Disobbedienza civile. Perché e come non pagare il canone Rai

Acrobatic Troupes Prepare For 7th China Wuhan International Acrobatic Festivaldi ENZO TRENTIN – Da settimane la Rai ci sta ossessivamente martellato di comunicati sul canone TV inserito nella bolletta elettrica come prescritto dalla Legge di Stabilità 2016 (Legge 28/12/2015 n. 208). Ci è anche capitato di sentire alcuni contribuenti ideologicamente plagiati affermare: «Finalmente, adesso tutti dovranno pagare il canone TV.» Ciò che costoro ignorano o fanno finta di non sapere è che più lo Stato incassa con l’imposizione fiscale, e più cresce il debito pubblico. Lo slogan «se tutti pagano le tasse, tutti pagheranno di meno», è dunque una documentata colossale bugia. Certo anche in altre parti d’Europa viene pagato un canone per sostenere la televisione pubblica, ma questa non ha pubblicità ed è libera dalle pastoie dei partiti. Purtroppo in Italia questo non succede.

Per opporsi al pagamento della tassa più invisa dagli italiani abbiamo intervistato Renato Pilastro, cofondatore di quella che nel 1978 fu – a nostra conoscenza – la prima «organizzazione single issue» [per singola questione], che ha assistito migliaia di cittadini nella disdetta del canone Rai.

Quanti sono coloro che negli anni hanno spedito la disdetta del canone?
“Nel bilancio 2014 di Rai Spa viene inserita la cifra di 326.174, e noi abbiamo contribuito in maniera significativa. Siamo sicuri che tutti avranno avuto dei buoni motivi per chiedere il suggellamento del proprio televisore, e nessuno glielo chiede perché non è previsto. Ma noi pensiamo che principalmente sia stata una ragione politica. Noi di «Terra Di Mezzo» (www.culturaeinformazione.irt, cell.cell. 3420082954) Associazione di Promozione Sociale e quelli dell’Associazione «Consumatori Italiani Uniti» (http://www.consumatoriitalianiuniti.it, cell. 32455963485) stiamo da anni sostenendo come il Servizio Pubblico vada sganciato dai partiti, e sia messo nelle mani dei cittadini. Giusto come  deliberato dal cosiddetto popolo sovrano con il referendum del 1995, nel quale fu decisa la privatizzazione della Rai”.

In proposito tempi tecnici e la burocrazia italiana sono costantemente sanzionati dall’UE?
“Naturalmente non solo per il canone Rai. Nel 2014, la cosiddetta legge Gasparri: Legge 3/5/2004 n. 112, all’art. 21 stabilisce come venga meno la partecipazione dello Stato nella Rai, e come questa divenga una Società per Azioni. Al comma 3 è sancito come entro quattro mesi sia avviato il procedimento di alienazione delle azioni per offerta pubblica. Al comma 4 viene detto che una parte di queste azioni è riservata a coloro che dimostrino di essere in regola da almeno un anno con il pagamento dell’abbonamento. La mia domanda è: «Quale privato ha mai posseduto un’azione Rai? Se c’è che alzi la mano!”.

La legge stabilisce che Rai Spa è assoggettata alla disciplina generale delle società per azioni?

“All’art. 20, Comma, 2, ma non solo. Il Consiglio d’Amministrazione è composto da nove membri ed è nominato dall’Assemblea, e naturalmente l’Assemblea è composta dagli azionisti (art. 20 comma 3). L’elezione degli amministratori avviene mediante voto di lista (art. 20 comma 6). Il governo ha nominato il C.d.A. scegliendo fra persone naturalmente competenti, ma non scelte dai cittadini che sostanzialmente ne sono i proprietari. Al contrario, la maggioranza partitocratica con il beneplacito dell’opposizione ha deciso per tutti. Si veda l’articolo de “Il Sole 24 Ore” del 4/8/2015 che scrive: «la Commissione parlamentare di vigilanza ha indicato i sette (su nove) membri del Consiglio di amministrazione di viale Mazzini di sua competenza: si tratta di Carlo Freccero (proposto da M5S e Sel, con 6 voti), Arturo Diaconale (FI, 5), Franco Siddi (Pd, 5), Rita Borioni (Pd, 5), Guelfo Guelfi (Pd, 6), Paolo Messa (Ap, 4) e Giancarlo Mazzucca (FI, 4)». Dove sono i cittadini-contribuenti? Dove sono gli abbonati? Eppure essi sono formalmente i proprietari della Rai”.

