Diritto alla cura, quando lo Stato è Erode

di STEFANIA PIAZZO

C’è un tema, quello della salute, del diritto alla cura, che non ha mai avuto diritto di cittadinanza. Se c’è un luogo, nel Paese Italia, in cui si annida l’esercito degli eserciti dei pidocchi, quello è la sanità. Il fisco, in compenso, è niente. La sanità occupa l’80 per cento dei bilanci di una regione, la sanità è la prima torta che si dividono i partiti nelle nomine dei dirigenti, la sanità è il rosso da coprire nel Sud, nel Lazio, nelle isole. La sanità è l’industria del farmaco.

Quando si parla di libertà, di residui fiscali, di tasse a casa nostra, di lavoro, di disoccupazione, di scuola, e di sanità, appunto, che racchiude il diritto alla vita, il rispetto della persona, si abbraccia la libertà più grande che è quella della giustizia sociale. Senza lavoro non c’è pane, ma anche non c’è cura. Senza uno spazio libero per comunicarlo, c’è repressione.

E’ il motivo per cui un milione di brasiliani è sceso in piazza in questi giorni, la ragione per cui in Turchia gli oppositori sono stati repressi, i giornalisti arrestati, per cui a scavalco tra gli anni 70 e ’80 abbiamo visto gli scontri di piazza, l’est ribellarsi, per arrivare al crollo del muro. Movimenti di liberazione dal basso di enorme portata, estesi alla liberazione dal giogo dell’oppressore. Un sistema civile, uno stato civile, si preoccupa del benessere del proprio popolo. Non lo affama, non gli nega una cura.

Accanto alla cartella esattoriale, è l’impegnativa del medico l’arma di tutti i regimi. A tempi alterni, davanti a nuove cure, ci si divide in colpevolisti e innocentisti, in possibilisti e negazionisti. Lo Stato si fa etico e decide i nostri tempi di vita e di morte.

L’ultima frontiera dello scontro è quello sulle staminali. In soldoni molto grezzi, devono seguire per decreto tutta la fase di sperimentazione come se fossero farmaci delle multinazionali. Poi, il decreto ha stabilito che alla cura sono ammessi pazienti di un tipo e pazienti di un altro tipo, quelli che c’erano in fila prima o dopo luglio, ovvero lo start della sperimentazione. Ma anche chi ha avuto a prescindere un decreto del giudice per poter accedere al’uso delle staminali, non è detto che abbia vinto la lotteria. C’è la fila.

Certo che dire che questo sia un paese democratico è una palla colossale. I giudici stabiliscono quello che un medico nega, i giudici stabiliscono chi governa e chi no, diventando l’unico potere considerato autorevole dalle massi davanti all’indefinizione della politica.

Tuttavia, appunto, non bastano neanche più i giudici.

Il mese scorso ha fatto clamore la situazione dei quattro fratelli Biviano a Lipari. Tutti e quattro colpiti da malattie neurodegenerative, soli nel loro destino. Dopo due scioperi della fame del portavoce del movimento Vite sospese, il sindaco ha promesso solenne impegno di aiutarli a vivere la loro comunità con la loro disabilità. Italia, era postglaciale 2013.

Su facebook le famiglie dei malati di sclerosi, o colpiti da patologie in seguito a gravi traumi, o da morbi rari che annientano i corpi dei bambini, cercano voce e fanno comunità tra loro. Hanno ricevuto visibilità grazie alle inchieste delle Iene e al quotidiano piazzolanotizia, si costituiscono in comitati, fanno pranzi per la raccolta fondi. Di recente a Formigine nel modenese hanno partecipato ad un torneo di rugby grazie alla sensibilità di una squadra, gli Highlenders. E’ stata la prima uscita, pubblica, per molti. E’ un mondo sommerso, taciuto, oscurato, ogni tanto riceve picchi di ascolto perché i leader della ricerca si scazzotano tra loro, chi pro e chi contro. Perché in Parlamento ci si divide. E nel frattempo sul diario dei social network il tam tam della fatica quotidiana di vivere si dilata. “Oggi Maurizio sta meglio, l’altra notte ha faticato a respirare però grazie all’ossigeno”… E altro risponde: “Noi domani abbiamo il controllo e aspettiamo venerdì la sentenza del giudice”.  Poi c’è il padre che racconta della visita pneumologica del figlio a domicilio e d’urgenza, ricevuta mesi dopo la sua morte per soffocamento. Sono libri aperti di malasanità.

