Disconnessi da Madrid. Ecco perché Barcellona prima o poi ce la farà!

cata1dall’inviata a Barcellona – CHIARA BATTISTONI –  C’è una lunga sequela di date a scandire la storia contemporanea della Catalunya, date che entreranno nella storia, comunque vada il cammino verso l’indipendenza, date che in un’epoca tiepida, abitata da popoli privi di slanci audaci, ripiegati sulle proprie paure, lasceranno un segno indelebile. Dalla Via Catalana alla Via Lluire per la Repubblica Catalana, negli ultimi quattro anni la Diada, celebrata l’11 settembre, ha dimostrato tutta la determinazione dei catalani, pronti a riunioni oceaniche pur di riaffermare insieme il diritto ad autodeterminarsi.

Dal lontano 2010 è stato tutto un crescendo di partecipazione; l’11 settembre catalano – che celebra la fine dell’assedio di Barcellona e l’inizio dell’”occupazione” spagnola nel 1714 – è la Festa, il giorno in cui, dopo anni di commemorazioni anemiche, famiglie intere scendono in strada e partecipano alle iniziative di Assemblea Nazionale, la realtà che ha saputo infondere nuova energia ai tanti catalani disillusi. Fiducia culminata quest’anno con oltre un milione e cinquecento mila cittadini riuniti a Barcellona per dire sì alla Repubblica Catalana; bambini con mamme e papà, nonni e nonne, tutti insieme sulla Via Meridiana, a seguire il viaggio del punter, la freccia scagliata verso l’indipendenza e simbolicamente rivolta verso l’urna referendaria da cui, esattamente un anno fa, il 9 novembre 2014, è emersa  la volontà di costruire il nuovo stato catalano.

Si tratta di iniziative inclusive e democratiche, come ricordano i catalani: moltitudini avvolti nell’estelada (la bandiera catalana indipendentista) scandiscono il motto di queste giornate; ascoltato tra la folla, gridato con il milione e passa di catalani fa venire i brividi, un groppo alla gola e le lacrime agli occhi. Semplice, diretto, essenziale e musicale: I – INDA – INDEPENDENCIA. Abbiamo fretta, Tenim Pressa, dicono i catalani; abbiamo fretta di costruire il futuro e una vita migliore. Fretta, però, che non ha impedito ai cinquantenni di oggi di lavorare per oltre dieci anni a questi risultati; qui ciò che noi definiamo società civile, anziché lagnarsi, ha dimostrato intelligenza e doti collaborative inedite, ha saputo tenere vivo e trasferire il Sogno, trasformandolo in un percorso concreto verso un traguardo mai come oggi così vicino.

Un anno fa, con coraggio e tenacia, la Catalunya ha organizzato il referendum per l’indipendenza; quella sera, il 9 Novembre, Barcellona era una città in festa, ancora una volta festa di tutti e per tutti. Poi è arrivata la Diada 2015, sono arrivate le elezioni del 27 settembre e il 9 novembre 2015, il Parlamento, con 72 voti a favore e 63 contrari, ha approvato la “desconnexio unilateral”, la risoluzione che apre la strada alla costituzione della Catalunya Indipendente.cata2

Il governo di Madrid naturalmente ha già reagito; attraverso il Consiglio dei Ministri ha chiesto l’intervento del Tribunale Costituzionale, ma ora non sono questi aspetti a interessarmi. Comunque vada, infatti, il 9 Novembre 2015 resterà nella storia dell’Europa; un popolo che ha lingua, cultura  e tradizioni proprie, chiede di secedere e lo fa con gli strumenti della democrazia, realizzando ciò che da noi sembra impossibile: un’inedita alleanza tra forze agli antipodi, insieme per trasformare il proprio sogno in realtà. Come fosse una “formula magica” in stile elvetico (maggioranza e opposizione insieme per governare), la Catalunya è oggi uno straordinario laboratorio politico in cui alchimie indipendentiste, spinte centraliste e visioni marxiste si confrontano con asprezza, costruendo per tutti i pavidi d’Europa (tanti, soprattutto alle nostre latitudini) scenari creativamente innovativi.cata3cata4

Barcellona in questi giorni è la città di sempre, consapevolmente operosa, realisticamente intraprendente concentrata sulla ripresa, aperta al mondo; si respira però tutta la determinazione di chi sa dove vuole andare: nel cuore della città il Parlamento lavora a ritmi serrati, intorno i catalani costruiscono pragmaticamente il futuro. Ce la faranno? La testa mi suggerisce prudenza, il cuore è già con loro. Ce la faranno; non so quando, non so come ma questo popolo audace e tenace costruirà per noi una nuova Europa, saprà regalarci un futuro di libertà. Visca Catalunya, Visca Catalunya lliure!cata5cata6

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1 Commento

  1. Giancarlo says:

    Concordo. Saranno i Catalani ad aprire la strada ai popoli senza stato.
    E’ già scritto ed il 9 dicembre a Bruxelles si discute sull’autodeterminazione in Europa.
    La storia non la scrivono più i politici o i togati, ma i popoli.
    PUNTO !!!!
    E’ e sarà solo questione di tempo.
    WSM

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