Don Milani, quando la politica aveva etica. Sabato 17 convegno a Verona

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 “Don Lorenzo Milani , figlio del dottore di chimica Albano Milani Comparetti e di Alice Weiss, triestina di confessione ebraica, nasce a Firenze il 27 maggio 1923. Appartiene ad una ricchissima famiglia che possedeva una tenuta di 25 poderi a Gigliola, nel comune di Montespertoli. Villa a Firenze nel Viale Principe Eugenio, oggi Viale Gramsci, villa al mare a Castiglioncello, due auto, quando in giro per Firenze ve ne erano poche decine, e molta servitù. E’ bisnipote del filosofo Domenico Comparetti (1935-1927) da cui assume il secondo cognome, che fu insegnante nelle Università di Pisa, Firenze e Roma e cultore di ben 19 lingue. Il nonno paterno Luigi Adriano fu il Direttore del Museo Archeologico di Firenze e fondatore del piccolo Museo etrusco di Castiglioncello, eretto non lontano dalla villa di famiglia “Il Ginepro”. Il futuro Don Lorenzo acquisisce la maturità a Milano nel 1941. Dopo una breve esperienza  come pittore, abbandona improvvisamente il suo agiatissimo mondo, si fa cattolico ed entra nel Seminario di Firenze: era il 9 novembre 1943. Viene ordinato Sacerdote il 13 luglio 1947. E’ nominato Cappellano a S. Donato di Calenzano, ove giunge il 9 ottobre 1947. Viene inviato parroco nella sperduta chiesetta di Barbiana il 6 dicembre 1954. 1966, incontra Alessandro Mazzerelli, a cui lascia il suo impianto Profetico, a meno di un anno dalla sua terrena scomparsa. (26 giugno 1967). E’ sepolto in Barbiana con l’abito talare che, nell’esercizio del suo ministero, mai dismise.”

Decalogo di Barbiana

1966, don Lorenzo Milani è a Barbiana, ma segue da vicino  i fatti che accadono intorno alla sue ex parrocchia di Calenzano, ad un passo da Prato ed era  quindi venuto a conoscenza del convegno della “Forza del Popolo”. I ragazzi di Barbiana erano tutti iscritti alla Federazione Giovanile del PSI e alla CISL. All’interno del PSI si riconoscevano nella corrente “autonomista”, che si contrapponeva alla subalternità socialista al PCI e al compromesso storico. Al congresso provinciale della FGSI votarono per Alessandro Mazzerelli che si opponeva al social comunista Valdo Spini.

Giugno 1966: Don Milani cerca telefonicamente il Mazzerelli  nella Federazione del PSI dicendogli: “Sei te quel matto che a Prato ha fatto tutto quel casino ? “ Alla risposta affermativa, gli disse di andarlo a trovare perché aveva urgente bisogno di parlargli.

31 luglio 1966 il colloquio si svolge nella canonica di Barbiana, in gran parte a quattrocchi con il Mazzerelli. Il Profeta gli domanda quali sono gli aspetti critici interni al PSI e comunque alla politica. Ad esempio, alla domanda: “ Che ne pensi delle tangenti ? “  Mazzerelli risponde che i politici gli dicono   “…che gli sono necessarie per finanziare la pubblicità personale delle campagne elettorali”. Ed il priore, vedendo che Mazzerelli prende appunti stenografici, gli dice: “Scrivi ! Divieto della pubblicità personale dei candidati a qualsiasi carica pubblica”. Nasce dalle sue risposte, ai problemi politici che vengono via via posti, l’immortale DECALOGO DI BARBIANA.  Ma il Profeta affronta anche i grandi temi dell’organizzazione politica a livello mondiale, partendo, come esempio, dalla decolonizzazione dell’Algeria. Del comunismo da una definizione chiarissima e profonda “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male…”  Intuisce – profeticamente –  che lo scontro del futuro non sarà fra “destra” e “sinistra”, ma tra il mondialismo delle banche, del mercato e delle multinazionali e i popoli che rivendicano i loro diritti e la loro identità, da qui  la stupenda Profezia dei “Ventimila Sammarini”. Non è tenero, tornando a parlare dell’Italia, nei confronti della democrazia “cristiana” che considerava una strumentalizzazione blasfemica del nome di Nostro Signore. Il Profeta, dopo aver evidenziato la linea rossa dei valori etici che i cattolici per nessuna ragione  debbono tradire, propone a Mazzerelli  un accordo. Mazzerelli non dovrà tradire per nessuna ragione  quanto gli era stato detto e da lui condiviso e Lui farà aderire tutti i ragazzi di Barbiana alla “Forza del Popolo”, come una sorta di testamento politico.

