Domanda agli ex parlamentari: cosa avete fatto per il Nord? Tutti a posto con la coscienza?

padania inquinata

di GILBERTO ONETO – Alla loro morte i Dogi veneziani veniva-no sottoposti a un processo. Uno speciale gruppo di magistrati, “I Inquisidori del Doxe defunto”, esaminava tutti i loro atti pubblici, verificava le spese e addebitava gli eventuali ammanchi ai loro familiari. Si voleva così controllare che qualche atto meno che commendevole potesse essere sfuggito alle pur ferree norme di control-lo cui era sottoposta la più alta carica dello Stato. Giova infatti ricordare che il Doge non poteva imporre leggi che lo favorissero (sia come persona che come carica), non poteva dimettersi, non poteva concedere udienze private (e anche quelle pubbliche erano sorvegliate), non poteva uscire dal Palazzo se non per occasioni ufficiali, non poteva avere attività commerciali proprie (e doveva interrompere tutte quelle che aveva iniziato prima della sua elezione), non poteva ricevere doni che dai propri familiari, e questi -a loro volta – non ne potevano avere da estranei, non potevano votare, né avere incarichi pubblici, fino alla morte del congiunto.
Quella del Doge era una carica a vita e la verifica del suo operato non poteva avvenire che al suo decesso. La funzione dogale consisteva nel fare il bene della Repubblica e per evitare ogni tentazione era stato inventato un complicato e rigido sistema di controllo dell’elezione e dell’operato.

Tutte le cariche della Repubblica erano degli oneri e degli obblighi, e nessuno poteva acquisirle per ricavarne dei vantaggi, se non di immagine e prestigio. Il sistema politico, amministrativo e giudiziario della Serenissima era una complessa costruzione che derivava da secoli di esperienza e saggezza, e dalla profonda conoscenza delle qualità ma anche delle debolezze degli uomini. A quel patrimonio tradizionale si dovrebbe rifare chiunque voglia costruire uno schema funzionante di rapporti sociali, edificare una struttura istituzionale in grado di agire per il bene diffuso. Noi oggi assistiamo invece a modalità di controllo della gestione della cosa pubblica che sono improntate a lassismo e superficialità. Nell’assegnazione di una carica si esamina (se va bene) il curriculum e la rispettabilità dei candidati, ma non si fa mai un bilancio
del loro operato, quando questo è terminato.
Siamo immersi in una mentalità mediterranea del “chi ha dato, ha dato, eccetera” che contra-sta in maniera drammatica con la saggia solidità veneziana.
La Lega dovrebbe essere anche in questo più veneta che partenopea, e dovrebbe – per dare un concreto segno di cambiamento -sottoporre i suoi rappresentanti a esami preventivi e successivi. Oggi chi compila le liste elettorali è come un commissario tecnico di calcio, non propone decandidati da sottoporre al giudizio degli elettori, ma decide direttamente – in virtù di una legge elettorale sciagurata – chi sarà in campo e chi farà da spettatore. La sola alea è data dagli ospiti della panchina, quelli che saranno o non saranno eletti in base alla fluttuazione percentuale del voto. Chi sceglie, deve farlo sulla base delle impostazioni tattiche del gioco e delle esigenze degli obiettivi: dovrà procurarsi attaccanti, centrocampisti, portieri e difensori di qualità, sulla base delle loro comprovate capacità specifiche, curriculum, esperienza, doti. Ma dovrà anche – sempre per usare l’esempio calcistico – dedicarsi con attenzione a una sorta di “processo del lunedì” per tutti i giocatori che si vuole eventualmente confermare nella squadra per un altro campionato.
Tutti quelli che sono reduci da un mandato parlamentare dovrebbero affrontare “I Inquisidori del Doxe defunto”, felici di poterlo fare da vivi: si controlli il loro stato patrimoniale e, soprattutto, il loro operato in conformità con il riferimento più importante, il primo articolo dello Statuto: «Il Movimento politico denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (..) ha per finalità il conseguimento
dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici».
Cosa hanno fatto passivamente (comportamento, linguaggio, fedeltà) e attivamente (iniziative, elaborazioni, proposte, idee) per l’indipendenza? La prima è condizione indispensabile per
essere valutati, ma è la seconda che fa restare in campo. O dovrebbe.

(da il settimanale Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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2 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    Domanda con una sola risposta:
    li hanno aiutati a svuotare le loro tasche per riempirne delle altre.
    Le altre si sa quali e dove sono.
    Gilberto, per favore: prega per noi.

  2. giancarlo says:

    Ineccepibile persino nei richiami storici.
    Ma come potrebbero i politici italioti, anche quelli del Nord, riformare la costituzione in chiave Veneta?
    Non sia mai. Infatti meno controlli ci sono e meglio è per tutti loro.
    Gilberto Oneto è stato un grande giornalista ma per questo non sarà ricordato come taluni che di grande hanno avuto solo gli appoggi politici specie quelli di sinistra.
    Ma, come riporta questo articolo, è dura a morire la saggezza e la critica ineccepibile di Oneto.
    Questa italia non può che finire male. Salvo non si intervenga subito ed in forma contraria alla riforma testè messa a referendum. Alle Regioni si devono dare più competenze e più responsabilità con l’introduzione di un vero e proprio federalismo non solo fiscale ma anche statutario ed istituzionale.
    Senza questo cambiamento epocale, come Veneto, auspico un’uscita rapida della Regione dall’italia e diventare un vero e proprio stato indipendente e sovrano.
    L’italia ci ha rovinato la vita più e più volte e noi a rimboccarci le maniche ed andare avanti. Adesso basta.
    I Veneti sempre più si convincono che non sono italiani, ma lo sono diventati a forza di imposizioni culturali nefaste e negative e solo ora capiscono a quale genocidio culturale sono stati sottoposti, parlo delle persone mature, mentre i giovani non sanno da dove vengono, chi sono e chi erano i loro avi.
    Le radici non sono acqua e distruggerle come voleva fare lo stato italiano nei confronti dei Veneti è e sarà
    impossibile dato che sempre più nascono movimenti o associazioni il cui unico scopo è quello di far conoscere a tutti i giovani Veneti la loro storia, cultura, lingua, tradizioni, perché un Popolo non può essere cancellato per volontà politica ma solo con un genocidio fisico. L’italia arriverebbe a farlo se i Veneti si ribellassero veramente e concretamente??? Non credo, perché la comunità internazionale si opporrebbe a parole, ma qualche paese sarebbe disposto a difenderci contro l’italia se la demenza politica dovesse avere il sopravvento alla diplomazia e all’intelligenza.
    WSM

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