Pietre tombali / Dopo 30 anni di Nordismo, cosa farà la Lombardia da grande?

di SERGIO BIANCHINIregioni nord – Sto ripensando alla storia dell’esperienza trentennale del “nordismo”.

Quando nel 2012 Giorgetti disse che non voleva fare il bilancio dei suoi 10 anni di regno restai allibito. Un bilancio era doverosissimo.

Ecco, la riflessione sulla propria storia è proprio ciò che manca ai nordici e soprattutto ai lumbard.Che contrariamente allo stereotipo delle persone fredde sono molto focosi o meglio tendono al bauscismo cioè all’alternanza tra scoppi di collera e perbenismo perfino eccessivo con cambiamenti repentini, inspiegabili e inspiegati di obiettivi, alleanze, parole d’ordine.

Si potrebbe fare una riflessione sulla storia del nordismo cercando e narrando tutti gli avvenimenti, le liti, le divergenze, le scissioni, le espulsioni, le pacificazioni.

Infinite storie che comunque a posteriori sarebbe bene ricordare anche per la dignità di coloro che le vissero con passione sincerità e sacrificio. E che hanno amato, odiato , gioito e sofferto magari senza nemmeno capire il perché e senza nemmeno capire se stessi.

Tra l’altro molti luoghi comuni su chi comandava e comanda davvero nella Lega dovrebbero essere rivisitati. Comandava davvero Bossi anche prima della malattia? E dopo?

Quanto contava davvero il cosiddetto cerchio magico? Certo Bossi era brandito come leader maximo e fatto circolare nei media, anche per le sue indubbie capacità comunicative, come una bandiera unificatrice di un movimento sempre pieno di contrasti  non elaborati e meditati e quindi ridotti a reverenze e scontri personali.

Forse Bossi era in fondo un libero battitore, riverito fin troppo in pubblico dai colonnelli perché ritenuto portatore di voti, ma in fondo lontano e sovrapposto ad una struttura organizzativa dominata da capi defilati e magari invisibili molto più legati  tra loro che con il capo “sacro”.

Bossi  ebbe mai  un vero staff  legato assiduamente  a se ed a capo di tutta la piramide organizzativa?

Forse  per carattere Bossi  appare  più propenso a interagire con gli sconosciuti che con i vicini verso i quali ha un comportamento guardingo ed a volte scostante. Probabilmente ci fu per anni una strumentalizzazione reciproca tra il grande capo ed i livelli intermedi alimentata dai successi elettorali.

Ma la vita interna dell’organizzazione non era sana, anzi.

Ma con  osservazioni più tranquille si vedono delle vere costanti di potere reale come ad esempio Calderoli e Giorgetti che,  un po’ in ombra, magari volutamente,  hanno davvero formato il nocciolo del nocciolo del potere organizzativo interno alla lega nord, egemonizzata, sempre tumultuosamente, dalla Lega Lombarda.

L’unico punto di bonaccia permanente, come l’occhio del ciclone , è stata la Lega Lombarda.

Ma contemporaneamente dobbiamo fare, con calma e costantemente, una riflessione sulla vicenda politica generale del nordismo. Ad esempio, come è stata, perché è fallita, perché è tramontata silenziosamente la fase secessionista? Era stata pensata davvero come tale o era stata una provocazione propagandistica? O era stata una via di mezzo? E che insegnamenti possiamo trarre da quella esperienza?

La successiva alleanza col berlusconismo,  fallimentare sotto il profilo dei risultati, che insegnamenti ci ha dato?

L’abbandono da parte della lega di ogni velleità federalista e di riforma radicale dello stato italiano, anzi la scelta dell’italianismo antieuropeista, fatta all’improvviso, senza dibattiti  pubblici ne interni ne esterni come si spiega? E sta dando davvero risultati? Potrà dare davvero risultati e quali?

Ma oltre a ciò che è stato fatto bisognerebbe riflettere su ciò che non è stato fatto.

Si è ignorata completamente  la potente spinta federalista dell’Emilia Romagna.

Tutti sanno che Guido Fanti lanciò assieme a Prodi l’idea di una alleanza tra le regioni padane. Da quell’ipotesi, osteggiatissima nel PCI, venne fuori la riforma Prodiana del titolo quinto che approdò faticosamente, nell’indifferenza imbarazzata della lega,nel 2001.

