Diritto di voto: in attesa dell’indipendenza, lo dice la geografia d’Italia

di NICOLA BUSIN – Nelle mie letture e riletture di articoli, saggi, documenti vari riferiti alla sacrosanta battaglia per l’indipendenza, in primis del popolo Veneto, compare nei testi quasi univoca l’idea che questa tanto desiderata aspirazione sia veramente realizzabile in tempi brevi, naturalmente nel contesto di un sistema democratico e non violento. Aldilà della retorica di stato imposta soprattutto nel sistema scolastico, sempre più ci stiamo rendendo conto di cosa è stato il risorgimento italiano, nato e sviluppato nell’idea di unire dei territori solo perché aldiquà delle Alpi, solo perché apparivano geograficamente facilmente percorribili, solo perché alcuni intellettuali usavano scrivere in una lingua simile. In realtà il risorgimento appare in tutta la sua assurdità, un puro atto di barbarie perpetrato nei confronti degli splendidi popoli che ancora vivono in questi territori, sostenuto per primo da quei savoja che erano animati solo da mania di grandezza per la loro dinastia. Questa è ora l’Italia, uno stato che dimostra una situazione economica, produttiva e sociale così incredibilmente diversa che non è pensabile possa continuare ad esistere in un contesto democratico.

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Abbiamo già abbondantemente superato ogni limite di decenza, ci vediamo con un sud che si trova ora in una situazione di declino terrificante che rischia sempre più di coinvolgere il nord ed il centro produttivi. La prima causa di questa situazione è la diversa mentalità e cultura dei popoli del sud Italia, condizione che abitua ad accettare i gruppi malavitosi come normale condizione di vita, che abitua alla esasperata ricerca del posto statale o pubblico, che abitua alla sudditanza del politico di turno eletto solo per garantire un posto di lavoro o una prebenda. Scarse o del tutto insufficienti le iniziative imprenditoriali di valore, scarso il desiderio di mettersi in gioco anche se naturalmente il macigno della malavita organizzata appare difficile da demolire, scarse le capacità dello stato centrale di reprimere la diffusa delinquenza.

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Non è una battaglia etnica, basti ricordare quanti bravi lavoratori o imprenditori o professionisti meridionali spostati al nord o al centro abbiano dimostrato grandi capacità ed abbiano concorso a produrre sviluppo e ricchezza in quelle aree. Il problema è la condizione territoriale, questo neo feudalesimo che appare condizione incancrenita e impossibile da estirpare. Siamo convinti che su questo fronte un nord ed un centro, liberati dalla falsa retorica di stato che ci arriva direttamente prima dal risorgimento e poi dal fascismo, abbiano l’obbligo di intervenire immediatamente ed in modo drastico con tutti gli strumenti a disposizione prevedendo:

– potenziamento del sistema repressivo della criminalità anche con l’apporto continuo dell’esercito;

– differenziazione degli stipendi in riferimento al resto d’Italia in modo da attrarre nuovi investimenti produttivi (come è avvenuto nella Germania dell’est);

– drastica diminuzione dei dipendenti pubblici da riportare agli standard ad esempio del Veneto;

– definizione di costi standard per la sanità paragonabili sempre a quelli del Veneto;

– lotta all’evasione fiscale dato che tutte le ricerche ufficiali evidenziano al sud un’evasione abbondantemente superiore al 50% contro un nord particolarmente virtuoso.

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La battaglia per l’indipendenza dei popoli rimare l’obiettivo più giusto e a cui concorrere con grandi risorse culturali e finanziarie. Nel frattempo e parallelamente esiste anche la possibilità di intervenire per ridare dignità a chi vive in una condizione parassitaria. Anche al sud alcune persone intelligenti si rendono conto che l’attuale stato italiano, se pur farlocco, ha il dovere di agire con forza, senza battaglie ideologiche, solo con il senso della giustizia sociale in modo da non costringere troppi a vivere da schiavi per mantenere un parassitismo che a breve farà crollare tutto, provocando probabilmente una guerra civile con lacrime e sangue che ora è ancora possibile evitare. http://www.politicainpenisola.it/2013/01/italia/la-questione-meridionale-e-la-priorita-dell-italia  E’ l’occasione per i politici eletti di rendersi conto che una tale emergenza non ha colore politico e non ha ideologia, ha solo necessità di diventare la priorità assoluta.

(fonte: http://www.dirittodivoto.org/)

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5 Comments

  1. antonio says:

    Ormai l’Italia non solo è irriformabile ma va abolita al più presto. Amen

  2. daniele says:

    Quella che al nord viene chiamata mafia per il sud è semplicemente un modo di amministrazione. Se a loro è congeniale quel tipo di organizzazione perché il nord dovrebbe imporre un suo modello?
    E’ assurdo perchè il principio di Autodeterminazione per il sud può avere dei valori completamente diversi da quelli del nord. Se i Popo£i del sud riconoscono le organizzazioni mafiose come espressione della loro cultura e organizzazione sociale, perché non lasciarli in santa pace invece di imporre i nostri costrumi e tradizioni?

    • Stefania says:

      Purtroppo la devo contraddire. Al Nord la mafia c’è ed è diventata spesso e volentieri prassi di amministrazione. Il modello si è imposto negli affari, nella sfera pubblica con la compiacenza di burocrati e politici del Nord. Se c’è qualcosa che ci accomuna, oramai, è la presenza della mafia. E l’indifferenza dei cittadini alla cattiva politica. Ci siamo assuefatti? Forse sì o forse no. Anche perché se il Nord è ancora come si usa dire schiavo di Roma, il problema sta non solo in chi comanda ma anche in chi non si ribella.

  3. gl lombardi-cerri says:

    La soluzione più completa è quella vecchia : separazione della Padania dall’ Itaglia.

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