Distinguere il politico dal politicante. Gli indipendentisti alla prova

frontalieridi ENZO TRENTIN – Vi è una schizofrenia del ruolo: quando parlano sono politici; quando operano sono politicanti, cioè mazzettanti o tangentanti o come afferma il disegnatore e scrittore Alfredo Chiappori: «l’uomo è per natura un animale politico… tanto è vero che spesso l’uomo politico è una bestia.» In recenti ricerche delle più stimate università americane hanno trovato la presenza di cellule cerebrali, rarissime in questi individui, in alcuni candidati delle passate elezioni. Ovviamente queste pecore nere sono state emarginate dal gruppo e non elette.

 

Va bene, abbiamo scherzato. Parliamo, allora, degli eletti a rappresentarci in questo scombinato Stato italiano. Recentemente abbiamo commentato la sceneggiata del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia qui:

http://www.miglioverde.eu/indipendenza-ci-vuole-lorgoglio-disobbedire-allitalia/ e qui:

http://www.miglioverde.eu/perche-referendum-sullautonomia-luca-zaia-non-convincente/

adesso è giunta l’ora di commentare le prime reazioni governative; ed una per tutte la ricaviamo dal “Corriere del Veneto” (edizione regionale del “Corriere della Sera”) del 19 marzo 2016 qui:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2016/19-marzo-2016/-autonomia-governo-apre-veneto-stiamo-gia-esaminando-dossier-240193797941.shtml che titola:

“Autonomia, il governo apre al Veneto – «Stiamo già esaminando il dossier» – Bressa (Affari regionali): «Disponibili al confronto». E il governatore rilancia: appello a economia e società”.

 

La richiesta di avvio del negoziato sull’autonomia fra la Regione Veneto e lo Stato è approdata a Roma in tempo zero. Potenza della posta elettronica certificata che ha sostituito i bizantinismi delle raccomandate, certo, ma a quanto pare anche di un certo dinamismo politico, se è vero che la virtuale ricevuta di ritorno è già in viaggio verso Venezia. «Il governo è disponibile da subito ad affrontare la questione, tanto che abbiamo cominciato ad esaminare le carte non appena le abbiamo avute», rivela il bellunese Gianclaudio Bressa, sottosegretario (PD) agli Affari Regionali.

 

Intanto il ministro Enrico Costa, per bocca dello stesso Gianclaudio Bressa, ha fatto sapere: «Abbiamo deciso che ci incontreremo lunedì per definire il programma di lavoro, il che significa che già nel fine settimana guardiamo e approfondiamo la documentazione. Ovviamente non sto parlando del referendum sull’autonomia [quello non spaventa nessuno, tanto è consultivo. E Bressa è stato addirittura ironico in un’intervista dei giorni scorsi al TG3-Veneto. NdR], che continuo a ritenere un’invenzione politico-propagandista [ovvero ciò che noi abbiamo sempre sostenuto. NdR], ma del disegno di legge sulla trattativa, sul quale non abbiamo nessun problema a muoverci in tempi rapidi.» Lo schema è già abbozzato. «Inizieremo con una prima valutazione sulla congruenza delle richieste – specifica il sottosegretario – per verificare la loro compatibilità con l’ordinamento. Questa è un’istruttoria che, per quanto accurata, non dovrebbe richiedere più di qualche giorno. Poi inizierà il confronto vero e proprio».

 

Insomma, par di capire che si impiegheranno le cinque fasi della burocrazia descritte qui:

[http://www.miglioverde.eu/cari-indipendentisti-la-burocrazia-problema-soluzione/ ]. Intanto Luca Zaia ribadisce di essere intenzionato a fare sul serio, tanto da inviare una lettera ai parlamentari e alle forze politiche, sociali ed economiche del Veneto, col chiaro intento di costituire una lobby territoriale. Ma anche qui, sembra che Jean Baptiste Le Rond d’Alembert, in “Zibaldone di letteratura e di filosofia, 1753/67”, abbia già detto tutto: «L’arte della guerra è l’arte di distruggere gli uomini, come la politica e l’arte di ingannarli.»