E proseguendo?
“L’art. 20, Comma 1, della predetta Legge Gasparri indica in dodici anni la concessione del servizio pubblico alla Rai, perciò dovrebbe scadere a maggio 2016. Perché dovremmo pagare il canone alla Rai Spa nella bolletta elettrica a partire da Luglio 2016? Hanno già deciso chi gestirà il servizio pubblico radio-televisivo con buona pace per le altre emittenti? Queste ultime per i nostri governanti non sono all’altezza? Niente appalti pubblici ma nomine dall’alto? Questa è una democrazia o una dittatura? Ecco la motivazione per la lotta contro il canone. Una televisione governativa ce l’hanno le dittature, non le democrazie. Ecco perché tutti i cittadini possono unirsi alla nostra battaglia contro questi soprusi. Rimanere inerti significa condividere questo stato di cose. Significa essere complici di una ulteriore angheria contro il cittadino-contribuente. E come diceva il senatore a vita Giulio Andreotti: «A pensare male si fa peccato ma, spesso si indovina»”.

Malgrado la riduzione del canone la Rai incasserà di più?
“Sicuramente! E nonostante ci vengano a dire che le tasse sono calate. Dal bilancio Rai 2014, con il canone ha incassato la cifra di 1.590.600.000,00 euro (Un miliardo cinquecento novanta milioni e seicento mila euro); difficile persino da leggere.
Si consideri poi che le trasmissioni Rai sono infarcite di pubblicità, e che a questa voce sempre nel 2014 ha incassato 579.700.000,00 euro (cinquecento novantasette milioni e settecento mila euro). C’è da rimanere sbalorditi dall’arroganza della partitocrazia, non solo del governo Renzi. Si consideri che solleciti all’abbonamento, alla Rai non costavano niente. Le lettere che arrivavano con il bollettino erano tutte con il sigillo Agenzia delle Entrate, ovvero dello Stato, e perciò a spese dei contribuenti. Si è cambiato per favorire circa 460 gestori dell’energia elettrica, che sicuramente non lavoreranno gratis? Per accontentare gli amici degli amici, altrimenti detti clientes?”.

Veniamo nello specifico della legge di stabilità 2016?
“Qui è l’articolo 158 che più c’interessa. Vi si dice: «non è più esercitabile la facoltà di presentare la denunzia di cessazione dell’abbonamento radiotelevisivo per suggellamento, di cui all’art. 10, primo comma, del RDLgs 21/2/38 n. 246 convertito dalla legge 4/6/1938 n. 880″». In proposito questo articolo ha tolto l’unico esercizio di libertà che aveva l’utente per non subire. Rispettando norme precise, si poteva disdire. Si dovevano versare 5,16 euro, e poi fare una raccomandata AR chiedendo il suggellamento del televisore entro il 31 dicembre. La validità della disdetta partiva dal primo gennaio dell’anno successivo. Tutto semplice e facile.
Adesso tuttavia la richiesta di recessione dell’abbonamento, secondo noi, si può fare in qualsiasi momento dell’anno, perché in tutti gli articoli di legge si fa sempre menzione di canone di abbonamento. Dunque il canone TV è un abbonamento e non una tassa sul possesso o un’imposta, anche se la Corte Costituzionale parla di “prestazione tributaria”, il canone non è una tassa e neanche un’imposta, è un abbonamento.
A tal proposito è utile consultare il Codice del Consumo che dà direttive esatte su cosa si deve fare per sottoscrivere un abbonamento. Per tale sottoscrizione ci vuole un contratto scritto. Tant’è che un tempo l’Agenzia delle Entrate spediva a casa dei non abbonati una lettera nella quale si spiegava che l’abbonamento alla TV è obbligatorio, e per facilitarne il pagamento allegavano un bollettino postale. L’utente pagando quel bollettino automaticamente sottoscriveva il nuovo abbonamento che, come recita l’art. 2 del RDLgs 246/38: è tacitamente rinnovabile di anno in anno.
Vale a dire che fino a quando il contribuente non decide di disdirlo nei modi e nei metodi consentiti dalla legge stessa, associare automaticamente l’abbonamento alla bolletta dell’energia elettrica a tutti gli utenti è fuorilegge. Il contribuente non sottoscrive niente. Far pagare ciò che non è stato sottoscritto è un abuso, e tutto ciò che è contrario alla legge è nullo. Ripeto: inserire l’abbonamento nella bolletta elettrica senza il consenso dell’utente è illegittimo.
Ma c’è dell’altro: la tassa è dovuta dal titolare dell’abbonamento Rai, di solito il capo anagrafico della famiglia. Se nella stessa famiglia non vi fosse coincidenza tra il titolare dell’abbonamento e l’intestatario della bolletta energetica la circostanza andrà segnalata all’Agenzia delle Entrate, o allo stesso esercente il servizio elettrico. Ed anche altre situazioni andranno comunicate sempre ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone. Anzitutto il non possesso della TV per vincere la presunzione di legge che vuole tutti i titolari di bollette elettriche detentori dell’apparecchio. Il cambio di residenza. La vendita o cessione della TV. La rottamazione documentata. Il decesso del titolare. L’affitto di casa con contratto energetico intestato al proprietario-locatore. Il ricovero. L’emigrazione. L’esenzione ci sarà per gli ultra 75enni con reddito annuo non superiore a 8.000 euro; ma se nel nucleo famigliare ci sono due pensionati ultra 75enni il reddito è cumulato, e lo sgravio annullato”.

