Destra, sinistra, centro. Scusate, dove sono i valori?

President Ronald Reagan knocks his head while responding to a reporter's question during a news conference at the White House March 19, 1987. Reagan said he never deliberatly lied to the public, although he admitted to a misstatment about Israeli involvement in the Iran-Contra affair. (AP Photo/Dennis Cook)

President Ronald Reagan knocks his head while responding to a reporter’s question during a news conference at the White House March 19, 1987. Reagan said he never deliberatly lied to the public, although he admitted to a misstatment about Israeli involvement in the Iran-Contra affair. (AP Photo/Dennis Cook)

di CHIARA BATTISTONI – È l’8 dicembre 1964, a Milano, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, per l’inaugurazione dell’anno accademico 1964- 1965, il professor Miglio conclude la sua prolusione con queste
parole: «(…) destra e sinistra, conservazione e innovazione, sono categorie che acquistano valore soltanto nelle fasi di transito da un’antica a una nuova classe politica; quando quest’ultima si è veramente consolidata esse scompaiono e rimane soltanto l’amministrazione, cioè il vero governo».

Solo qualche mese prima, luglio 1964, dall’altra parte del mondo, alla convention del Partito repubblicano di San Francisco, Stati Uniti, Ronald Reagan, nel suo discorso in appoggio alla nomination del candidato repubblicano Barry M. Goldwater alle presidenziali, dichiara: “Ci viene detto che dobbiamo scegliere fra una destra e una sinistra, ma vorrei suggerire che in realtà una destra e una sinistra non esistono. Esiste soltanto un alto e un basso. Si può salire verso l’alto, elevandosi all’antichissimo sogno dell’uomo di coniugare il massimo della libertà personale con un ordine legittimo. Oppure cadere in basso, nel formicaio del totalitarismo. A dispetto della loro sinaccanto a noi, a poche centinaia di chilometri, fino a quindici anni fa, il totalitarismo comunista privava gli uomini della loro stessa dignità. Aver assistito al crollo del Comunismo (o, più precisamente, al crollo delle sue strutture economiche e in parte sociali) non significa non rischiare più di rivivere aberranti forme di totalitarismo”.

Il confine sempre più labile tra destra e sinistra, infatti, non ci mette al riparo da questo rischio; ci dimostra
solo che la frontiera del confronto ha superato l’approccio di un tempo per orientarsi verso una dimensione senza dubbio più radicale.
La distinzione è tra statalisti e liberisti, piuttosto che tra sinistra e destra, benché poi sia frequente l’apparentamento sinistra – statalisti, destra – liberisti (in linea teorica frutto dei differenti valori costitutivi).
Come possiamo dare la nostra fiducia a uno schieramento piuttosto che a un altro quando non conosciamo con chiarezza i fondamenti dei rispettivi sistemi di pensiero, in sostanza i contenuti della politica proposta? Senza la condivisone dei valori fondanti, senza la conoscenza dei contenuti non c’è fiducia.

Lo aveva capito molto bene Ronald Reagan che, nel discorso di addio alla presidenza degli Stati Uniti, nel gennaio 1989 diceva: «Mi hanno chiamato “il grande comunicatore”. Ma non ho mai pensato che fossero il mio stile o le parole che usavo a fare la differenza: era il contenuto. Non ero un grande comunicatore,
ma comunicavo grandi cose, e non sono fiorite dalla mia mente, venivano dal cuore di una grande nazione, dalla nostra esperienza, dalla nostra saggezza e dalla nostra fede nei principi che ci hanno guidato per due secoli. L’hanno chiamata la rivoluzione Reagan. Beh, lo accetto, ma a me è sempre sembrata più come una grande riscoperta, una riscoperta dei nostri valori e del nostro buon senso. Il buon senso ci diceva che quando metti una grossa tassa su qualcosa, la gente ne produrrà meno. Così abbiamo tagliato il livello delle tasse e la gente ha prodotto più che mai». (da Ronald Reagan L’uomo che aprì il XXI secolo – Fondazione
Liberal – numero 25 – pag. 138).

Siamo tutti affamati di contenuti; vorremo sapere quali sono le intenzioni di sinistra e destra sulle questioni di fondo, vorremmo cioè sapere dove sta l’Uomo rispetto allo Stato nei rispettivi programmi, vorremo capire qual è il peso assegnato alla libertà individuale, qual è la rispettiva rappresentazione dello Stato, per capire se è considerato solo uno strumento oppure è il fine ultimo a cui sacrificare anche l’individuo. È proprio da queste risposte che dipende la nostra scelta e da cui discendono i percorsi operativi della politica (per fare solo alcuni esempi, la riduzione o l’aumento delle tasse oppure il riconoscimento, o meno, delle coppie di fatto o ancora il riconoscimento della libertà religiosa).

In un passo successivo del discorso che ho prima citato, a proposito della rivoluzione americana e del credo su cui costruire la libertà, Reagan ricordava: «La nostra è stata la prima rivoluzione nella storia del genere umano che ha davvero cambiato il significato dello Stato, e con tre piccole parole: “Noi, il popolo”. “Noi, il popolo” dice allo Stato cosa fare; non lo dice Destra, sinistra, centro. Plutarco ci aveva avvertito,
il vero distruttore delle libertà delle persone è chi distribuisce loro prebende, donazioni e benefici”.
Miglio e Reagan. Due mondi diversi, due diverse storie personali, pubbliche e private, eppure un medesimo richiamo, deciso e vibrante, al fondamento della nostra società, la libertà. Anni fa due uomini, due grandi della storia contemporanea, mettevano a fuoco ciò che tuttora sfugge a buona parte dell’odierna classe politica italiana. Anche il cittadino più distratto non può non cogliere la vacuità dei temi discussi sempre più spesso nelle arene politiche; ci si scontra sui dettagli ma si evita di discutere sulle questioni di fondo, quelle su cui poggia l’intero impianto democratico occidentale, come se la libertà di cui godiamo oggi non fosse una conquista consapevole e sofferta ma semplicemente un elemento strutturale, ineludibile della nostra quotidianità!

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