DOPO IL DOSSIER ALLA PUMMAROLA, OGGI ROUND BOSSI-MARONI

di GIANMARCO LUCCHI

Nella Lega Nord scoppia la ‘guerra dei dossier’. L’ex tesoriere Francesco Belsito avrebbe messo in atto una «attività di spionaggio» per «screditare» Roberto Maroni. L’ex ministro conferma l’esistenza del dossier («io l’ho visto», ammette), sottolinea di non aver nulla da nascondere (“è ridicolo”) e passa immediatamente al contrattacco con una rivelazione che fa discutere: “Sembra che il dossier sia stato pagato con i soldi della Lega”, ha affermato e poi durissimo: “A questo punto o si cacciano tutti i colpevoli o me ne vado via io”. Che il dossier sia stato pagato dalla Lega appare cosa ormai certa, anche se le indiscrezioni parlano di un investigatore  che sarebbe stato pagato solo 2.500 euro, quindi fatto presumibilmente di poche e improbabili notizie. Una sorta di dossier alla pummarola, che comunque la dice lunga sulla stato dei rapporti all’interno del Carroccio negli ultimi mesi. E oggi è previsto un incontro Bossi-Maroni che promette scintille, se non addirittura la resa dei conti finale.

Intanto, proprio Maroni illustra la proposta leghista di riforma del sistema di finanziamento dei partiti. Invita a fare “un salto qualitativo e culturale” con la rinuncia totale ai finanziamenti. Il triumviro del Carroccio si dice favorevole ad “un modello americano, seppur rivisto”, nel quale “i partiti si devono autofinanziare, reperendo le risorse sul territorio, tra la gente”.

Ma è il caso dei dossier a tener alta la tensione. L’accusa dell’ex responsabile del Viminale è pesantissima e appare rivolta ai ‘nemicì del Cerchio Magico che, però, non cita mai. D’altronde, lo stesso Belsito sottolinea che una certa attività investigativa nei confronti del leader dei Barbari sognanti a gennaio l’aveva avviata per “fare un pò di ricerche su quelli che sostengono di essere trasparenti, puliti e corretti” perchè “presto – minaccia – ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità “. La procura di Milano ha tuttavia lasciato trapelare che allo stato, tra le carte esaminate dagli investigatori che indagano sulle distrazioni dei fondi della Lega, non risulta alcun presunto dossier di Belsito. Tra gli spiati – si vocifera in ambienti del Carroccio – ci sarebbero anche i deputati Pini, Fava e Ranieri, tutti maroniani.

Le indagini non sembrano comunque scalfire la sicurezza di Maroni. “È incredibile che l’ex ministro dell’Interno sia stato oggetto di attività di dossieraggio – ha affermato il triumviro lumbard -. Il dossier contiene cose inventate e inverosimili. Si è scoperto che avevo una grande barca a Portorose, in Slovenia; invece era Portorosa di fronte alle Eolie, dove qualche anno fa avevo una piccola barca. Sono stato accusato io di fare dossier e complotti ma invece emerge che è il contrario”, conclude. L’ex titolare del Viminale evita di rispondere a chi gli chiede se Umberto Bossi fosse stato a conoscenza del dossier; Belsito ha rivelato invece che con il Capo aveva parlato: “Gli ho detto che mi sentivo accerchiato e che stavo cercando di capire alcune cose su Maroni. Se mi ha scoraggiato? In realtà non mi ha detto niente”.

Il caso dossier non fa comunque che esacerbare il clima all’interno del Carroccio. Intanto, Rosy Mauro conferma che non farà alcun passo inidetro, non si dimetterà da vicepresidente del Senato. Il senatore ed ex vice-capogruppo Lorenzo Bodega ha invece confermato le sue dimissioni dal gruppo leghista al Senato in polemica con la decisione di espellere proprio Rosy Mauro. Maroni ha sorvolato sula domanda dei cronisti sulla decisione del senatore Bodega, senza per altro resistere alla tentazione di ironizzare: “Le dimissioni di Bodega? Bodega, Bodega… Boh” ha scherzato fingendo di non ricordare il nome del senatore. Comunque, nonostante le tensioni presenti nel gruppo al Senato, non sembra vi siano altri bossiani pronti a seguire Bodega e la Mauro

Sullo sfondo resta il congresso federale di fine giugno e l’aria che spira assomiglia sempre più a un regolamento di conti.