Vuole commentare l’art. 154 la legge di stabilità?
“Nell’art. 154 è sancito che per scoprire coloro che evadono il canone-abbonamento ci sarà una sinergia d’intenti tra i gestori di gas, energia elettrica, acqua, con l’Agenzia delle Entrate, e altri soggetti pubblici o privati. Questo significa che il Governo ancora una volta calpesterà una legge: quella sulla privacy, poiché darà mandato ai negozi che vendono televisori di fornire i nominativi degli acquirenti alla Rai, oppure chiederà a Sky e Mediaset di fare i delatori segnalando i loro utenti all’Agenzia delle Entrate.
È un ritorno agli anni 1980? Allora la Rai (via Cernaia a Torino) concedeva ai rivenditori che fornivano i nomi di coloro che acquistavano un televisore un compenso per tale spifferata: 100 mila lire per 10 nominativi; 200 mila lire per 20 nomi; 300 mila lire per 30 nomi; 500 mila lire per 40 nomi, e per 50 nominativi un milione di lire. Non ci si deve stupire se questo metodo di denuncia è andato avanti fino al 2003, ci sono le prove. Oramai sappiamo che quando lo Stato non riesce a scovare gli evasori si avvale di confidenti. Complice l’UE si dà credito agli informatori usando il Software denominato “ whisleblowing” che attualmente è in dotazione alle banche, ma che prossimamente sarà consegnato a quei cittadini che lo richiederanno. Se non è tirannia, può essere questo un metodo democratico?”.

E coloro che hanno pagato dal 1980 al 1985, 100 lire; oppure 10 mila lire dal 1985 al 2000, o coloro che hanno versato 5,16 euro per avere disattivato il televisore, e non hanno avuto il suggellamento?
“Beh! Sono 326.174 sino al 2014 come abbiamo visto. Si tratta di persone che hanno detto chiaramente di non volere un televisore. I loro nomi e indirizzi sono noti alla Rai come all’erario. Non sembra persecutorio il pretendere loro ulteriori dichiarazioni? Quando hanno deciso di pagare secondo legge per il servizio di suggellamento della TV, perché lo Stato non ha provveduto? Perché non vengono loro restituiti i soldi con i dovuti interessi? In questa omissione può ravvedersi un’estorsione materializzata dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dei cittadini? Se questa ipotesi venisse confermata, l’erario anziché incassare non sarebbe costretto a rimborsare alcuni milioni di euro? Che dire poi di coloro che dopo aver richiesto l’annullamento dell’abbonamento si sono visti recapitare una lettera della stessa Agenzia nella quale si accettava la disdetta, dov’era dichiarata la chiusura dell’abbonamento? Perché questi contribuenti dovrebbero tornare a perdere tempo e sborsare soldi in comunicazioni di qua e di là, se è già stato notificato che loro non ne vogliono più sapere dello pseudo servizio pubblico della Rai?”.

E l’art. 153, Comma a, non ammonisce l’utente dall’effettuare dichiarazioni mendaci?
“In questo nostro paese ci sono decine di migliaia di falsi invalidi che frodano l’INPS. Persone che non denunciano la morte dei congiunti per continuare a ricevere una pensione. Gente che viaggia senza assicurazione. La patente sembra essere diventata un optional, vista l’ultima legge che depenalizza chi ne è sprovvisto. Ci sarà veramente qualcuno che sarà spaventato nel dichiarare il falso? È una questione penale ovviamente; ma anche quanto detto più sopra dovrebbe esserlo, eppure lo si continua a fare. Naturalmente non ce l’abbiamo con questo governo. Semmai ce l’abbiamo con la classe politico-burocratica che vive in un mondo irreale. Sembra non sappiano come vive l’uomo qualunque. Pare vivano in una torre d’avorio, e per questo escogitano singolarità come questa legge. Della quale, è bene sottolinearlo, abbiamo esaminato e commentato solo 6 articoli, su quasi mille”.

Concludendo?
“Attraverso i propri uffici legali «Terra di Mezzo» e «Consumatori Italiani Uniti» esortano coloro che hanno dato a suo tempo la disdetta al canone TV, come coloro che hanno intenzione di non subire le illegittime imposizioni della partitocrazia, ad unirsi a loro in questa battaglia per la libertà d’informazione, e contro la dittatura di questa pseudo democrazia”.

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One Comment

  1. Massimo says:

    Una cosa che non mi pare sviscerata dall’articolo, forse perché dati i tempi, si pensa che non riguardi nessuno o pochissimi.
    E tutti quelli che non hanno mai fatto l’abbonamento per il semplice fatto che in casa loro non c’è mai stato un televisore devono pagare lo stesso il canone?
    E se sempre queste persone decidessero di comprarsene uno in questi giorni perché voglio accedere ESCLUSIVAMENTE ai canali Mediaset non avendo alcun interesse per i canali Rai devono pagare lo stesso il canone?

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