NON ABBIAMO PIU’ NULLA DA DARE A CESARE: TUTTI A JESOLO

di VITTORE VANTINI*

Sull’attuale governo ne sono state dette di tutte e di più. A parte un’opposizione abbastanza trascurabile, esso gode di una maggioranza rilevante e nessuno si lasci ingannare dalle proteste, dalle minacce formali, dai distinguo e da voci dissonanti con l’attuale politica sia sociale che economica. Recitano una parte ben studiata e in nome delle loro poltrone ci prendono costantemente per i fondelli. Il nostro presidente del consiglio dice ripetutamente che questa sua esperienza sarà soltanto momentanea e che non pensa neppure lontanamente di ricandidarsi, ma comunque mi pare stiano facendo le prove di una grande ammucchiata che, officiante Pierfurby, ci porterà a un vero e proprio regime da parte di quei politici e di quei parassiti che sarebbero i primi a cui tagliare le gambe… delle poltrone.

Finita l’esperienza del presidente Monti, che ci ha messi in riga e opportunamente impoveriti e depressi, ci troveremo di fatto una grande coalizione, che avrà numeri e volontà di mummificare ulteriormente il nostro paese, rendendo sempre più impossibili alternative finalmente utili. Oppure sarà il caos, quale non abbiamo mai visto.

Lavoratori dipendenti, operai, pensionati, artigiani e tutti i piccoli-medi imprenditori vengono costantemente e progressivamente massacrati da una politica e da una pressione fiscale che rende di fatto impossibile sopravvivere, senza mettere in moto delle difese evasive ed elusive dall’abbraccio mortale delle tasse. Gli enti locali sono stati proditoriamente rapinati del proprio gruzzolo, che è poi dei cittadini, cioè nostro. È inutile che ci vengano a fare, Napolitano in testa, tanti bei discorsi. Più volte su questo giornale sono stati effettuati dei calcoli in base ai quali la pressione fiscale onnicomprensiva sfiora ormai l’80% del reddito. Beati coloro che vivevano nell’oscuro medioevo o sotto il giogo romano, quello antico intendo, che pagavano la 10ª, con una pressione fiscale cioè del 10%! E ci si potrebbe anche rassegnare a questo stato di cose in cambio di servizi efficientissimi e di una burocrazia veloce e intelligente. Al contrario noi paghiamo salatissimi dei mediocri servizi, ci sobbarchiamo parcelle mostruose in cambio di quasi nulla.

Accade poi, sotto il ricatto dei fuochi di artificio del fisco, che un numero crescente di persone sensibili e responsabili cerchino nel suicidio il rimedio finale all’angoscia e alla vergogna di non farcela più. Le squadre di azione dello sceriffo di Nottingham vanno all’assalto, incuranti e indifferenti a tutto e a tutti, spogliando in maniera criminale i cittadini, i quali anche per pochi soldi si vedono effettuare pignoramenti e sequestri e distruggere la vita. Ma se queste considerazioni e concetti sono ormai entrati a far parte dell’opinione comune, quello che meraviglia sempre di più è il servilismo dei mezzi di comunicazione di massa, i quali stanno scendendo così in basso nei riguardi dell’etica professionale, da essere diventatioltre che mendaci osservatori, addirittura dei ridicoli lacché. Specialmente le televisioni ormai rispondono più che altro alla vecchia impostazione populista dei panes et circenses, con l’evidente scopo di rendere ancora più stupide e vuote le teste degli italioti, che da parte loro mettono in campo una abissale ignoranza. Un particolare riferimento va fatto alle trasmissioni comico satiriche, le quali, perduto il bersaglio preferito, stanno scendendo di livello e non fanno ridere neppure le menti più rozze e accomodanti. Uno dei tanti esempi ci viene dato dalla mancanza di interrogazioni incalzanti riguardo ai debiti dello Stato e degli enti locali nei confronti di imprenditori che hanno svolto la loro attività e hanno consegnato il lavoro. A parte qualche voce non esistono inchieste al riguardo, efficaci interrogazioni, elenchi di debiti insoddisfatti. Nessun giornalista ha mai affrontato il presidente del consiglio chiedendogli a muso duro spiegazioni in merito e pure il presidente della repubblica, peraltro occupato nel fare il sopra- presidente del consiglio, non si ricorda che quegli imprenditori che falliscono per colpa dello Stato sono anche loro cittadini con la pienezza di tutti i diritti. Come può uno stato inadempiente avere il coraggio di taglieggiare i propri cittadini fino a renderli poveri e nullatenenti, quando è lui per primo a mancare alle più elementari condizioni contrattuali? Perché nessun giornalista si è rivolto a Monti: “Non si vergogna presidente di far fallire imprese creditrici e di indurre cittadini al suicidio? Perché non pagare? Perché prenderci in giro con tante sonnifere parole ? Perché lei parla tanto di sobrietà, ma si comporta come un satrapo?”.