ROSI MAURO: LO SCANDALO NASCE DALLA GUERRA DI SUCCESSIONE

Lo scandalo che ha travolto il Carroccio e portato alla sua espulsione dal partito «nasce dalla volontà di una spaccatura, da correnti che si sono create nel movimento». In altre parole, «è frutto di lotte interne». Per Rosi Mauro «tutto nasce da una guerra in atto all’interno della Lega, nel movimento -dice intervenendo nello studio di ‘Matrix’- non più tutti la pensano nello stesso modo, non tutti sono barbari sognanti», accusa richiamando l’ala ‘maronianà del partito. «Tutto è costruito -dice a più riprese Mauro- nella Lega è incominciata la guerra di successione». Ma non è detto che il suo ‘nemicò storico, Roberto Maroni, l’avrà vinta. «Non do per scontata la fine di questa storia -sottolinea- bisogna vedere quel che accadrà al congresso federale. I militanti ragionano con la loro testa e molti sono delusi da quel che è successo».

«Non mi aspettavo finisse così, io non ho mai incitato nessuno dal palco come ha fatto qualche altro collega di partito». Ha detto ancora la Mauro che non ha nominato Roberto Maroni (‘il nome non lo riesco a pronunciare’) «ma io non mi sono mai permessa di fare quello che ha fatto lui. Questo glielo ho detto in faccia dicendo che aveva sbagliato». Intervenendo alla puntata di Matrix in onda questa sera il vice presidente del Senato ricorda ad esempio «che nel ’95 Maroni prese l’aspettativa perchè non condivideva la linea della Lega in quel momento. Ed io non mi sono mai permessa di incitare nessuno contro di lui».

Il passo indietro «non l’ho fatto e non lo farò». Rosi Mauro fuga ogni dubbio su eventuali dimissioni dalla vicepresidenza del Senato. Quel no ad un passo indietro le è costata l’espulsione dal Carroccio. «Ma in quella Lega – ha detto ancora a Matrix – retta da quel triumvirato, fatta eccezione per alcune persone, non mi riconoscevo più». E l’allontanamento dal movimento è tanto più convinto «di fronte a quello che hanno fatto a Bossi, ai suoi figli e alla sua famiglia tutta». E non esclude di continuare a fare politica, magari avvicinandosi al movimento Cinque Stelle.

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4 Comments

  1. Miki says:

    Sono curioso di vedere il dossier… I barbari sognatori inmcominciano a tremare…. Potrebbero saltare pezzi grossi…. Tosi?

  2. berg says:

    Quel giorno che si scoprirà che anche Maroni e/o i suoi sostenitori hanno commesso atti illeciti, o in ogni caso cose torbide, pagheranno anche loro come è giusto che sia.
    Fino ad ora queste cose riguardano invece la stessa Mauro e altri esponenti del cerchio, con Bossi & the Family a fare la parte del leone.
    Purtroppo su una cosa devo darle ragione, l’esito del congresso federale è tutt’altro che scontato a favore dei maroniani. Lo sanno tutti che ci sono ancora troppi militanti (tra quelli che non hanno mai contato e/o ricevuto niente) che in totale coglionaggine sostengono e sosterranno sempre il “capo”, anche di fronte all’evidenza più palese. Piuttosto che accettare la verità ed indignarsi credono alla teoria del complotto, sembra uno scherzo ma è la verità.

    • Ferruccio says:

      Maroni ed i suoi Barbari Rampicanti non commettono atti illeciti…….Solo atti IMPURI

      Nella mia regione i Barbari Rampicanti E SOLO LORO hanno avuto decine di incarichi in aziente pubbliche e parabubbliche e su 13 portaborse per 2 consiglieri regionali 12 sono Barbari Rampicanti il tredicesimo è un ex UDC

  3. grego says:

    ma la Mauro ancora parla? cacci fuori i diamanti e si dimetta, ora, subito!

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