Dialetto, la lingua madre da difendere. Ci vogliono tutti uguali ma uguali non siamo

lingua veneta

di ROBERTO PISANI – Ma il “dialetto” è la lingua madre dei territori? Per rispondere a questa domanda bisogna rifarsi alla definizioni che l’enciclopedia Treccani fa della parola dialetto: 

“Sistema linguistico di ambito geografico o culturale per lo più limitato, che non ha raggiunto o che ha perduto autonomia e prestigio di fronte agli altri sistemi con i quali costituisce geneticamente un gruppo. Per la classificazione scientifica, il momento discriminante perché un sistema linguistico possa considerarsi dialetto è non solo il contrapporsi a una lingua nazionale o di cultura, ma anche l’appartenere a un gruppo di sistemi geneticamente compatto, determinatosi attraverso un complesso di innovazioni e integrazioni sostanzialmente comuni. Secondo le formulazioni più recenti il vecchio assunto di un dialetto inteso come entità autonoma e ben distinta dalla lingua è stato sostituito dalla considerazione della complessità della realtà linguistica, per cui il dialetto, non più unità compatta, ma insieme di sottovarietà, va analizzato in rapporto alle altre varietà del repertorio linguistico con cui esso si trova in contatto. All’interno di un territorio i cui dialetti appartengono alla stessa famiglia spesso è difficile dire dove un dialetto cessi e dove ne cominci un altro, poiché le particolarità dialettali si sovrappongono; si ricorre perciò di solito alla scelta di un certo numero di peculiarità, e si segnano poi i confini dove queste peculiarità nel loro insieme vengono a cessare. Anche in rapporto con la lingua nazionale non sempre è facile segnare i confini del dialetto, specie se questo ha molti punti di contatto con quella; spesso, in questi casi, si determinano piuttosto situazioni di diglossia, nelle quali il dialetto si pone come varietà diastratica bassa di comunicazione all’interno di cerchie familiari o comunque omogenee, mentre la lingua nazionale è impiegata nella comunicazione con persone esterne al gruppo familiare o sociale di appartenenza. Un nuovo confine dialettale può sorgere anche in seguito alla creazione di una lingua letteraria: tale è il caso dei dialetti nederlandesi e fiamminghi, che erano basso-tedeschi, ma ora costituiscono un gruppo a parte, grazie al formarsi di una lingua nederlandese-fiamminga. Oggi la distinzione tra lingua (nazionale) e dialetto a livello sociolinguistico, si fonda soprattutto sull’uso amministrativo (ufficiale), che caratterizza la lingua ma non il dialetto, e che alla prima impone una standardizzazione non richiesta al secondo.” 

Proviamo a farne un’analisi: “sistema linguistico di ambito geografico o culturale per lo più limitato, che non ha raggiunto o che ha perduto autonomia e prestigio di fronte agli altri sistemi con i quali costituisce geneticamente un gruppo.” 

E qui il primo appunto: cosa significa “prestigio culturale”? Quali sono i parametri? Esistono fior di opere letterarie, cinematografiche, teatrali, di altissimo livello scritte e rappresentate in lingua. E questa è una verità inconfutabile. Autonomia: cosa e chi ha permesso che la lingua locale perdesse autonomia? E perchè? Per annientare l’identità di quel territorio?

“Per la classificazione scientifica, il momento discriminante perché un sistema linguistico possa considerarsi dialetto è non solo il contrapporsi a una lingua nazionale o di cultura, ma anche l’appartenere a un gruppo di sistemi geneticamente compatto, determinatosi attraverso un complesso di innovazioni e integrazioni sostanzialmente comuni. Secondo le formulazioni più recenti il vecchio assunto di un dialetto inteso come entità autonoma e ben distinta dalla lingua è stato sostituito dalla considerazione della complessità della realtà linguistica, per cui il dialetto, non più unità compatta, ma insieme di sottovarietà, va analizzato in rapporto alle altre varietà del repertorio linguistico con cui esso si trova in contatto. All’interno di un territorio i cui dialetti appartengono alla stessa famiglia spesso è difficile dire dove un dialetto cessi e dove ne cominci un altro, poiché le particolarità dialettali si sovrappongono; si ricorre perciò di solito alla scelta di un certo numero di peculiarità, e si segnano poi i confini dove queste peculiarità nel loro insieme vengono a cessare.” 

