Ditelo a Letta, questa non è crisi, sta per venir giù tutto

di FABRIZIO DAL COL

Incontrando i dipendenti a palazzo Chigi, il premier Letta ha detto: “Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno”. Messa così, per Letta sembra che il suo mandato sia ormai  in una tranquilla discesa, e magari anche in scadenza con le elezioni europee di giugno 2014. Si sentirà anche un po’ ringalluzzito visto che sa già di essere lui, per conto dell’Italia, a dover guidare il prossimo semestre europeo. E quando dovrà presiedere il consiglio europeo si sentirà ancora più forte, ovvero penserà di essere solo lui ad avere quelle “palle d’acciaio”, che in Europa sarebbero necessarie a far valere delle ragioni in più in favore dell’Italia.

Che dire? Contento lui, scontenti tutti, ma molto presto toccherà al ministero dell’economia dargli la sveglia e a ricordargli che il mondo reale è tutta un’altra cosa, soprattutto quando Saccomanni si deciderà di comunicargli che le casse dello Stato stanno facendo acqua da tutte le parti, ed ecco che, forse solo allora capirà di non essere un onnipotente.  Parla di crescita economica, ma è come se stesse raccontando le fiabe di Natale, e anche se crede di essere capace di darla a bere agli italiani,  non si cura perfino più di quel 32% di cittadini che già oggi si rifiutano di andare a votare, tanto meno, si accorge che metà del suo partito non lo segue già più.

Letta è gentile, educato, e anche se il suo modo di fare è piuttosto  gaudente, rasserenante, e qualche volta fin troppo ottimista, dopo le ultime performance manifestate con gli interventi in parlamento, queste doti del gentleman di altri tempi iniziano a scricchiolare. Infatti, il premier di questi giorni appare sempre più un modello di Montiana memoria, determinato, ma allo stesso tempo arrogante, presuntuoso, persino minaccioso, doti queste ultime, che nulla hanno a che fare con quelle sopra citate e che lasciano spazio a quelle meno virtuose, ovvero a quelle doti opportunistiche necessarie a fare strada in politica. Insomma, niente di nuovo sotto i cielo della politica, con Letta che sembra sempre più identico a un parlamentare qualsiasi, ovvero a uno di quelli che fanno parte della stragrande maggioranza nel gruppo degli opportunisti.  Basterebbe solo voler vedere cosa sia riuscito a fare quando si è trattato di non farsi sorpassare dal neonato segretario del Pd Matteo Renzi sul finanziamento pubblico dei partiti: non ha esitato, e i fretta e furia  ha fatto approvare il decreto che di fatto “non abolisce” il finanziamento, anzi, lo rinvia di tre anni,  rifilando così un bel pacco di Natale “senza panettone” agli italiani.

Niente male per  un presidente del consiglio alle prime armi. Armato di pazienza, per avere la matematica certezza di diventare premier a tempo di record, all’opportunista Letta non è servito fare nulla se non rilassarsi in attesa dell’evento. Infatti, Il nipote del  famoso Gianni Letta, sapeva che stava per chiudersi un cerchio a suo favore, ed immaginava già che sarebbe divenuto presto, oltre che premier, anche un interlocutore forte in Ue come lo era Monti. E così è accaduto che l’evento previsto si è verificato quando il professore ha deciso di rassegnare le sue dimissioni da Premier. Insomma, tranne gli italiani, tutti sapevano anticipatamente tutto, Letta compreso, sapevano che il sistema elettorale attuale non avrebbe permesso una maggioranza al Senato, sapevano che proprio per questo motivo il responso elettorale sarebbe stato ininfluente, sapevano che avrebbero dovuto costituire una maggioranza di larghe intese, e sapevano che il tutto sarebbe andato bene alla Ue, in quanto è stato proprio con la sua complicità, che si è disegnato  anticipatamente questo bel quadretto.

Ecco allora quali erano le famose garanzie ideali e certe che richiedeva la Ue, e le stesse guarda caso andavano bene anche al gruppo Bilderberg, cui Letta e Monti, coincidenza ha voluto che ne facessero già parte. Eccole  le certezze che la Ue aveva bisogno diventassero immediate garanzie, e come vediamo ora oggi, oltre ad esserlo diventate, sono addirittura ancora qualcosa di più. Insomma, con Letta presidente del Consiglio in Italia, la garanzia che gli impegni presi con la Ue prima da Berlusconi, e poi da Monti, ora sono matematicamente certe di essere una conferma. In sostanza, Enrico Letta per la Ue pare essere un fenomeno, e dato che a giugno ci sono e elezioni europee, potrebbe anche essere, che sia stato individuato proprio lui, come il candidato ideale alla guida della presidenza della prossima commissione europea.

