Diritti acquisiti, la politica non rinuncia al privilegio

di ENZO TRENTIN

deputati eletti prima del 2012hanno il vitalizio calcolato(dal 2006 al 2011) con il sistema retributivo (al quale nessuno rinuncia e per il quale nessuno chiede il ricalcolo secondo il metodo contributivo). Due pesi e due misure rispetto ai cittadini comuni. Fantastico esempio di uguaglianza di trattamento! D’Alema, Fini, Veltroni con centinaia di ex deputati e senatori tremano all’idea di essere ridotti in povertà nella vecchiaia (5mila euro lordi=3.100 euro netti). Bisogna eliminare dallo Statuto dei Lavoratori i contributi figurativi per i parlamentari e i consiglieri regionali a carico di Inps e Casse professionali. Ma dovrebbero essere loro a provvedere? (Tsz!) Non basta il vitalizio? O non dovrebbe, invece, vincere il principio di una testa una pensione o un vitalizio?

Dal sito della Camera di legge: il trattamento economico-Diaria-Rimborso delle spese per l’esercizio del mandato-Spese di trasporto e spese di viaggio-Spese telefoniche-Assistenza sanitaria-Pensione: il nuovo sistema di calcolo contributivo si applica integralmente ai deputati eletti dopo il 1° gennaio 2012, mentre per i deputati in carica, nonché per i parlamentari già cessati dal mandato e successivamente rieletti, si applica un sistema pro rata, determinato dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato alla data del 31 dicembre 2011 (con il sistema retributivo, ndr), e di una quota corrispondente all’incremento contributivo riferito agli ulteriori anni di mandato parlamentare esercitato.

Marco Volpati sostiene: «Sulla previdenza si fa moltissima propaganda, ma alla fine non si conclude nulla. A Montecitorio si è parlato delle “pensioni d’oro” senza concludere nulla. […] Nessuno che esca dalla demagogia e voglia distinguere tra le vere pensioni d’oro – non coperte da versamenti e nate da privilegi politici e regali sontuosi a burocrati e amici – e le pensioni normali, frutto dell’accumulo mese per mese di contributi sulle retribuzioni. Non oro, ma nickel. […] il ricalcolo non porterebbe nessun recupero. Chi dice che i giovani avranno pensioni da fame, o nessuna pensione, non dice il vero. Ma soprattutto dimentica che la chiave di tutto è il lavoro di oggi – poco, intermittente, mal retribuito – non le pensioni di ieri. Per svoltare servirebbero sviluppo, crescita, occupazione. Giusto quello che la politica non è capace di promuovere.»

Altro problemino mica da poco: la sentenza numero 1/2014 della Corte costituzionale fa venire in mente la figura di Bartolo da Sassoferrato una celebrità solo per i cultori della storia del diritto e tuttavia tutti dovrebbero conoscere questa sua coraggiosa confessione (citiamo a memoria): «Ogni volta che mi si propone un problema giuridico, prima sento quale deve essere la soluzione, poi cerco le ragioni tecniche per sostenerla». E se questo era vero per un simile luminare, figurarsi per un magistrato qualunque della  Corte costituzionale che è composta da quindici giudici (art. 135, comma 1, Cost.), per un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, per un altro terzo eletti dal Parlamento in seduta comune e per il rimanente terzo eletti dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative.

Dunque aspettarsi dal giudice un giudizio asettico, pressoché meccanico, come una macchina in cui si infila il fatto e viene sputata fuori la sentenza, è del tutto fuori luogo. Il diritto cerca di mettere ordine e razionalità nelle vicende, tipizzandole in quadri astratti, ma poi in concreto quel diritto viene maneggiato da un essere umano, con la sua cultura (o incultura), la sua affettività, i suoi principi e, perché no? i suoi pregiudizi. Si spiega così che la parola “sentenza” si ricolleghi a “sentire”, cioè alla stessa radice di “sentimento”, non a “sapere”. I romani, a questo proposito, erano dei saggi.

