Diritti animali, l’insostenibile leggerezza dei Comuni

abbandono-animalidi TERRY SCHIAVO – Ma ve lo immaginate un ufficiale giudiziario che entra a casa nostra e viene a pignorarci il nostro cane, magari per una cartella esattoriale pazza?

Questa è l’Italia. L’Italia che ha recepito con più di 20 anni di ritardo la convenzione europea sui diritti degli animali, che ha fatto fatica a far diventare legge il divieto del taglio di code e orecchie ai nostri fratelli animali. E’ il Paese che solo nel 2015 ha dato il via libera in Senato ad un emendamento che sancisce l’impossibilità di pignorare gli animali d’affezione e da compagnia e quelli con missione terapeutica assistenziale. Anche in caso di debiti e altri pignoramenti al proprietario, viene stabilito il principio della tutela del legame affettivo della persona e della famiglia con l’animale d’affezione. Cani e gatti non solo sono esseri senzienti, ma non sono cose, res, anche se l’ordinamento si contraddice.

Il 43% delle nostre case  ha come membro della famiglia  almeno un pet, un cane o un gatto oppure un pesce, un uccellino, una tartaruga, un roditore o un animale esotico.  Parliamo di 60 milioni di animali, di cui circa 7 milioni sono cani, 7,5 milioni gatti, e circa 46 milioni altri piccoli animali.

Chiudono le fabbriche, chiudono i negozi, ma si moltiplicano se non  triplicano le attività legate al servizio del pet-care. Perché? Il mondo è cambiato, e la vita in comune, il cane che condivide i nostri spazi, entra di fatto nel diritto di famiglia, nelle cause di separazione, nelle leggi condominiali. Il cane, oggi, così come il gatt0, è soggetto attivo di un nuovo diritto di cittadinanza!

Siamo più attenti alla sua alimentazione, al suo benessere, costruiamo percorsi di educazione per noi, proprietari, e il nostro amico, per vivere serenamente la nostra relazione. Ci interessiamo di più delle sue percezioni, del suo modo di intendere e vedere il mondo. I diritti degli animali e la loro tutela sono stati trasformati, dal 2009 in poi, in ordinanze che l’allora sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ebbe la lungimiranza di porre all’attenzione delle istituzioni, sindaci in primis.

Dall’ordinanza che disciplima la tutela e l’incolumità, con l’introduzione del patentino, il guinzaglio corto (basta Flexi!!!), all’ordinanza contro i bocconi avvelenati… Provvedimenti, purtroppo va detto, ancora oggi sconosciuti in migliaia di Comuni, bellamente ignorati dai sindaci.

Le aree cani, poche e rare, sono spesso cacatoi e pisciatoi per “liberare il cane” mentre il padrone si diletta al cellulare! Le aggressioni continuano, i cani ben socializzati sono pochi, mancano le conoscenze di base, le istituzioni non si fanno parte attiva nel contrastare il randagismo, dimenticando che la legge 281 del ’91 fissa nel sindaco il proprietario di tutti gli animali vaganti e primo responsabile sanitario sul territorio. I cani e i gatti vaganti sono del sindaco! Anche se il Nord è in testa per le adozioni di animali abbandonati provenienti da aree del paese dove il randagismo è cronico, endemico, senza strategie di contrasto, non per questo si può dire che a casa nostra il processo di questa rivoluzione di civiltà sia concluso! Anzi.

Si tratta di diventare pionieri di una nuova fase, culturale, di formazione, gestione e prevenzione nella relazione tra uomo e animale. Non possiamo non renderci parte attiva, p0che o tante che siano le risorse, in questo cammino che ci realizza sicuramente di più a fianco di un animale piuttosto che alieni a noi stessi e al mondo davanti al nostro smartphone o pc. Stacchiamo la spina, e impariamo a guardare negli occhi il nostro cane! La civiltà, anche questa volta, non può che passare attraverso il Comune. Sindaci, assessori, consiglieri comunali, di zona, non hanno nulla da dire davanti a decine e migliaia di cittadini che vivono con un animale in casa?

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2 Comments

  1. gian luigi lombardi-cerri says:

    Non so perchè tanta filosofia . Sono cresciuto alla scuola dei nostri vecchi per i quali gli animali non sono “bambino mio”, ma vanno trattati bene ( ossia nutriti e curati) , sennò si fa a meno di tenerli. E vanno anche educati con pazienza. I miei due cani, quando camminiamo in luoghi “pericolosi”, stanno , senza guinzaglio, incollati ai miei calzoni sino a quando gli do il via libera.

  2. Michele says:

    Perfettamente d’accordo.
    Inoltre, ci dovrebbe essere la completa detrazione dal reddito delle spese mediche veterinarie e dei farmaci prescritti, senza alcuna franchigia. Sconto anche sulla dichiarazione dei redditi dei veterinari degli studi privati altrimenti conviene a tutti chiedere il pagamento in nero.
    (In alternativa e di gran lunga meglio, niente tasse e ci pensiamo noi cittadini…)

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