Ecco e qui sta il punto: ogni territorio ha il suo dialetto che si è evoluto nei tempi e tramandato di generazione in generazione, portando con se un bagaglio immenso di storia, tradizione e cultura. Ricordo che l’articolo 6 della Costituzione Italiana recita testualmente: la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Ecco apposite norme: La Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, oltre a stabilire all’art. 1 che “la lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano” prevede nei successivi articoli specifiche misure di tutela e valorizzazione per la “lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo” (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l’esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali. Nel 2001 è stato emesso il DPR n. 345 del 2 maggio 2001 (Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche) che disciplina l’uso della lingua delle minoranze nelle scuole e nelle università, l’uso della lingua delle minoranze da parte dei membri dei consigli comunali, comunità montane, province e regioni, la pubblicazione degli atti ufficiali dello Stato nella lingua ammessa a tutela, l’uso orale e scritto delle lingue ammesse a tutela negli uffici delle pubbliche amministrazioni e il ripristino dei nomi originari e la toponomastica. (Fonte Wikipedia)

Ottimo però leggendo l’elenco delle lingue inserite nella legge manca il Veneto, manca il Lombardo, manca il Piemontese. Ricordo che in tutti questi territori il dialetto, o come preferisco definirla io la lingua madre, era parlato da tutti, era la lingua dei nostri padri e dei nostri nonni, la lingua che porta con se quel patrimonio di cultura e tradizione a cui ho accennato prima.

Ultimo punto: Oggi la distinzione tra lingua (nazionale) e dialetto a livello sociolinguistico, si fonda soprattutto sull’uso amministrativo (ufficiale), che caratterizza la lingua ma non il dialetto, e che alla prima impone una standardizzazione non richiesta al secondo. 

E qui non servono commenti: da una parte si autorizza il bilinguismo nelle scuole e negli uffici pubblici e dall’altra lo si nega nel nome di una standardizzazione ed omologazione non sempre richiesta.

Ci vogliono tutti uguali ma uguali non siamo. Ognuno di noi ha la propria storia e le proprie tradizioni alle quali non dobbiamo rinunciare.

Roberto Pisani segretario politico Identità Oltrepò

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4 Comments

  1. giancarlo says:

    Sono in attesa di alcune risposte da un Professore linguistico dell’università di Cassino e del Lazio,
    certo Giuseppe Antonelli andato in onda oggi pomeriggio su Kilimangiaro RAI 3.
    Mi riservo scrivere in proposito se riceverò delle risposte interessanti.
    WSM

  2. Simone says:

    Son Veneto e parlo e penso prima de tuto en Veneto.

  3. giancarlo says:

    Trovo stucchevole ogni disquisizione o dialettica sul termine ” dialetto “.
    Persino l’UNESCO ha riconosciuto la lingua Veneta nata circa 3.000 anni or sono con l’antico VENETICO e proseguita sino ad oggi . Oggi nel Veneto oltre il 65% della Popolazione parla tutti i giorni in Veneto.
    L’italia, la nostra matrigna, non la riconosce, ma riconosce ben altre 19 “lingue” con la scusa delle minoranze.
    Ebbene qualsiasi poliglotta internazionale vi direbbe che i dialetti non esistono. Esistono solo le lingue.
    Il fatto che l’italia si sia impossessata delle Venezie e ci abbia imposto il dialetto toscano…altra buffonata…..come lingua dell’italia, la dice lunga da dove vengono certi sermoni linguistici.
    Io sono Veneto e parlo Veneto tutti i giorni e mi intendo in italiano solo quando serve.
    Beh ? Allora cosa succede ? Niente di niente, anzi auspico che quando otterremo finalmente un’autonomia generalizzata su alcune materie, nelle scuole Venete si possano studiare nuove materie come l’educazione civica, la musica, le arti figurative, la storia delle Venezie e della Serenissima, la lingua Veneta e se occorresse anche la vera storia dell’unità d’italia così la facciamo finita con una storia inventata e non veritiera.
    Se a qualcuno facesse difetto la lingua Veneta se ne faccia una ragione. E poi perché nelle scuole italiane si insegnano lingue straniere e noi Veneti non dovremmo studiare la nostra lingua che per ben 1.100 anni è stata anche parlata a livello diplomatico in tutta europa ed anche in Turchia ???
    WSM