Un Parlamento costituito da “nominati” checché ne dica la Corte costituzionale non è fatto per  personaggi alteri, inflessibili, che non sanno prestarsi ai capricci o cedere alle fantasie, né tanto meno, quando occorre, avallare o favorire i reati che il potere reputa necessari al bene dello Stato. Figuriamoci quanto sono in ballo i loro interessi personali.

Un buon parlamentare “nominato” non deve mai avere un’opinione propria, ma sempre quella del suo mentore o capo partito, e deve avere la sagacia per intuirlo; il che presuppone un’esperienza consumata e una conoscenza approfondita dell’animo umano. Un buon  parlamentare “nominato” non deve mai avere ragione, non gli è concesso essere più brillante del suo signore o benefattore: deve sapere che il sovrano (del partito che lo ha nominato) o chi ne fa le veci non sbagliano mai.

Un parlamentare “nominato” ben educato deve avere lo stomaco abbastanza forte da digerire tutti gli affronti del suo mentore o capo partito. Fin dall’inizio della sua carriera politica dovrà imparare a controllare le espressioni del suo volto perché non tradiscano i moti segreti del suo animo né il minimo eccesso di collera provocato per esempio da un’angheria. Per vivere in un parlamento di “nominati” bisogna avere il totale controllo sui muscoli facciali al fine di subire senza batter ciglio le più impietose mortificazioni. Nulla che possa riuscire a un permaloso, a un intemperante o a un suscettibile.       

Infatti gli uomini di potere di solito non accettano di buon grado che si reagisca alle vessazioni che essi hanno la bontà di elargire né tanto meno che si osi lamentarsene. Comprensibile dunque, che quando si tratta dei loro diritti acquisiti, essi non deflettano. Alcuni mortali hanno l’animo tutto d’un pezzo, la schiena poco flessibile, la nuca rigida; questa sfortunata costituzione impedisce loro di perfezionarsi nell’arte di strisciare e di avanzare verso il Parlamento. I serpenti e tutti i rettili scalano i massi e le montagne, mentre i cavalli più focosi non sono in grado di inerpicarsi.

Da tutte queste semplici constatazioni dovrebbe emergere chiaro che qualsiasi indipendenza dallo Stato italiano non può che basarsi su un chiaro disegno istituzionale individuato a priori e proposto all’approvazione del cosiddetto popolo sovrano. E dove i cosiddetti check and balances (Controlli ed equilibri progettati per limitare il potere di ogni  organismo di governo locale, intermedio, e nazionale o federale) che prevedano l’interrelazione armoniosa del popolo con tutti gli organi istituzionali e sociali. Poiché i controlli e gli equilibri sono destinati a consentire al potere legittimo di governare, e alle buone idee di trovare attuazione, mentre l’abuso di potere, la corruzione e l’oppressione sono ridotti al minimo.

Pesi e contrappesi sono importanti e presenti in tutte le istituzioni sociali, comprese le istituzioni religiose, le aziende, le ONG e le associazioni. In ognuna di queste istituzioni vi è la possibilità per una persona di usare il suo potere per ottenere qualcosa a spese degli altri. Controlli finanziari, doppi firmatari in materia di controlli, e la nomina di amministratori delegati da organi sociali sono esempi di controlli ed equilibri nella sfera non politica, perché mai la politica non dovrebbe essere controllata attraverso gli istituti della democrazia diretta da parte dei cittadini-elettori e contribuenti?

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One Comment

  1. giancarlo says:

