Divario uomo-donna? Inizi la politica a fare più asili nido così accesso al lavoro è uguale per tutti

di Elsa Farinelli – C’è una questione che si chiama divario occupazionale tra uomo e donna. Ne è contagiata tutta Europa ma l’Italia è il primo untore. Perché, al di là di proclami e promesse, resta di fatto il Paese dove le politiche di sostegno alla famiglia negano il diritto di accedere senza problemi ai servizi per l’infanzia.In altre parole, non ci sono asili nido. E, se ci sono, costano una fuciliata. Da qui, scrive la Fondazione Openpolis, una scelta quasi obbligata:  “Rispetto agli uomini, sono molte di più le donne che, una volta diventate madri, si trovano a uscire dal mercato del lavoro per occuparsi dei propri figli a tempo pieno”.

“Nonostante la situazione sia migliorata nel corso degli anni, l’Italia è tra i paesi Ue dove la disparità occupazionale tra padri e madri risulta più alto. Mentre gli occupati tra gli uomini con figli sono l’84,4%, tra le donne sono il 56,3%, la quota più bassa tra tutti i paesi europei.

Grecia e Italia hanno il divario occupazionale più ampio tra padre e madre.

In Italia il divario è pari a 28,1 punti percentuali, il più ampio insieme a quello della Grecia.

Ma non è solo una questione di figli. Se ci sono differenze più o meno marcate (Germania 11,1 punti, Regno Unito 9,5, Francia appena 2,3), è tuttavia “interessante osservare come il tasso di occupazione delle donne senza figli nel nostro paese sia inferiore a quello delle donne con figli negli altri principali stati europei”. Come si dice… peggio che andar di notte.

Ma se è noto che “un elemento determinante nell’aggravare la situazione occupazionale delle madri è l’inaccessibilità dei servizi educativi per la prima infanzia. Sia per una carenza di strutture, sia per questioni economiche”, se tutto ciò è noto, perché le politiche di governo non affrontano il divario offrendo i servizi necessari? Non dice la Costituzione che uomo e donna hanno stesse opportunità?

 

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