Dopo il fascismo, il comunismo e lo statalismo. Dopo 70 anni non ce la raccontano giusta

italiacomunistadi RODOLFO PIVA

Puntualmente, ogni anno, all’approssimarsi del 25 aprile scatta la preparazione alla celebrazione di quella che la sinistra itagliona definisce: “Giornata della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo”. Alla TV e radio statali, a cui si accodano anche altre reti di informazione private è un imperversare di film, fiction, interviste ad “esperti” di quel periodo che raccontano la “Resistenza” come lotta di un popolo contro l’oppressore e la tirannide che ha scritto pagine di gloria a memoria dei posteri.

Tutto è pervaso da una ipocrisia e una voluta acriticità che rendono questa ricorrenza ammantata da una greve atmosfera di squallida menzogna.

Chi è indipendentista nel cuore e nell’anima, chi crede nel diritto all’autodeterminazione dei popoli non può che essere acerrimo nemico dell’ideologia nazionalsocialista, fascista e comunista che sono l’antitesi di questo diritto.

Ritornando alla celebrazione del 25 aprile è doveroso ricordare alcuni punti fondamentali della storia del popolastro italiota, inteso come sommatoria di popoli forzatamente costretti a diventare italiani con le guerre che portarono all’unità dello stato italiota.

·         Fino all’8 settembre 1943 la popolazione italiana seguiva le indicazioni del partito unico fascista in modo attivo, forse una minoranza, ed in modo passivo la maggioranza. Coloro che si opposero al fascismo, all’inizio della sua presa del potere, si contarono sulle dita di una mano e non è che la loro carcerazione e persecuzione scatenò manifestazioni di piazza in loro favore. Anzi un bel numero di coloro che primeggiarono nelle file del PCI, alla fine della guerra, durante il ventennio hanno indossato la camicia nera per poi convertirsi, rapidamente, alla bandiera rossa.

·         Il 18 settembre 1938 vennero promulgate, dal regime fascista, le leggi razziali. Il popolastro itagliota le inghiottì tranquillamente e non risulta che ci siano state sollevazioni popolari contro questo crimine di stato. I vagoni piombati con dentro i cittadini ebrei prendevano la strada dei campi di concentramento, dopo essere stati riempiti dai soldati tedeschi alacremente aiutati dai fascisti italiani, e passavano sotto gli occhi del popolastro itagliota che, forse, era un po’ distratto.

·         Dopo l’8 settembre 1943 il paese  si trovò diviso in due: al nord i fascisti della Repubblica Sociale, al sud gli alleati che avanzavano lungo la penisola, verso nord. Fu grosso modo dopo l’8 settembre che iniziarono a costituirsi le prime formazioni partigiane costituite da ex militari del regio esercito, da renitenti alla leva promossa dalla Repubblica Sociale e da persone, che fino a quel momento avevano sonnecchiato, come gli aderenti al Partito Comunista Italiano, cattolici, liberali ecc.. I membri del PCI costituirono le Brigate Garibaldi, che erano numericamente superiori alle altre formazioni partigiane e che si macchiarono di crimini analoghi a quelli commessi da nazi-fascisti ben documentati nei libri del giornalista Gianpaolo Pansa che è si uomo di sinistra ma è persona seria, equilibrata che si è rifiutata di portare il cervello all’ammasso come la stragrande maggioranza dei comunisti nostrani.

·         La squallida menzogna che viene ripetuta, ogni anno dal 1945 ad oggi, è che: “i partigiani lottarono contro i nazi-fascisti per la democrazia e la libertà”. La verità è che i partigiani comunisti parteciparono alla Resistenza con l’obiettivo di instaurare in Italia un regime di tipo stalinista che di democratico non aveva nulla. Le cose non andarono come da loro sperato e tale fu il loro livore che compirono atti criminali, con violenze ed uccisioni di persone di diverso orientamento politico, fino al 1948; ben oltre la fine della guerra.

·         Una cosa è assodata, ma i festeggiatori resistenziali non lo hanno ancora compreso, la “liberazione “del territorio dello stato italiano avvenne non per opera dei partigiani ma ad opera delle truppe alleate: americani, inglesi, francesi, neozelandesi, australiani, polacchi, ebrei ecc. che lasciaroNO sul terreno dai 300.000 ai 350.000 caduti. I partigiani “calarono dalle montagne”, come recita la retorica resistenziale, a cose ormai spianate dagli alleati e quando fascisti e tedeschi erano in fuga per salvare la pelle.

·         Come da copione consolidato, anche quest’anno sarà celebrato il ricordo delle stragi compiute dall’esercito tedesco, spesso con la collaborazione di formazioni militari della Repubblica Sociale, mentre della sequenza di omicidi perpetrati, a guerra terminata, dagli “eroici” partigiani rossi nessuno si ricorderà. L’importante per i sinistroidi italioti è continuare a proporre una storia passata acritica ed infarcita di menzogne.

Tra le stragi compiute dai nazi-fascisti che sarà ricordato è l’eccidio di Marzabotto (29 settembre – 5 ottobre 1944), nell’appennino bolognese, dove, per rappresaglia ad attacchi dei partigiani, vennero trucidate circa 1000 persone inermi: donne, vecchi e bambini. Questo eccidio dovrebbe essere ricordato insieme a tutti gli altri commessi non esclusivamente dai nazi-fascisti perché i “compagni partigiani” delle brigate Garibaldi non furono da meno: basta ricordare l’eccidio di Porzus, nel febbraio del 1945, dove partigiani non comunisti della formazione Osoppo furono trucidati dai prodi partigiani comunisti.

E’ veramente triste constatare come ai cittadini dello stato italiano sia stata insegnata una storia di questo paese che ha le radici nella menzogna e nella falsificazione delle verità storiche e ciò a partire dall’unità d’Italia. Se oggi chiedi a qualcuno cosa significa Marzabotto è probabile, ma non è sicuro, che ti dirà cosa è accaduto ma se gli chiedi cosa significano per lui: Pontelandolfo, Casalduni, Fenestrelle, la risposta sarà che non significano, per lui, un bel nulla. Tutto ciò perché gli arrapati sventolatori di tricolori italioti non hanno ritenuto importante informare le generazioni di studenti di come venne realizzata l’unità d’italia e quali e quanti crimini furono commessi. Visto che ho citato tre nomi di località dello stato italiano, sinteticamente riporto il loro significato.

 

·         Fenestrelle: il primo campo di concentramento e di sterminio nel territorio dello stato italiano, antesignano dei campi di concentramento della seconda guerra mondiale, fu il Forte di Fenestrelle, in Piemonte, dove furono internati e fatti morire di stenti ciRca 25000 soldati dell’esercito borbonico;

·         dal 1860 al 1870 venne messa in atto, da parte dell’esercito italo piemontese, una feroce repressione nel mezzogiorno della penisola per stroncare la ribellione popolare verso una occupazione non voluta con migliaia di morti e con sistemi di sterminio: vedi Pontelandolfo, Casalduni ecc. a confronto dei quali i soldati tedeschi, a Marzabotto,  possono essere considerati dei dilettanti.

 

 

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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    Lo ho notato anch’io, ormai fanno proprio e davvero schifo.
    Bacio le mani, rosse…

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