Dimissioni pro-Berlusconi? Nel pdl i parlamentari si cagano sotto

di GIORGIO CALABRESI

Un conto è fare annunci eclatanti e un altro è mollare le cadreghe senza certezze. Il giorno dopo l’annuncio delle ‘dimissioni di massa’ contro la decadenza del Cavaliere, resta alta la tensione nel Pdl. Non tutti i parlamentari azzurri, infatti, sarebbero così convinti della necessità di rimettere il mandato. Alcuni lo considerano un gesto solo mediatico, ma che potrebbe portare a un salto nel buio. Mercoledì, durante l’assemblea dei gruppi, tutti ufficialmente hanno garantito la loro disponibilià a fare un passo indietro, ma al momento della raccolta delle firme, il quadro politico sarebbe diverso. A tirare troppo la corda, finisce che si spezza, si ragiona in ambienti azzurri. E una volta spezzata, la situazione non si recupera più. D’accordo le rassicurazioni del Cav su una ricandidatura, ma chi può garantirci che si andrà alle urne?, è l’interrogativo che circola nei corridoi del palazzo. Il Capo dello Stato non scioglierà le Camere per tornare al voto, spiegano. Vero è che in serata il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ha annunciato che tutti i deputati avrebbero firmato la lettera di dimissioni, ma è da vedere se le cose stanno veramente così o se si tratta di una pressione per convincere i riottosi.

A questo si aggiunge il problema della riorganizzazione della nuova Forza Italia ed è già la corsa a riposizionarsi. Il timore di una resa dei conti interna però non fa uscire allo scoperto l’ala più moderata. Le ‘dimissioni di massa’, insomma, rischiano di trasformarsi in un’arma a doppio taglio: che fine farà chi non le firmerà? Sarà considerato un traditore? A Montecitorio, non solo i peones sembrano disorientati e spiazzati. Anche perchè la firma delle dimissioni certificherebbe di fatto la fine della maggioranza e l’apertura di una crisi dagli scenari imprevedibili.

Nonostante l’accelerazione verso la formale presentazione della lettera di dimissioni dovuta al duro intervento del Quirinale, restano forti i dubbi di molti parlamentari. A mezza bocca alcuni deputati azzurri confidano, infatti, che solo all’ultimo momento scioglieranno la riserva e decideranno se rimettere il mandato nelle mani del loro capogruppo, Renato Brunetta. C’è chi continua a considerare le ‘dimissioni di massà solo una mossa mediatica per fare pressione sul Pd e il Colle e non crede alla rottura. «Chi era colomba in queste ultime ore si è risvegliato falco per opportunità politica», sibila un autorevole esponente berlusconiano. Questi gli umori del partito. La scelta finale spetterà al leader Berlusconi, che stavolta sembra determinato ad andare avanti fino in fondo.

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