La Lega non solo non appoggiò gli elementi di federalismo dell’Emilia ma non usò le possibilità che la riforma del titolo quinto e delle competenze regionali esclusive  e concorrenti davano.

Le spiegazioni date a questo comportamento sono sempre state nulle o vaghe e non soddisfacenti.

Anche qui si potrebbero trovare molte spiegazioni pettegolistiche ma  sta di fatto che l’asse lombardo veneto, base granitica, dichiarata si e no, del nordismo fin’ora praticato e accettato fideisticamente come la via fondamentale per il federalismo si è rivelato anch’esso impotente. Anzi, quando Zaia disse, nel pieno dispiegarsi del termine MACROREGIONE durante la nuova era Maroni, che non si poteva fare una macroregione con i poteri attuali delle regioni, apparve chiaro che i veneti non volevano e non vogliono la regione lombardo-veneta.

A mio parere anche le foghe indipendentiste del veneto attuale sono più figlie della paura di essere costretti ad una alleanza con la lombardia che ad una volontà vera di indipendenza dallo stato italiano.

Di più: nel nostro nordismo di ogni longitudine e di ogni strato sociale la distinzione tra federalismo e secessionismo non è mai stata fatta e continua a non essere fatta. Ancora oggi in pieno nazionalismo italiano antieuropeista  si fa leva sulla malinconia dei vecchi militanti delusi e frustrati dicendo che il primo articolo dello statuto leghista prevede l’indipendenza.

Dietro le quinte tutti  sanno infiniti drammi e contraddizioni ma pubblicamente vige l’obbligo del trionfalismo acritico. Questo è uno dei difetti del nordico bauscia e impotente. Dire cose trionfalistiche in pubblico e mormorare solo in privato le grandi problematiche e questioni organizzative e politiche di fondo con annesse le costanti delusioni ed amarezze vissute nel corso del processo reale. Ciò impedisce una elaborazione serena e lucida sia dei successi che dei fallimenti e genera quel clima rissoso, o deluso, o falsamente gioioso che spesso vediamo nelle nostre realtà.

Ormai gli ex leghisti sono legioni. Proprio di quelli che parteciparono alla costruzione della formazione politica leghista. La Lega come uno spastico procede a strappi. Con movimenti improvvisi e dolorosi. Sostenuti  da una base rocciosa ma decrescente che , ritenendo necessaria una guida decisa e compatta per il grande obiettivo, accetta per ora qualunque spiegazione data o non data.  Un dibattito aperto, onesto, franco, sia sul passato che sul presente non c’è e invece dovrebbe far parte della normale vita politica di ogni formazione sociale.

Anche la lettura trionfalistica dei risultati elettorali della lega è vissuta acriticamente. In realtà la lega al nord è diminuita. Nel Veneto ha preso meno voti che nell’Italia centrale. Ma “Zaia è lega” dicono . No, Zaia nel 2015 ha preso più voti di non leghisti che di leghisti e proprio questo dice che il nordismo è vivo ma sempre di  più bypassa il leghismo.

Meditare. No all’attivismo spasmodico. Il nord potrà operare una nuova sintesi  solo riflettendo davvero SU SE STESSO e sulla propria ormai lunga storia.