E’ uno cambio compassionevole di cure morali che arriva prima che lo Stato decreti che hai diritto alla cura, e se non ritiene che tu ne abbia diritto, pagati un avvocato e bussa in tribunale. Uno Stato quaresimale, con il suo Golgota, e, ne siamo certi, anche i trenta denari.

Da dopo l’approvazione del decreto, sono morte due persone, una bambina e una giovane donna. Aspettavano i termini di legge. Oggi, quel popolo si sta riorganizzando per scendere in piazza, vuole farlo il prossimo 10 luglio, davanti agli Spedali Civili di Brescia.

“Sicilia Risvegli e Fedeldiritti io Mauro Merlino, portavoce di Movimento vite Sospese e Sandro Biviano di Lipari attueremo una protesta davanti agli Spedali di Brescia il 10 luglio 2013 con centinaia di famiglie che vogliono risposte – si legge in una nota -. Il caso Stamina sta da mesi dividendo “pseudo scienziati” da seri professionisti al lavoro per garantire una vita dignitosa a persone che malate, vivono il dramma del blocco delle cure…. Ad oggi chi fa cosa? Andremo proprio dai medici a chiedere spiegazioni. Ci sono sedi adatte a contenere e aiutare questi pazienti? Ci sono ombre e bugie? Quali strutture si sono rese disponibili?
Chi risponderà a queste domande? Vedremo. Ma da Brescia il popolo degli inascoltati non si muoverà. Con i silenzi e la fame di verità inappagata non si arriva da nessuna parte..e se Dio vorrà riscriveremo la storia e ridaremo un senso alla speranza!”. Loro ancora ci credono.

RICHIESTA DI RETTIFICA

Gentilissimi, richiedo immediata rettifica all’interno del vostro articolo, poiché Viva la Vita onlus non ha mai aderito ad alcuna iniziativa promossa dal Movimento Vite Sospese. A tal proposito si segnala l’editoriale del presidente a questo link: http://www.wlavita.org/COMUNICAZIONE/editoriali/2013_la-cina-e-vicina.html in cui è chiara la distanza tra le due associazioni.

Grazie e buon lavoro.

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3 Comments

  1. Dan says:

    Non vorrei mai essere il padre di uno di questi bambini in attesa delle staminali perchè a quel punto sarei anche un potenziale assassino e terrorista.
    Neghi le cure, le sperimentazioni, la speranza al mio bambino e lui/lei muore ? Puoi essere quello che vuoi, medico, magistrato, ministro, presidente del cazzo che vuoi, te vengo a cercare e te trito, se fossi gesù risorto te faccio finire in croce per la seconda volta e ti riduco ad uno stato talmente vegetativo che capisci in fretta cos’hai fatto, te ne faccio pentire vita natural durante.

    • Roberto Porcù says:

      Troppo facile. Il sistema sanitario, l’azienda pubblica degli autotrasporti o quella per la monnezza, il parlamento, l’inps, … sono tutte scatole che servono, devono servire, a coloro che vivono al loro interno.
      Certo, qualche cosa danno a vedere di fare, ma è secondario a giustificare la loro esistenza.
      Se tu, od io, fossimo un padre che tu dici, saremmo tenuti sulla corda da tanti che affermano di fare il bene del nostro bambino e quando non ci fosse più nulla da fare, saremmo soli con la nostra disperazione e non sapremmo con chi prendercela.
      L’Italia è incartata in un sistema di veti incrociati, autorizzazioni e tanta carta.
      Tanta carta per tanta merda.
      Scusa i termini, ma mi pare rendano l’idea.

  2. Unione Cisalpina says:

    tra me e ‘sta Piazzo c’è proprio un abisso intellettuale e d’interessi kome kuello ke interkorre tra un indipendentista cisalpino e padanista ed un italiano merdional_levantino…

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