 

Il cosiddetto popolo veneto non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola. Sembra stiano tutti lì ad aspettare che qualcuno dall’esterno tolga loro le castagne dal fuoco: l’ONU, la Corte europea dei diritti dell’uomo, qualche giudice “di Berlino”, gli USA e chi più ne ha più ne metta. A chiacchiere sono tutti bravi, ma quando si tratta di ipotizzare una bozza di nuovo assetto istituzionale sul quale poggiare la richiesta d’indipendenza (cosa che rileviamo da anni) i leader dei principali movimenti politici veneti rimangono evasivi, inconsistenti nella loro progettualità. Sembrano costantemente attratti dall’idea di conquistare la Regione Veneto per far partire da lì (ben remunerati da Roma, ovviamente) ogni loro anelito di libertà.

 

La quantità di tempo, di energia, e di capitale umano, che sono stati investiti cercando di vincere questa battaglia politico-legislativa, è sconcertante. Deve ancora essere prefigurata   una strategia dal basso verso l’alto che identifichi le élite naturali che non si trovano tra la classe politica partitocratica, tra gli intellettuali di regime, o tra gli alleati collegati allo Stato che si vuole abbandonare.

 

Addirittura perniciosa può essere l’idea di conquistare la Regione Veneto, o altri Enti dello Stato italiano, perché la natura dello stesso è orientata al consociativismo. Mentre un’alleanza di governo unisce le forze politiche alla luce del sole, il consociativismo le unisce nell’ombra. Di solito, pertanto, si parla di consociativismo con tono spregiativo, come di un fenomeno coperto da ipocrisie e da menzogne.

 

È dunque entrando nelle istituzioni italiane che si rischia di compromettere le istanze dall’autodeterminazione, poiché come scrivono Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, in uno dei loro libri, si tratta di entrare nella: «Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po’ in Parlamento, un po’ nei consigli di amministrazione, un po’ ai vertici delle municipalizzate, un po’ nelle segreterie. Basta un po’ di elasticità.» E di questa elasticità alcuni pseudo indipendentisti assisi alla Regione Veneto ne hanno offerta a profusione.

 

In un suo intervento Gustavo Zagrebelsky (ex Presidente della Corte costituzionale), il  12.01.2016, scrive: «Che i partiti siano a loro volta ridotti come li vediamo, a sgabelli per l’ascesa alle cariche di governo e poi a intralci da tenere sotto la frusta del capo e di coloro che fanno cerchio attorno a lui, non è nemmeno da denunciare con più d’una parola. A questa desertificazione social-politica corrisponde perfettamente la legge elettorale. […] L’informazione si allinea; la vita pubblica è drogata dal conformismo; gli intellettuali tacciono; non c’è da attendersi alcuna vera alternativa dalle elezioni, pur se e quando esse si svolgano, e se alternative emergessero dalle urne, sarebbe la pressione proveniente da fuori (istituzioni europee, Fondo monetario internazionale, grandi fondi d’investimento) a richiamare all’ordine; […] La riforma costituzionale (per cui in autunno è previsto un referendum confermativo. NdR) è il coronamento, dotato di significato perfino simbolico, di un processo di snaturamento della democrazia che procede da anni. Coloro che l’hanno non solo tollerato ma anche promosso sono oggi gli autori della riforma. Sono gli stessi che ora ci chiedono un voto che vorrebbe essere di legittimazione popolare a un corso politico che di popolare non ha nulla».

 

E dunque, perché gli indipendentisti veneti non fanno proprie le teorie di Gianfranco Miglio?