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6 Comments

  1. Ric says:

    La storia la fa chi la vive , chi la muove , persino chi la racconta ma , giammai chi la commenta !
    Le dinamiche definite interne , oscure , hanno la medesima logica degli impulsi umani e , come tali catalogati nelle problematiche e nelle contraddizioni individuali e conseguenti socializzazioni da compatibilitá relazionali e sostanziali .
    La vestizione è racconto , storytelling , aspetti che impongono un credo , però difforme dall’intenzionalitá che si vorrebbe assurgere a logica totalizzante ed utile della riflessione ; gli aspetti sono pro domo loro , hanno un interesse primario e core business antitetico all’argomento che trattano come fosse lo scopo primario di ogni loro agire e pensare.
    Tanto per capirci , la titolazione nominale d’iniziativa , anche se nei tanti punti costitutivi di regolamento et affini esplicita riferimenti ontologici ed etici , quali caratteristiche fondanti , nel lato pratico i medesimi rivestono quella marginalitá implicita subordinata in essere alle effettive finalitá , cioè il mero interesse a prescindere .
    Il resto mancia , o meglio manca , è il corollario , l’abbellimento , il marketing comunicazionale , l’appeal .
    MA NON È LA SOSTANZA !
    Così come la finalitá di un racconto è nell’interesse di chi lo scrive , del suo editore , non del piacere ludico del fruitore ; lo può divenire casualmente di riflesso , come utilitá supplementare .
    Quando avviene è per caso , per passione alla vita , per entusiasmo genetico , per tacitare senso di colpa , per esercizio ed abitudine al bene , per filantropia di posizione .
    Tutto il resto è conto da pagare in sospeso , battaglia , lacrime e sangue ;
    solo la lotta conferisce nobiltá e rispetto al lavoro .
    Pensate sia avvenuto tutto questo ?
    Penso invece sia accaduto una mirabile intenzione dell’irrilevanza , una pulsione alla rinealizzazione genetica , ad una profilazione compatibile tra razze dissimili , ghettizzate nelle logiche criminali del senso bislacco e capzioso di unitá d’italia.
    Riconduzione ad un fenomeno che parte umorale per divenire economico quindi politico .
    Figuriamoci se non invogli a pescar nel torbido , se non si inseriscono opportunismi di posizione od occasioni di probabili catarsi per gregari frustrati !
    Certamente ma Il fascino è l’abito di un conclamante successo che portano inconsapevolmente e con charme alcune persone a possedere una grandezza magnetica che coinvolge ed entusiasma .
    Carisma e leadership che inducono alla fede , al credo e, siccome è tanta roba , i flutti dell’umana mediocritá arrivano al cielo insieme alle virtù .
    Il pleonasmo della riflessione è la sublimazione di chi , incapace di proprie personali glorie , siede mollemente sulle gradinate dello stadio a commentare , da fermi , il reale sudore di chi agisce .
    Un calvario !
    Chi agisce ha il fuoco ardente di un esteso sapere , una visione del realizzo concreto possibile basato sulla logica di certezze e di conoscenze .
    La furbizia zingaresca del morte tua vita mea , ha la debolezza e la meschinità che non fa mangiare né prosperare le genti , perciò muove nient’altro che l’ingordigia delle loro pance , ma non determina alcunché , tantomeno conferimento di valore alla vita degna di essere vissuta .
    Ecco perché c’è tanto di oscuro nel tentativo di vestizione del nulla , perché nulla rappresenta , purtroppo , ciò che non succede , assieme al nulla che non è avvenuto per merito o colpa di signori nessuno.
    Amen.

  2. Rodolfo Piva says:

    Caro Segfio Bianchini. Grazie per i contenuti che condivido in pieno. Contenuti piuttosto amari perchè è l’amarezza che affliggi tanti di coloro che hanno sognato un futuro diverso e sono quelle legioni di ex leghisti che hanno fatto un passo indietro e stanno alla finestra a guardare non riuscendo a comprendere cosa sta succedendo. Purtroppo molti di coloro hanno seguito il verbo bossiano non hanno dedicato tempo a studiare ed approfondire quelle tematiche che danno idee chiare e solidi e duraturi propositi. E pensare, tanto per citare una persona che stimo tanto e purtroppo scomparsa, che Gilberto Oneto, per anni ,ha fornito mirabili “iniezioni di conoscenza” che forse pochi hanno studiato e metabolizzato.

    • Gianluca P. says:

      Oneto aveva battuto spesso sul concetto di Nazione (lingua, comunità, valori) e sul concetto di Padania come entità che sarebbe servità a scardinare la dittatura centralista. Scardinare, rispettando le varie identità all’intero della ‘federazione-Padania’. Raggiungere l’obiettivo e poi ognuno sarebbe andato per la sua strada. Qui al nord, molti movimenti indipendentisti, non sono riusciti a capire il significato da dare alla cosa. Latravano nel buio dei loro neuroni sfibrati. Oneto, riposa in pace.

  3. Riccardo Pozzi says:

    La risposta non risiede nella cronaca e nell’attualità ma nella storia.
    Mi permetto di suggerire a tutti gli amici il seguente libro, dove la risposta
    alle domande di Bianchini è chiarissima: “I lombardi che fecero l’impresa” di Elena Percivaldi.

  4. lombardi-cerri says:

    Riflettendo ! Dice l’esimio Bianchini. Ma bisogna essere capaci di riflettere, grazie a natura personale, studi e esperienza di vita. Chi governa la Lega oggi che cosa ha combinato nella vita sino alla sua scalata politica?

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