Deceduto il Profeta, a meno di un anno dal 31 luglio, Mazzerelli si renderà conto di dover portare un pesantissimo fardello per mantener fede alla promessa… Ma trova, grazie alla Provvidenza, aiuto e sostegno in Padre Reginaldo Santilli O.P. , direttore del giornale della Curia di Firenze “L’Osservatore Toscano”  e Maestro di Don Milani nel seminario Fiorentino, di Don Luigi Giussani che si recherà nel paesino di origine del Mazzerelli  – Pozzo della Chiana – in provincia di Arezzo, per dargli una mano nella sua durissima testimonianza. Anche Padre David Maria Turoldo si riconobbe nel Decalogo di Barbiana… La battaglia in difesa della memoria del Profeta e del suo grande “Sogno”  è senza soste ed è tutt’ora in corso.

 

Obiettivo del Convegno su Don Milani del 17 dicembre 2017

Il Comitato Nazionale per  Don Lorenzo Milani, organizza, come suo primario compito, eventi per la diffusione delle profezie e del pensiero milaniano, affinché la gente possa conoscere la portata e l’attualità delle stesse, cercando di confutare quelli che sono stati nel corso di questi quasi sessantanni dalla morte i tentativi di strumentalizzare la figura di Don Milani sia nel contesto ecclesiastico sia in quello politico. Nell’evento organizzato a Verona si è voluto poi, tramite la testimonianza del Dott. Alessandro Mazzerelli e dei politici invitati allo stesso, svolgere un breve focus sul Decalogo di Barbiana, ossia  su quei punti che Don Milani aveva valutato come fondamentali per l’impegno in politica del singolo, indipendentemente dall’appartenenza partitica ed ideologica dell’individuo, considerando alcuni come elementi fondanti per il bene comune del popolo e della democrazia italiana. Questo non solo e non tanto come rispetto della legge fine a se stesso ma affinché l’impegno politico fosse indipendente da “poteri forti” che ne avrebbero potuto condizionare il merito, impedendo così, nonostante il dettato costituzionale, che quei principi in esso contenuti non trovassero poi nell’azione Politica la loro piena realizzazione, per lo sviluppo e la crescita della democrazia e del popolo italiano. Il Decalogo di Barbiana risulta poi,  a sessantanni dalla morte del Profeta, ancora di grande attualità per il valore etico e morale che esso esprime, nonostante il contesto politico sia totalmente cambiato dagli anni ’60 ad oggi;  ma quello che non è  cambiato sono i bisogni del singolo e del società italiana: dalla ricerca di una maggiore equità sociale, alla tutela dei meno abbienti e dei disabili, alla lotta contro l’emarginazione di alcuni ambiti della società o di alcuni territori, al valore fondante del lavoro per l’individuo ed alla tutela dello stesso. Per questo ci interessa la testimonianza di chi oggi è impegnato in politica e, indipendentemente dalla propria appartenenza partitica e/o ideologica, si riconosce nei valori etici e morali che il Decalogo di Don Milani rappresenta in modo trasversale.

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One Comment

  1. Giancarlo says:

    Siamo consapevoli che sono decenni che abbiamo fatto il funerale a:

    All’ETICA – alla POLITICA – all’ONESTA’ – alla CORRETTEZZA – al SERVIZIO DISINTERESSTO
    alla COMPETENZA – alla PROFESSIONALITA’ – all’EDUCAZIONE – all’ ALTRUISMO – all’IMPEGNO
    al DURO LAVORO – alla COSTANZA – alla COERENZA – e mi fermo qui perché forse è diventato persino inutile citare certe parole per il significato che hanno e che oggi sono disattese ma moltissimi !!!!
    “Povero” Don Milani se oggi fosse vivo quale delusione e ribrezzo proverebbe a vedere come è stata conciata l’italia da coloro che invece l’avrebbero dovuta esaltare con le qualità delle suddette parole……

    par tera par mar w San Marco sempre !!!!!!!!!!!!

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