  4. luigi bandiera says:

    Dilemma vero o falso..?
    Beh, non so voi ma io la penso circa cosi’.

    Se ci fosse una intellighenzia sana certe domande non ci sarebbero.
    Notare: anche il Crepet si e’ accorto dopo anni che lo predico che l’intellighenzia in italia non c’e’ e se c’e’ e’ davvero assente. L’altro giorno in TV e non chiedetemi il canale.
    Cosi’ mi suona male il titolo.
    Gia’, che stecca.
    Ocio, non dell’autore, ma dell’andazzo.
    Infatti, se ci fossero intellighenti e cioe’ se ci fosse cultura vera e non fosse essa malata come lo e’ oggi, ai giorni nostri (e’ quasi tutta di sinistra per cui in fallimento) essa direbbe che appunto Giotto non e’ come Cimabue… e via discorrendo; per esempio Manzoni non e’ come Dante.
    La vera cultura e MULTI.

    Ma io sono il vero meno adatto a trattare l’argomento. Ma, viva Dio, se me ne accorgo io analfabeta perche’ gli addetti ai lavori non se ne accorgono o peggio alimentano la SOTTOKULTURA..?

    Poi davvero pensiamo che far scegliere al popolo sia l’azione migliore..?

    Con la scusa che e’ il popolo che ha scelto ce lo infilano a secco..!

    Bon, detto cio’ andiamo sul tema originale…

    Come scrivevo, leggi bene il presente e ecc… se leggiamo davvero bene sto kax di presente troveremmo il passato. Poi d’accordo il futuro…
    Ma stiamo nel presente e cioe’ nel passato.
    Un tempo, gli intellighentis parlavano una lingua mentre i popolani o populisti o i membri del popolo, BUE, ne parlavano un’altra e cosi’, parlando ad es. in greko e si distinguevano da quelli che parlavano in latino o in veneto (sempre esistito il popolo veneto e la sua lengoea).
    Ma oggi prevale il regime della regina di nome CONFUSIONE.
    Vero o falso che il 4 marzo ha vinto e abbondantemente la regina CONFUSIONE..?
    Crepet, mi era antipatico ma dall’altro ieri mi e’ diventato simpatico. Quasi lo amo.
    Cosa volete, la carne e’ debole no..??
    Detta da lui che non ci sono piu’ intellettuali e via discorrendo (era ospite sulla La7, forse).
    Ha avallato il mio pensiero… o no..?
    Come e’ tanto vero che non serve il pezzo di carta per leggere i fatti, remember, per non soccombere…

    Calma e gesso, non sono ne un Rasputin e ne un Nostradamus… mago o veggente poi men che meno…
    Pero’, perche’ io leggo certe cose e gli altri no..?

    E cosi’ sara’ come nel passato e come nel futuro, il nostro presente.

    Il perche’ sta nel fatto che la “pianta” homo, mai stato sapiens sebbene va su Plutone, e’ sempre la stessa. sin dal tempo di Adamo ed Eva.
    Dara’, per questo motivo e per i giorni ad avvenire, solo il suo unico frutto quale:
    pianti, stridor di denti e stragi di innocenti..!
    Flat tax o no flat tax…
    1.000€ al mese o al giorno…

    Siamo davvero solo tanto PECCATORI e MAI CONTENTI..!
    Amen

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