Diffamazione, prescrizione a 12 anni: la ghigliottina definitiva sulla libertà d’informazione

di BRUNO DETASSISgiornali (1)

Già la riforma che cambia il rapporto tra diritto di cronaca e diffamazione è una svolta che spingerà l’informazione made in Italy nelle caverne del paleolitico. Ma la madre di tutti i colpi di grazia sta per arrivare con la riforma della prescrizione.

A sollevare la questione è la capogruppo alla Camera del Nuovo centro destra, Nunzia de Girolamo. Ecco i fatti, a dir poco agghiaccianti.

“Nell’attuale sistema della prescrizione un procedimento penale per un reato banale, come la diffamazione, deve concludersi entro 7 anni e mezzo, che è un termine ragionevole. Con il nuovo istituto della prescrizione, invece, per il medesimo reato si può giungere a quasi dodici anni, con l’aggravante che il processo di primo grado può essere iniziato anche a distanza di otto anni, senza che nel frattempo lo stesso cittadino abbia magari saputo di essere indagato. Sfido chiunque a ricostruire fatti risalenti ad otto anni prima”. “Allora può andare anche bene un allungamento dei termini di prescrizione se, però, riferiti alla fase del processo. Contestualmente, però, sarebbe doveroso iniziare a ragionare sulla necessità di introdurre l’obbligo – pena la decadenza – di esercitare l’azione penale entro un termine breve dalla scadenza del termine per le indagini e di introdurre una prescrizione più breve per la fase delle indagini”.

Già il terzo mondo abita a casa nostra, chi mai oserà fare inchieste, scrivere per raccontare i fatti? Solo veline, silenzio stampa. La dittatura della comunicazione.

 

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One Comment

  1. Antpnio says:

    A proposito di diffamazione l’ho ricevuta or ora:

    Gent. Sig. xxxx,

    in merito alla Sua segnalazione riguardante le dichiarazioni rilasciate dal Sig. OIiviero Toscani nel corso della trasmissione radiofonica “La zanzara” del 2 febbraio u.s., La informiamo che – dopo attenta valutazione – l’Ufficio ha ritenuto che tali affermazioni, non intendendosi riferite ad una determinata razza ma ad un gruppo regionale, per quanto discutibili sotto altri profili, non possono considerarsi in violazione delle norme antidiscriminazioni sulla cui applicazione l’UNAR è chiamato istituzionalmente a vigilare in quanto, peraltro, non rientrano in criteri definiti dalla normativa.

    Rincresce, tuttavia, dover riscontrare che tali affermazioni fanno parte della consueta modalità di libera espressione del proprio pensiero che, seppur costituzionalmente garantita, assume talvolta contorni violenti o molesti.

    Qualora lo ritenesse opportuno può rivolgersi alle autorità competenti.

    Le siamo grati se vorrà segnalarci altri casi documentati o documentabili di molestia a carattere etnico di cui la comunicazione, compresa quella politica, di qualsiasi parte, dovesse rendersi responsabile.

    Distinti saluti.

    Paolo Ferrari

    Contact Center UNAR

    Numero Verde Antidiscriminazioni Razziali 800 90 10 10

    e-mail:contactcenter@unar.it

    http://www.unar.it/

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