IL DIO DEI LEGHISTI SPIEGATO DA UN TEOLOGO

di REDAZIONE

(25 febbraio 2012) «Questo libro – avverte l’autore – non è scritto contro qualcuno ma è scritto per chi, leghista, antileghista o menefreghista, voglia cercare di capire e agire per migliorare lo stato di cose esistenti. E se in qualche passaggio mi fossi  sbagliato chiedo scusa sin da adesso a chi si sentisse ferito dal mio errore».

Il Dio dei leghisti

Le statistiche attestano che “il 39% dei leghisti è cattolico praticante”, a questa percentuale va aggiunto chi, pur non praticando, si dichiara credente. Ma è possibile essere al contempo leghisti e cattolici? Il messaggio di accoglienza e amore per il prossimo predicato da Cristo come si concilia con le dichiarazioni aggressive e a tratti violente del Carroccio nei riguardi di musulmani, zingari, rumeni ed extracomunitari in genere? È proprio la tradizione cattolica ad aver prodotto le menti leghiste o sono le menti leghiste ad aver stravolto la dottrina cattolica? O forse è stato l’incontro del cattolicesimo mediterraneo tradizionalista con l’egoismo piccolo-borghese ipermoderno a costituire una miscela infernale? Augusto Cavadi, teologo e giornalista, si interroga in un libro dal titolo bruciante – Il Dio dei leghisti, pubblicato dalle Edizioni San Paolo – sul rapporto tra Lega Nord, Cattolicesimo e Chiesa. Un libro che non è scritto contro qualcuno, ma per chi, leghista o antileghista, voglia cercare di capire e di agire per migliorare lo stato di cose esistenti.

Augusto Cavadi, giornalista e teologo, svolge attività di insegnamento e di consulenza filosofica presso scuole, università e altre istituzioni culturali. Collabora con «Repubblica», «Narcomafie» e altre testate nazionali. Curatore de Il Vangelo e la lupara. Materiali su Chiese e mafia (Bologna, 1994), è considerato fra i maggiori esperti del rapporto fra cattolicesimo e associazioni criminali. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato Il Dio dei mafiosi (2009). Il suo sito internet è www.augustocavadi.eu

L’introduzione

Dalla lupara al Carroccio

di Augusto Cavadi

Nel 2010 sono stato invitato a presentare a Torre de’ Roveri, delizioso piccolo paese del Bergamasco, il mio ultimo libro, Il Dio dei mafiosi, dove mi domando come mai i mafiosi tendano a condividere la mentalità cattolica (che, invece, dovrebbe risultare agli antipodi della loro visione della vita). Nel corso della conversazione uno dei presenti mi propose, provocatoriamente, di scrivere con poca o nulla fatica un nuovo volume: sarebbe bastato ritoccare il titolo (Il Dio dei leghisti) e mutare il colore della copertina da rosso in verde, senza bisogno di modificare i contenuti.

Così formulata la proposta era evidentemente ironica; spogliata degli echi paradossali, però, mi penetrò nella mente costringendomi a riflettere sul tema.

Dico subito che le associazioni criminali del Meridione italiano e le leghe localistiche del Settentrione non sono identificabili: chi lo sostenesse, magari utilizzando i miei volumi sulla teologia mafiosa e su quella leghista, lo farebbe senza il mio assenso e a scopi puramente polemici. Le diverse forme di sapere (soprattutto le tre con cui ho una certa familiarità professionale: le scienze umane, la filosofia e la teologia) non possono avere una finalità extra-teoretica. Detto con la massima chiarezza di cui sono capace, non possono avere altro scopo che quello di conoscere come stanno davvero le cose. Solo per il fatto di aprire gli occhi sulla verità “oggettiva” (quale che sia l’oggettività che ognuno di noi è disposto a riconoscervi) possono spingere alla passione e all’azione che intende modificare le situazioni ritenute inaccettabili. Perciò questo libro, come il precedente, non è scritto contro qualcuno ma è scritto per chi, leghista, antileghista o menefreghista, voglia cercare di capire e agire per migliorare lo stato di cose esistenti. E se, in un passaggio o in un altro, mi sono sbagliato, non solo chiedo scusa sin da adesso a chi si sentisse ferito dal mio errore, ma anzi gli domando in anticipo il dono di un messaggio argomentato in cui mi aiuti a rettificare la descrizione e la valutazione degli eventi.

A scanso di equivoci aggiungo che il fenomeno sociale che mi ha incuriosito e intrigato non è costituito da tutti i cittadini che militano per la Lega Nord e votano per essa. Infatti ogni dialettica democratica prevede che ci siano settori della società in contrasto con le novità culturali e sociali (nel nostro caso la formazione dell’Unione Europea e la nascita della moneta unica, la mobilità di idee, merci e persone da un punto all’altro del globo, la commistione tra civiltà da secoli ingessate nelle loro identità…): ovunque ci sono schieramenti conservatori e, là dove ci sono, includono al proprio interno frange reazionarie (cioè che non si limitano a voler mantenere lo status quo, ma che lottano attivamente per ripristinare sistemi socio-politici destrutturati da forze storiche che si autodefiniscono “progressiste”).

La domanda fondamentale che mi sono posto ha un oggetto ben definito. Come è possibile che degli elettori, favorevoli a una certa visione della società e della politica (la visione-del-mondo leghista), si professino sinceramente cattolici e, in alcuni casi, siano addirittura preti o vescovi? Con le debite proporzioni (e senza alcun intento offensivo), è la domanda che mi sono posto a proposito dei mafiosi e che, prima di me, altri si sono posti a proposito – per esempio – dei nazisti che si professavano cattolici. Non pretendo qui di rispondere agli interrogativi sulle ragioni della nascita e della crescita del leghismo (questione tipicamente sociologica su cui sono stati già pubblicati degli studi interessanti); non intendo neppure raccontare le varie fasi del rapporto tra Lega e Chiesa cattolica (questione tipicamente storica, anch’essa ampliamente trattata). Oso, invece, chiedermi – da un punto di vista filosofico e teologico – quali siano le affinità e le differenze tra la visione dell’uomo, del mondo, della storia e soprattutto di Dio cui si ispirano Lega Nord e Chiesa cattolica. Solo chiarendo questa problematica ideologica o, se si preferisce, ideale e culturale, si potrà giudicare se il dirsi cattolici e, insieme, leghisti sia un atto di profonda incomprensione o una professione del tutto legittima dal punto di vista concettuale e morale.

FONTE ORIGINALE: http://www.100news.it/site/2012/02/25/il-dio-dei-leghisti-e-un-teologo-la-vera-spina-di-umberto-bossi/

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4 Comments

  1. gigi ragagnin says:

    uno trino & quattrino

  2. gigi ragagnin says:

    bastava interrogare abbozzi : avrebbe risposto mentendo, come al solito. come i cattolici.

  3. Marcello says:

    Bel libro; propongo un titolo per il prossimo volume: “Il Dio dei Cattolici”.
    Finalmete potro’ capire quale misteriosa entità divina è alla base dell’ipocrisia di chi celebra funerali cattolici per Mario Cal e li nega per Welby, di chi demonizza i gay e copre i pedofili, di chi invece di pensare alle anime del suo gregge si dedica principalmente alla politica e all’accumulazione di tesori.
    Nel gioioso ricordo di innumerevoli genocidi nel nome del Signore, andate in pace

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