Donna lombarda, addio o arrivederci?

famiglie vulnerabili

di SERGIO BIANCHINI – Efficiente, diligente, rapida, sbrigativa. Infaticabile. Memoria implacabile. Severa ma più con se stessa che con gli altri, Rispettatissima e stimatissima. In famiglia la vera organizzatrice e responsabile educativa e finanziaria. Ma anche fuori, in qualunque posto di lavoro la donna lombarda eccelle, senza fronzoli ma sempre presente, rapida ed efficace verso l’obiettivo.

Porta da secoli con disinvoltura quello che il pensiero moderno dominante definisce un giogo e cioè l’accettazione non polemica delle necessità inesorabili della vita familiare e sociale.

Necessità a cui l’uomo e la donna si sottomettevano in modo diverso, complementare.

Se è bella non esagera nell’uso delle armi “bioniche” e quando lo fa il risultato è stridente.  Tiene, di solito, un profilo non troppo alto e folgorante anche se conosce tutti i modi e i trucchi che agiscono sull’immagine. Una esondante Valeria Marini o una statuaria Monica Bellucci non potrebbero mai essere donne lombarde che non amano (per ora?) iper nudismi e iper visibilità statuarie.

La sintonia col mondo era ed è fondamentale per la donna lombarda sensibilissima al giudizio “della gente” e delle altre donne.

Anche nella vita parrocchiale delle nostre zone, a differenza di quella politico amministrativa comunale affidata generalmente ai maschi, la donna lombarda ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Il capo supremo è il prete ma lui sa, e tutti possono vedere, che le truppe principali sono le donne.

La sessualità o meglio la libidine era governata generalmente dalla donna con tranquillo distacco.

Se il neonato piange bisogna allattarlo, se l’uomo di casa freme bisogna accontentarlo. La libidine maschile era gestita con questo atteggiamento … maternalistico. Nel vecchio mondo la libidine era stata incatenata con le due catene del matrimonio e della prostituzione. E li viaggiava. Oggi ..?

E il bravo ometto lombardo aveva imparato a stare al gioco a cui partecipava volentieri lavorando senza tregua. Quante volte, osservando le coppie qui al nord, mi sono detto che vedevo un quadro simile a quello dei millenari Maria e Giuseppe: la donna in piena attività creativa e costruttiva, assecondata dall’uomo buono, spontaneamente sottomesso al grandioso e gravoso obiettivo della moglie-madre.

In questo circolo organizzativo sta forse il segreto profondo della mitezza del maschio lombardo e comunque della sua disponibilità anche alla lotta totale solo se si sente spalleggiato dalla super donna.

Ma un giorno non lontano le dissero  …..che stava soffocando la propria di libidine e se stessa.

Quando hanno cominciato a circolare messaggi sulla liberazione della donna dall’oppressione maschile la donna lombarda non capiva. Sentiva perplessa le esclamazioni disperate di una Mia Martini contro gli uomini che non cambiano, o le esortazioni alla “impudicizia” di altre come Loredana Bertè o Gianna Nannini.  Ma le ascoltava e le ascolta con distacco. Non si sentiva, e credo non si senta, proiettata in quelle direzioni. Non si sentiva sottomessa al maschio, perchè non lo era.

 

Si, ammettiamolo, la moda ha inciso ovunque. L’avventurismo sessuale ed emotivo hanno fatto breccia. La triste (ma fasulla) storia di Marinella, un’altra delle a mio parere demoniache canzoni di De Andrè, ha commosso e spinto (assieme a mille altri input convergenti) a desiderare l’avventura amorosa anche là dove sembrava impossibile. Il bisogno di misurarsi con il frutto, prima proibito ed oggi reclamizzato, dell’ estasi  e della seduzione amorosa  liberate dai doveri, dalle responsabilità e dalle paure è diventato potente. La satisfation libera, pronta e total hanno ormai occupato di forza il centro della scena. La grandiosità della donna madre e moglie è stata scalfita, forse spezzata.

Così le relazioni uomo donna si sono complicate e la disfatta della famiglia è grande.

Ma il risultato non è ancora il cambiamento della tavola dei valori e delle priorità, che restano, seppure contortamente, i figli (quando ci sono), il benessere dignitoso, la stima e il rispetto del mondo.

E questa contraddizione tra la natura storica profonda della donna lombarda e la prevalente moda esistenziale genera gravi lacerazioni. La donna lombarda vuole essere in sintonia con l’ambiente circostante, anzi spesso lo considera il punto di partenza e di arrivo del proprio esistere. E proprio ciò le crea molti problemi oggi, dato che il modello femminile promosso dai media è in contrasto con le sue tradizionali abitudini e qualità. Non si capisce più, o non ancora, cosa voglia il “mondo” e quale rapporto ci sia tra il mondo mediatico onnipresente e le relazioni base della vita quotidiana.

La donna stravagante, polemica, sfrontata, iper-reattiva, seduttiva, futile, non abita facilmente nel tabernacolo della donna lombarda. Però c’è entrata. E adesso lì il gelo e l’arsura si alternano.

E l’ometto non sa più cosa fare e ne combina di tutti i colori. Basta guardare i massimi livelli politici degli ultimi 25 anni, Berlusconi, Bossi, Calderoli, Formigoni, Maroni, Salvini, ma anche in basso è il caos.

Entrambi, donna e uomo, stanno cercando. Speriamo si trovi presto un nuovo equilibrio.

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