È evidente che in prospettiva si stanno preparando i piani per una dittatura “democratica”, che non lascerà scampo a nessuno. Il momento (e già ci siamo) in cui i media, i politici, la magistratura, la burocrazia in tutte le sue forme prenderanno non solo una forte preminenza ma addirittura il possesso della nazione, mancherà solo l’uomo forte per ricadere in uno dei tanti fascismi, che per alcuni sono l’unica medicina per un popolo imbelle. Ma, poiché i politicanti e i parassiti non sono stupidi, l’uomo forte non lo vedremo, ma giorno dopo giorno ci stringeranno un’ineludibile laccio al collo e ci porranno pesanti ceppi per renderci bersagli immobili e pecore un pò più belanti nell’ambito di una magnifica democrazia.

Non vogliamo e non abbiamo più nulla da dare a Cesare. Prima che sia troppo tardi usciamo allo scoperto e incamminiamoci a ogni costo verso l’indipendenza. Tutti a Jesolo!

*Unione Padana

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11 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    Sì! … a Jesolo,
    si dovrà smettere di avere paura!
    Basta con i suicidi della nostra gente preoccupata di non poter pagare più i propri operai e a non poter onorare i propri impegni perché rinnegati li hanno venduti e sacrificati sull’altare del multiculturalismo.
    Dove abito io, a Marghera, si tiene il mercatino della frutta e verdura ogni martedì e sabato.
    I vigili, solerti, passando chiedono i documenti ai nostri concittadini e, immagino, siano fiscali anche nel controllare l’emissione degli “scontrini”.
    Con il metro misurano se i banchi rispettano l’estensione di suolo pubblico concesso ad ogni commerciante.
    Così passano di banco in banco occhiuti e precisi; solo si distraggono quando il commerciante non è della nostra etnia.
    Se è cinese, o medio-orientale, i controlli non esistono; soprattutto questi ultimi, i Nord africani, non hanno spesso il registratore di cassa e non rilasciano, quindi, nessuno scontrino.
    Quando mai si uccideranno questi per il privilegio di essere italiani!
    Qui non si tratta solo di equità fiscale, qui si vuole cambiare l’etnia e la conduzione economica del Paese passandola in altre mani.
    I nostri governanti, veri Kapò di questo Campo di Sterminio, vogliono cambiare l’etnia ed abbassare le condizioni di vita dei cittadini originari.
    Con la fame e la miseria morale si può continuare a tenere in soggezione questo popolo che ha dato, in altre epoche, il 70% delle opere culturali più insigni al Mondo.

  2. gigi ragagnin says:

    monti sta rastrellando tutto il possibile. poi sarà fallimento.
    è un piano ben congegnato.

  3. luigi bandiera says:

    IL TITOLO MI GARBA DAVVERO..!!!!!

  4. Pietro Caldiera says:

    Scomissiemo da Jesolo! W San Marco!! PS Pizzati vada a Jesolo anca lu.

  5. C. says:

    Effetto Monti ? Cui Prodest ?

    http://www.ilgiornale.it/

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    L’effetto Monti: roghi umani
    Dopo il caso di Bologna, un altro lavoratore si dà fuoco: era senza stipendio da quattro mesi. Ora il Nordest è al tracollo: cresce solo un’impresa su 10
    di Alessandro Sallusti – 30 marzo 2012, 08:14

    Lo chiamano «effetto Monti» per definire una sorta di nuovo miracolo italiano. Che esiste solo nella fantasia di giornali sdraiati a zerbino sul governo dei tecnici.
    Lavoratori strozzati dal fisco

    Anzi. Lo spread risale, la Borsa riscende e purtroppo cresce la disperazione di molta gente. Ieri un altro rogo umano, il secondo in due giorni: un operaio disoccupato si è dato fuoco a Verona. La paura di disturbare il manovratore, tutto preso in banchetti con potenti nostrani e internazionali, rende questi disperati soli anche nella disperazione. Non un membro del governo che se ne faccia carico, neppure qualcuno di destra, centro o sinistra che li strumentalizzi mettendoli sul conto del governo o di chicchessia. Semplicemente non esistono, sfigati fino alla fine come direbbe un noto sottosegretario.

    Molti di questi disoccupati,artigiani e piccoli imprenditori sull’orlo dell’abisso in questi giorni ci stanno scrivendo, chi per sfogarsi e chi per chiedere aiuto. Quando si arriva a confessarsi a un giornale significa che nessuno di chi avrebbe dovuto ha saputo o voluto ascoltarti. E chi, se non la politica, i sindacati, le associazioni di categoria dovrebbero farlo?

    Già, ma la politica ci ha convinto che non è più degna di esistere, i sindacati ci vogliono fare credere che il problema della gente sia l’articolo 18, le associazioni di categoria non hanno il coraggio di portare allo scoperto, se è il caso in piazza, i loro iscritti, cioè quella maggioranza silenziosa che ha sempre mandato avanti il Paese e che adesso non ce la fa più.

