Ecco il “dizionari lombard”, koiné comune radicata nella tradizione

di MARC TAMBURELL

Dizionari.lombard è un passo importante per la rivitalizzazione linguistica della lingua lombarda, censita dall’UNESCO come lingua in pericolo d’estinzione già dal 1993. Il dizionario è nato come parte integrante del progetto scriver lombard (https://www.facebook.com/scriver.lombard) un’ortografia sviluppata per scrivere in modo parzialmente uniforme tutti i dialetti lombardi. Come ogni lingua “dialettizzata”, e dunque denudata della sua storia sociolinguistica e per anni segregata a lingua principalmente parlata, il lombardo non ha un sistema ortografico standard. Il milanese classico, forse l’unico sistema lombardo con una certa tradizione storica, non si presta a tutte le varianti lombarde. Ha inoltre lo svantaggio di essere stato sviluppato in subordinazione al sistema toscano e non è quindi rispettoso della morfo-fonologia idiosincratica delle varianti lombarde. E’ per questi motivi che è nato il progetto scriver lombard.

Perché un dizionario lombardo? La lessicografia lombarda ha una storia lunga e piuttosto prestigiosa che inizia solo un’anno dopo la nascita del primo dizionario monolingua inglese, ovvero nel 1605 con il Thesaurus proverbiorum (bergamasco) seguito quasi subito dal Varon Milanes (1606), e passa poi per il Vocabolario Bresciano (1759) e i vari dizionari del Melchiori (1817, varianti bresciane), del Monti (1845, varianti comasche), e del Peri (1847, varianti del cremonese), fino al monumentale “Cherubin” in cinque volumi (1839). Alcuni di questi dizionari (soprattutto il Cherubini) hanno dimostrato una coscienza linguistica che andava ben oltre l’atteggiamento “dialettale” e da “dizionario di città” a cui siamo abituati oggi, ma nessuno ha mai guardato alla lingua lombarda nel suo intero. Il Lessico Comparato pubblicato dal Centro Culture Lombarde di Busti Grandi/Busto Arsizio è stato un passo nella direzione giusta, ma fu redatto con una visione ancora “dialettologica” verso la lingua storica della Lombardia. Dizionari.lombard è nato anche per colmare questa lacuna: un dizionario per il lombardo come lingua regionale, seguendo la terminologia “lingua” lombarda nel senso internazionale del termine, come usato da enti di grande spessore quali UNESCO e ISO. Un dizionario che raggruppa le varianti storiche della Lombardia sotto il termine “tetto “ di lingua, e riporta vocaboli comuni a tutta la Lombardia usando un sistema ortografico che permette di rendere in modo parzialmente uniforme tutti i dialetti lombardi.

Perché una koiné ortografica lombarda? I vantaggi di un sistema ortografico koiné sono molti. Per esempio, è simile alle ortografie delle lingue di recente normazione: occitano, catalano, gallese, ladino; è radicato nella tradizione letteraria lombarda più antica, cioè quella medievale di Bonvesin de la Riva e Uguccione da Lodi. Ma il suo punto di forza principale è il suo potenziale per la pianificazione linguistica. Grazie a questa ortografia, una persona che parla un qualsiasi dialetto lombardo ha la possibilità di scrivere un testo comunicativamente importante, di interesse sovra-provinciale, comprensibile a tutti gli altri lombardofoni, e senza dover pensare in un dialetto che non sia il suo. Le esperienze internazionali come quella di catalano, galiziano e gallese ci insegnano che questi sono i passi principali e necessari per la rivitalizzazione linguistica di una lingua regionale formata da varietà locali. In un mondo dove la presenza scritta e quindi anche l’editoria sono alla base della vitalità linguistica, possedere un sistema ortografico sovra-provinciale è indispensabile per crescere come lingua moderna, e per incrementare la funzionalità sociale del lombardo orale e scritto.

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8 Comments

  1. Gian says:

    Ciao Marc, ottimo lavoro come sempre.

  2. Druido Lombardo says:

    Complimenti per un’iniziativa che riguarda la lingua, una delle fondamenta della nostra identità. Grazie

  3. Luke says:

    Non è la prima volta che vedo qualcuno avanzare proposte di koinè, tutti tentativi encomiabili. Senza entrare nel merito della loro validità scientifica, che non sono in grado di giudicare, penso che finché la cosa non avrà il backup della regione o di qualche organo ufficiale, rimangono solo dei bei tentativi.
    Bisogna fare pressione su Maroni, perchè la lingua è fondamentale per l’identità di una comunità. Tiremm innanz!

  4. Luke says:

    Ottima iniziativa. Si legge facilmente e credo che questa ortografia sia facile da ricordare. Premetto che non sono un linguista, ma alcune scelte secondo me andrebbero spiegate: per es., perché la “s” plurale? E qual è il motivo dell’infinito in -ar/-er invece che -à/-è? Almeno a Milano e a Bergamo la “r” non l’ho mai sentita. È una questione etimologica?
    Infine, credo che iniziative di questo tipo debbano essere fatte proprie dalle istituzioni locali, per dargli un’ufficialità. Speremm!!
    Complimenti
    Luca

    • Marc Tamburell says:

      Grazie per il commento. D’accordissimo che le scelte vano motivate. Il dizionario fa parte del progetto “scriver lombard”, e lo sviluppo della koiné (comprese le scelte ortografiche) sono motivate nell’omonimo libro di presentazione scritto da Lissander Brasca e pubblicato da Menaresta. Non credevamo adatto ripetere il tutto nel dizionario. In generale, si sono mantenuti i grafemi che (1) hanno un valore morfologico e (2) hanno un riscontro fonologico in almeno una variante moderna. La -r ha il valore morfologico di “infinito”, ed e’ ancora pronunciata in molti casi come il bresciano e il mantovano. Anche la -s nel plurale maschile dopo -t e -d ha quste caratteristiche: ha il valore morfologico di plurale ed ha un riscontro fonologico in molti casi, per esempio in bergamasco dove la -ts e -ds stiriche si sono fuse e sono pronunciate come “c dolce”.

    • Marc Tamburell says:

      c’è poi una piccola spiegazione ai piede pagina, qui:
      http://dizionarilombard.eu.pn/about.html

  5. Pierluigi says:

    Ottima idea.Da un docente universitario non ci si poteva aspettare che il meglio.Öna lèngua sensa öna grafia istèsa per töcc la sparéss.Ognù dé nóter ‘l parlera a la so manéra, ma almeno ‘n ghé rierà a lèss i sricc de töta la Lombardia.

  6. NicoBS says:

    Grande Marc! Presentate la cosa all’assessore alla cultura in regione, vediamo se la Lega in 25 anni riuscirà a fare qualcosa per la nostra cultura (ne dubito!).

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