, ha ricordato: “perche’ ancora non garantisce un sistema automatico di scambio di informazioni e perche’ ha una legislazione fiscale molto piu’ vantaggiosa”.  Non potevano venderli nemmeno prima, ma chissà perché l’Italia si sveglia adesso… In ogni caso, ha aggiunto, del referendum bisogna tenere conto “nello svolgimento dei negoziati che continuano e sono abbastanza franchi e aperti ma concentrati, anche per scelta nostra, sullo scambio di informazioni”. 

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2 Comments

  1. Amedeo says:

    Fra poco, i terroni vanno a comandare anche in Svizzera, speriamo che non si facciano pestare i piedi come padani.

  2. Alcalde. says:

    Adesso bacchettiamo gli svizzeri quando per anni abbiamo permesso esportazioni di capitale da parte di evasori impuniti.
    Bastava fare un accordo come la Germania o gli Usa per regolamentare e trarre vantaggi.
    Questi politicanti credono nel mondo di internet e web di bloccare i prodotti finanziari svizzeri
    Poveri illusi e ipocriti
    Se loro non vogliono la feccia che si riversa dalle Alpi non possiamo biasimarli.
    Alcalde

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