Egli scrive in: “La prospettiva teorica del nuovo federalismo”, in Federalismo & Società, (1994), pag. 38: «Il neofederalismo è destinato a dare vita a un modello istituzionale creato per riconoscere, garantire e gestire le diversità. Il federalismo dei nostri giorni è tutto il rovescio di quello tradizionale. […] È corretto parlare di ‘nuovo federalismo’ proprio perché è rovesciato rispetto a quello che ha dominato fino ai giorni nostri. […] L’approccio è rovesciato: il federalismo finora sperimentato deriva da un foedus che produce e pluribus unum, l’unità nella pluralità.

 

Noi oggi cerchiamo invece il foedus che consenta il passaggio dall’unità alla pluralità, ex uno plures. […] Il vero ordinamento federale – per Miglio – è contrassegnato da una pluralità di fonti di potere, almeno da due: quella delle entità federate e quella della federazione. Pluralità di sovranità finisce per significare “nessuna sovranità”. Infatti: “La radice del neo federalismo è l’affermazione di una pluralità di sovranità contro l’idea della sovranità assoluta [ed è] fondata

sulla libera volontà di stare insieme. È un nuovo diritto pubblico, fondato sul contratto, sulla pluralità di tutti i rapporti, sull’eliminazione dell’eternità del patto [politico]”. […] Per essenza una struttura federale è una struttura “a pluralità di sovranità”, cioè non a piramide. Johannes Althusius aveva sviluppato l’idea contrattuale sostenendo un’immagine dell’aggregazione federale come formata “a scatole cinesi”, però tutte scomponibili in qualsiasi momento: […] erano tutti contratti di diritto privato e non patti politici».

 

Invece di spendere risorse ed energie per farsi eleggere nelle istituzioni italiane per cadere nel consociativismo, i sinceri indipendentisti, perché non s’impegnano a prefigurare il neo federalismo ai cui ambirebbero?

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4 Comments

  1. Giancarlo says:

    Comunico a Trentin di aver spedito al giornale una mia INFOGRAFICA di come sogno e desidero fosse la nuova Repubblica Veneta Federata.
    Autorizzo il giornale a pubblicarla o in caso contrario a fargliela pervenire dato che lo ritengo un regalo al Popolo Veneto se dopo approfondimenti ulteriori si potrà addivenire all’organizzazione fattive e la più democratica di questa mia idea….o sogno !!
    Naturalmente ogni commento, critica o costruttive aggiunte sono gradite e potrò rivederla e aggiornarla sino al giorno prima che vengano effettuate le elezioni libere sul territorio Veneto e sotto controllo internazionale.

    Ciao
    WSM

  2. Giancarlo says:

    Se riesco, ma per il momento non ci riesco, vorrei mandare l’INFOGRAFICA di mia concezione che ho già preparato circa le ISTITUZIONI E L’ORGANIZZAZIONE VENETA della Repubblica.
    Mi ci proverò !

  3. Giancarlo says:

    Il tentativo di Alessio Morosin andava fatto !
    Questo è certo !
    Proprio a fronte della bocciatura della consulta e del non riconoscimento dell’esistenza del Popolo Veneto si è proceduto tramite PLEBISCITO.EU al ricorso presso la Corte di Giustizia dei Diritti dell’UOMO.
    E’ anche certo che adesso vorrò vedere dove para il Morosin data che la sua principale strategia di volere un referendum regionale ufficiale è andata bocciata come era nella logica delle cose romane.
    La sentenza è stata POLITICA e non GIURIDICA e quindi negativa anche se in un altro stato forse sarebbe stata una sentenza GIURIDICA con risvolti forse diversi.
    Anche se separatamente percorrere vie diverse alla fine pagherà prima o poi per il bene di tutti i Veneti.
    WSM

  4. Paolo says:

    L’unica persona che poteva dare qualcosa al Veneto era Alessio Morosin. Chiedeva l’indipendenza e forse alla fine otteneva una forma di regione autonoma. Chiedere tanto per ottenere poco. Allo stato attuale non vedo politici che potrebbero ottenere lo stesso risultato per il semplice motivo che non si capisce cosa vogliono!

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