Tuttavia, non bisogna farsi abbagliare dalle apparenze, perché il sistema di potere in complicità con la Ue è molto forte, e si è aggiudicato due forti  interlocutori politici, come Letta e Monti, al fine di controllare il Paese Italia nei momenti più difficili. Di più, oltre al controllo delle tensioni sociali, allo stesso tempo, anche i controllo che siano onorati gli impegni presi con l’ Europa. Ma finirà proprio così? Con l’Italia in lacrime e sangue per essere stata  costretta ad onorare gli impegni presi con l’Europa? Oppure potrebbe invece accadere anche di peggio se si volesse decidere di continuare a voler mantenere la moneta unica? Cosa si cela in realtà dietro a tutto ciò non è ancora dato a sapere, ma in attesa di conoscere le verità nascoste, il movimento del “tutti a casa” si sta ingrossando sempre di più. Un movimento, quello delle rivolte spontanee, che appena nato è già divenuto il vero riferimento degli italiani, e senza un leader che possa definirsi tale, è già capace di fungere da vero e proprio contenitore del dissenso italiano. Dicevamo sopra, che il movimento è ancora senza un vero leader, ma in questi casi, come è solito dire l’amico e direttore Gianluca Marchi, meglio marciare divisi per poi colpire uniti. Del resto, un solo leader sarebbe un bersaglio facile, mentre una marea di leader ben coordinata, diverrebbe una ondata che nessuno si sognerebbe più di fermare.

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4 Comments

  1. egenna says:

    La rovina dell’italia : i cattocomunisti (vedi pd e accoliti), i sindacati e la magistratura slandrona e che fa politica.

  2. Malgher says:

    Una casa, dopo essere stata puntellata, la si può “ristrutturare”, la si può “risanare” ma viene un momento in cui bisogna prendere una decisione precisa e inderogabile: la casa va abbattuta e ricostruita.
    Così, come la casa, questo stato itagliota è stato più volte puntellato, il cittadino è stato spremuto e assoggettato ad interessi non suoi ma di alcuni.
    Qualche idiota negli anni novanta (tale Prodi e qualche pseudo economista) ha sostenuto la necessità, nel nome del mercato globale, del superamento delle Piccole Medie Industrie in favore dei grandi accorpamenti.
    Bella trovata! Ora ne paghiamo le conseguenze.
    Il bicchiere è colmo e se la smettessimo, una volta per tutte, di fare la guerra tra “poveri” . . . beh . . . . allora, forse, riusciremmo ad andarcene per conto nostro.

  3. Malgher says:

    LA MUCCA 1
    C’era una volta una mucca, mangiava l’erba e faceva latte per il suo contadino, che si divertiva a toccargli le mammelle e a strizzargliele.
    Anche lei era felice, in cambio di latte mangiava, dormiva e . . . . gli palpeggiavano le tette.
    Ogni giorno dava 27/30 litri di latte, la vita era luminosa: lei era felice e il contadino pure.
    Poi . . . un giorno il contadino cominciò a pretendere che la produzione di latte passasse da 27/30 litri a 32/35 litri.
    La mucca, un po’ perplessa e con fatica, si diede da fare e rendendo felice il contadino iniziò a produrre 32/35 litri di latte il dì. Di converso la mucca iniziò a notare, come effetto collaterale di quella super produzione, che i capezzoli delle sue mammelle si erano arrossati e gli procuravano un dannato fastidio.
    Fece buon viso a cattivo gioco e sopportando quel malessere continuò a produrre 32/35 litri di latte al dì.
    Il contadino era felice, lei un po’ meno, ma tant’è.
    In seguito, su sollecitazione di un contadino tedesco, il suo la invitò, visto che era in grado di fornire tutto quel latte, a produrne di più, e in questo modo raggiunse la stratosferica cifra di 40 litri al dì.
    LA MUCCA 2
    Tollerante, e sperando che la richiesta fosse provvisoria, eccezionale e breve nel periodo, la mucca riuscì a produrre i litri richiesti, poi . . . i capezzoli, oltre ad essere arrossati, si ammalarono, comparvero delle ragadi, e la produttrice a cottimo di latte si ritrovò con le mammelle malate: fu diagnosticata una bella “mastite”.
    La produzione di latte precipitò, a mala pena riusciva a farne 10 litri e, soprattutto, ogni qual volta il contadino veniva a mungerla era assalita da dolori lancinanti alle mammelle.
    Il piacere di un tempo si trasformò in sofferenza e in dolori insopportabili continui: inoltre ogni qual volta vedeva avvicinarsi il contadino era assalita dal panico e presa dall’angoscia, non riusciva a capacitarsi del perché egli fosse diventato scortese, pretenzioso e ad offenderla chiamandola “vacca”.
    Si accorse di essere in una via senza uscita, il contadino divenne sempre più violento: la bastonò pur di ottenere i litri di latte previsti!
    Seppe che alcune sue colleghe erano riuscite a scappare da questa situazione andandosene all’estero.
    Un giorno, non potendone più, aspettò l’arrivo del contadino e con un colpo singolo lo incornò.

  4. Dan says:

    >> il movimento del “tutti a casa” si sta ingrossando sempre di più

    Deve anche agire questo movimento altrimenti può ingrossarsi finchè vuole e non cambierà comunque niente.
    Per dire stamattina ho fatto un giretto alle poste e c’era una fila sterminata di pecore col bollettino da pagare in mano e non credo proprio si trattasse del rinnovo della tessera della life…

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