    Riforme subito e meno tasse. Questo serve, tanto lo spread, come ormai ampiamente dimostrato, non legge il Corriere della Sera o La Repubblica : va per gli affari suoi e colpisce quando vuole. Corrado Passera ieri ha messo le mani avanti:sarà recessione tutto l’anno.Non è certo colpa sua, ma da un ministro del suo peso non ci si aspetta l’oroscopo, si esigono soluzioni. E forse anche qualche gesto o parola di incoraggiamento, perché la solitudine è davvero una brutta malattia, e pure contagiosa.

  6. liugi says:

    Non avevo mai notato quanto Mario Monti assomigliasse al Cesare dei fumetti di Asterix.

    Detto ciò, non sparate su Monti: il suo governo è una benedizione. E’ il meglio che potevamo aspettarci da questo paese. Ci sta salvando dal fallimento economico dello Stato Italiano. Sapete cosa significherebbe fallire? Significa: niente servizi, niente pensioni, niente risparmi, niente di niente. I suicidi per impossibilità a tirare avanti, invece di essere tristi casi di cronaca, diventerebbero un episodio quotidiano ad ogni angolo di strada. Le espropriazioni di beni le farebbe direttamente la malavita. La gente si lamenterebbe perché non c’è il pane da mangiare, altro che prezzo della benzina. Senza medicine le malattie infettive farebbero migliaia di vittime, altro che ticket sanitari. Intanto i politici sarebbero già scappati in Sudamerica con l’elicottero per sfuggire ai cittadini inferociti. Roba da fare rimpiangere la peggiore “dittatura dei tecnici”.

    Con questo governo si pagano molte tasse ma ci si sente al sicuro dalla catastrofe a breve termine. Ho però il terrore del dopo-Monti. Preghiamo perché ci sia un colpo di spugna che elimini tutta l’attuale casta politica e faccia salire al governo persone competenti, non i soliti populisti che non capiscono niente. Nel 2013, se al Governo ci va il PDL o la Lega, l’italia fallirebbe nel giro di qualche mese. Se ci andassero le Sinistre, non durerebbe molto di più.
    Mi sembra chiaro che dopo le elezioni 2013 vi scriverò dall’estero.

    • stefano says:

      Egregio sig. Luigi, temo che tutti sappiano benissimo cosa significhi fare default. Ovvero fallire.
      Lei probabilmente non si rende conto che non è questione di se, ma di quando. Sicuramente, però, l’Italia fallirà.
      Fallire subito significa salvare qualcosa.
      Fallire dopo significa essere stati espropriati di tutto a favore dei soliti.
      Fallito lo Stato, è vero, non ci sarebbero più la giustizia, gestita in modo impeccabile, né la polizia. La quale ormai serve solo a multare gli onesti che ne accettano il potere, visto che i farabutti se ne fregano.
      La gente andrebbe al supermercato a fare accaparramento, trovandolo vuoto.
      I soldi avrebbero meno valore della carta igienica, la quale almeno ha un’utilità.
      Mi dia retta, cominci da oggi a fare scorte. Fra qualche mese mi ringrazierà.

      P.S.: il governo Monti è solo un escamotage per prendere tempo e permettere alle banche sue amiche di liberarsi di un po’ di zavorra. A spese nostre.

    • sante says:

      se devi “vivere strisciando”,
      alzati in piedi e muori . JMorrison

  7. Max says:

    Confermo pienamente il suo pensiero.
    Conosco molti piccoli imprenditori che stanno lavorando ovviamente con aziende tedesche e fortunatamente non hanno problemi di liquidità. Ora sono rassegnati ad emigrare all’estero entro fine anno,in quanto abbiamo una tassazione usuraia vicina all’80%, le banche sono degli strozzini legalizzati per darti 10 ti chiedono 100 a garanzia e ancora non basta,il sud è in balia della criminalità organizzata.Al nord si stanno impossessando di aziende in crisi di liquidità.Jesolo è l’ultima occasione, che il buon senso vinca,l’indipendenza trionfi.

    W San Marco

    Altrimenti consiglio la Serbia,guarda caso la Fiat sta costruendo il suo nuovo sito industriale moderno dove convoglierà la produzione italiana.

  8. Claudio says:

    Guardo verso Jesolo con tanta, tantissima speranza. Credo che parteciperemo in molti e credo che ci saranno tanti partiti, movimenti, gruppi secessionisti, autonomisti, indipendentisti…
    Mi auguro che finalmente si riesca a fare fronte comune, che le “diversità” vengano accantonate per lo scopo principale, direi unico.
    Un eventuale fallimento sarebbe davvero insopportabile e ci farebbe prendere in considerazione l’unica via rimasta: l’espatrio!

    • Vittore Vantini says:

      Caro Claudio, la questione e’ semplicissima (e al tempo stesso quasi impossibile): basta essere uomini e donne di buona volontà. Jesolo è una controprova terribile, dalla quale usciremo con le ossa rotte se non saremo capaci di sacrificare parte di noi stessi e delle nostre convinzioni per il bene comune. Se il risultato della convention sarà positivo, ci serviranno i numeri per un addio allo stato italiota. Ognuno di noi faccia proseliti e non si stanchi mai di continuare sulla strada dell’informazione e della propaganda delle nostre idee.

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