Dal 2007 gli stipendi vanno a quel Paese. Destra e sinistra uguali sono

di OPENPOLISlavoro

Un approfondimento sulla portata dei cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro durante la crisi? Un’analisi comparata degli Stati Membri UE e uno studio delle Regioni italiane cercando di cogliere le diverse sfumature del nostro Paese, disoccupazione, occupazione, sicurezza, giovani e donne? Ecco il quadro che esce dall’ultimo min idossier di Openpolis.

Crisi. Le conseguenze della crisi economica e finanziaria che ha colpito l’Europa a cavallo fra il 2007 e il 2008 hanno interessato vari ambiti, dall’instabilità dei mercati, alla crescita del debito pubblico passando per l’emergenza occupazionale. In questi ultimi 8 anni l’aumentare delle difficoltà ha rappresentato una tale aggressione al tessuto sociale europeo da mettere in discussione le politiche e le stesse istituzioni dell’Unione.

Effetti. L’analisi dei principali indicatori macro-economici evidenzia come i cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro durante la crisi non siano stati uguali per tutti.  Ad esempio, in un contesto europeo di peggioramento la Svezia ha mantenuto valori occupazionali quasi invariati confermandosi al primo posto in Europa. Oppure, se in media la disoccupazione in Europa è aumentata del 41,67% , in Germania è invece diminuita del 41,18%.lavoro2

Europa. Fra gli Stati UE è aumentato il divario fra i primi e gli ultimi, è sempre più un’Europa a due velocità . Emblematico è l’andamento della disoccupazione. La differenza fra il valore minimo e il valore massimo è salita dal 7,4 del 2007 al 21,5 del 2013. Ancora più netti i dati sulla disoccupazione giovanile che nell’ultima anno di rilevamento (2013) ha raggiunto il 58,3% in Grecia (valore più alto) fermandosi invece al 7,8% in Germania (valore più basso).

 

Italia. Il nostro Paese è uno di quelli che ha maggiormente risentito degli effetti della crisi. Infatti dal 2007 al 2014 l’Italia ha visto raddoppiare la disoccupazione , è diventato il primo Stato UE per percentuale di giovani che non lavorano e non studiano (22,2%), il divario salariale uomo/donna è aumentato del 43% e dopo una progressiva riduzione nell’ultimo anno le morti bianche sono tornate ad aumentare.

Regioni. A differenza del contesto europeo dove alcune eccezioni (come la Germania) hanno visto migliorare i propri indicatori, i cambiamenti avvenuti in Italia sono stati omogenei fra le diverse Regioni. Escludendo la provincia autonoma di Bolzano e in alcuni casi quella di Trento c’è stato un peggioramento generale. Record negativo al Sud per le variazioni assolute e al Nord-Est per quelle percentuali.lavoro3lavoro4

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