    Ormai lo stato italiano da decenni è stato catapultato dentro un calderone infernale di leggi, norme e regolamenti, dove le classi dirigenti di questo paese, specie quella politica, fanno e disfanno quello che vogliono a loro vantaggio sia a livello pensionistico sia a livello remunerativo sia a livello corruttorio o di malaffare di cui sono i principali portatori del mal costume italiano.
    Molti cittadini, specie nel settore pubblico si sono adeguati ai loro ” capi” o superiori o politici di riferimento del proprio partito preferito.
    L’immagine dell’italia d’oggi non lascia scampo a soluzioni magiche o miracolistiche.
    Il Nord pragmatico bada al sodo e chiede ciò che serve per far ripartire l’economia.
    Il Sud, abituato all’assistenzialismo politico o se vogliamo al voto con scambio….chiede di essere mantenuto gratis dalla parte del paese che sgobba e produce a proprio discapito.
    Mi auguro che venga fatto un governo a conduzione SALVINI con l’appoggio di parlamentari sia del M5S che del PD al fine di portare a casa finalmente ciò che serve per farla finita con i bonus o io ti do 80 euro e tu mi voti……!!!!!!!!!
    Non sarebbe poi male che alcuni punti del programma M5S venisse attuato ad iniziare dal dimezzamento sia degli stipendi che degli extra o bonus che gli stessi nel tempo si sono concessi senza tanti scrupoli e senza badare a spese con i nostri sudati soldi delle tasse.
    Qui ormai non è più questione di parlare di giustizialismo, odio politico, vendette o altro ancora, ma di mettere finalmente le mani dentro uno stato che deve essere riformato tutto o quasi.
    Operazione che nonostante le difficoltà che ci saranno a formare un governo potrebbe essere alla portata di mano. Ci sono dai 35 ai 50 miliardi di sprechi dentro la gestione dello stato. Ci sono gli evasori fiscali, quelli veri…..ebbene, altro che Flat tax o reddito di cittadinanza si posso fare. Circa il reddito di cittadinanza così come viene espresso dal M5S non mi piace e lo ritengo un’errore approvarlo. Piuttosto parliamo di reddito da disoccupazione con tanti di uffici statali preposti al fine di rendere i cittadini che cercano lavoro istruiti ad hoc e facilitati nell’essere appetibili da parte delle aziende.
    Di Maio e SALVINI hanno una grande responsabilità sulle loro spalle. Non possono sottrarsi dall’assumersele. Se non troveranno il modo di mettersi d’accordo e di darsi da fare come si deve tra persone che vogliono tutte e due cambiare questo paese in meglio allora che lo facciano e basta.
    Andare a nuove elezioni è un rischio per tutti, anche per loro.
    Qui dovrebbero lasciare da parte i vecchi schemi, le vecchie alchimie o altro e fare i pragmatici e basta.
    Si può andare in contro sia al Sud che al Nord nelle loro esigenze e difficoltà purché lo si voglia.
    E’ la stessa cosa che si potrebbe fare con i vari movimenti indipendentisti Veneti i quali unendosi potrebbero finalmente diventare l’unico interlocutore possibile per lo stato italiano che per l’europa.
    Europa, sia ben chiaro che con il MES il nuovo dittatore Europeo!
    http://www.european-council.europa.eu/media/582889/08-tesm2.it12.pdf.
    siamo con il cappio al collo e nessun politico italiano, ne parla chiaramente e dice di quali meccanismi e quali nefandezze questo MES potrebbe attuare contro qualsiasi paese…un esempio lo abbiamo visto con la GRECIA……..ma come sempre è già stato dimenticato e messo in archivio.
    Tanto per essere chiari il DEBITO PUBBLICO ITALIANO è l forza che la burocrazia europea userà contro di noi quando gli pare e piace e vedrete che anche SALVINI o DI MAIO si inchineranno sempre difronte alle richieste di Bruxelles. In pratica abbiamo perso la nostra sovranità da tempo e mi chiedo a cosa serva tenere in piedi questo paese, quando alcune regioni italiane potrebbero agevolmente uscire dal disastro prossimo futuro dell’italia se non verranno attuate riforme intelligenti, come quella di rendere questo paese un paese con regioni federate ed abbassare drasticamente le tasse.
    Continuare con la politica dell’europa e chinare il capo ci porterebbe senz’altro ed inesorabilmente a diventare una colonia sottomessa e schiavizzate dell’europa stessa.
    Parole al vento ? Parole nel deserto ? Tra non molto sapremo come andrà a finire a d iniziare se i partiti che hanno vinto le elezioni faranno o no un governo serio, un governo del fare e soprattutto un governo che metta fine al malaffare dentro e fuori lo stato.
    WSM

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