Dopo Bobo. Nervi tesi in Lega. A chi resta il cerino in mano?

salviniIl passo indietro di Roberto Maroni continua a far fibrillare il centrodestra. E’ la candidatura di Attilio Fontana al posto di ‘Bobo’ il vero nodo, l’arma a doppio taglio, che nasconde più di un insidia, per Matteo Salvini e la sua leadership. Nel partito sarebbe scattato l’allarme rosso. Non sono pochi, infatti, i parlamentari che considerano debole la carta Fontana e temono che possa rivelarsi una vera e propria disfatta in una roccaforte padana come la Lombardia. Questo rischio non sembra preoccupare i vertici di via Bellerio sempre più sospettosi che la mossa di ‘Bobo’ sia frutto di una precisa strategia imbastita da Silvio Berlusconi per isolare Salvini all’interno del Carroccio e depotenziarlo a favore di Forza italia. Fatto sta, raccontano, che il leader leghista sia determinato a non mollare su Fontana, anche se questo significherà cedera un pacchetto consistente di collegi maggioritari a Fi come ‘compensazione’. E di fronte alle insistenze di Salvini, Forza Italia è pronta a resistere, puntando sull’azzurra Maria Stella Gelmini. Domani il Cav sarà a Roma e vedrà i suoi fedelissimi (a cominciare da Niccolò Ghedini e Gianni Letta) per provare a sbrogliare la matassa, perchè dal rebus Lombardia dipende anche l’esito della partita nel Lazio, dove la candidatura di Maurizio Gasparri resta in stallo. Dalle parti di Arcore fanno sapere che il presidente di Fi non ha ancora sciolto la riserva su Fontana e attende i sondaggi di Euromedia research sull’appeal dell’ex sindaco di Varese e della Gelmini. In realtà, raccontano, l’ex premier non avrebbe nessun intenzione di forzare la mano e accetterebbe la candidatura di Fontana senza porre alcun veto. “Un modo per far cuocere Salvini nel suo brodo, che resterebbe col cerino in mano intestandosi un’eventuale sconfitta della Lega”, dice a mezza bocca un salviniano doc.

I fedelissimi di Maroni, intanto, non stanno a guardare. Una volta si chiamavano ‘barbari sognanti’. Ora sono stati ribattezzati gli ‘autonomisti’ del Carroccio e sono pronti a uscire allo scoperto in contrapposizione alla Lega nazionalista-lepeniana di Salvini ufficializzando una corrente interna d’intesa con Umberto Bossi, quella più moderata e conciliante del Carroccio, capace di dialogare, anche in Parlamento, con vero piglio da ‘forza responsabile’, in stretto contatto con Fi. Messo da parte il braccialetto di gomma bianco con la scritta ‘barbari sognanti’ a fianco del ‘sole delle Alpi’, i parlamentari che fanno capo all’ex ministro dell’Interno ora si preparano a far sentire la loro voce: da Gianluca Pini a Gianni Fava e Giacomo Stucchi. Per loro Maroni resta il jolly da giocare a palazzo Chigi in caso di impasse, anche se il diretto interessato smentisce ogni sua velleità: ”Ribadisco quello che ho detto ieri: ho deciso di non ricandidarmi ma non ho chiesto nulla non mi candido a nulla se non a una nuova vita”. Anche Salvini ribadisce la sua linea e invita Maroni a non candidarsi a nulla: ”Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto di più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro”. I nervi restano tesi all’interno della Lega, dove resa sullo sfondo la battaglia per la leadership. Nessuno fa i conti, infatti, con Luca Zaia. Il governatore del Veneto non ha detto una parola sul nodo Lombardia e continua mantenere un profilo basso in attesa degli ultimi sviluppi della vicenda. E qualcuno ricorda che, in tempi non sospetti, il Cav fece il nome proprio del governatore veneto come uno dei possibili leader del centrodestra.

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3 Comments

  1. guglielmo says:

    Come sempre il cerino in mano ed in C..O rimarrà a quelli che bonariamente ci credono

    Siamo tornati agli anni 90…….. patto del CAMPER fra Craxi e Forlani

    Il craxiano Berluskaiser ed il democristiano Boby Taroni

  2. mumble says:

    Corto Maltese dice in una sua avventura: Le lontananze di ieri sono le vicinanze di oggi…. (Bossi e Maroni).
    Al di là dei retroscena che non sappiamo, poiché li conoscono solo i diretti interessati, stiamo ai fatti oggettivi: la mossa di Maroni isola Salvini sia nella Lega sia nel CDX.
    Praticamente, tra i big della Lega, solo Giorgetti è rimasto nella trincea col Capitano: fino a quando?
    Certamente Bossi e Maroni si sono riavvicinati: si tratta di due gattoni, politicamente parlando, che si papperanno Salvini e i suoi giovani amici in un sol boccone.
    A noi non resta che accomodarci con pop corn e birra e goderci il tramonto della Lega Italiota.
    P.S. se il CDX vuole tenere la Lombardia è meglio che abbandoni subito l’idea Fontana….

  3. Riccardo Pozzi says:

    Probabilmente a noi.

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