“Destra e sinistra” e “Progressisti-conservatori”, il vuoto delle parole

 

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Nei discorsi dei politici regnano le parole di moda. Che abbiano un significato o meno non li interessa, l’importante è far sapere che chi le pronuncia “è in linea” o, con una neo-parola che lo “definisce” culturalmente superiore , è  “in” insomma.  Veniamo alle parole del binomio”sinistra-destra”.

Se uno fa discorsi “sociaIi” è di sinistra, per definizione,  come se la sinistra avesse sempre difeso gli interessi dei meno abbienti e invece, come è avvenuto in realtà, non si fosse appropriata della targa di difensore per fare i propri interessi di potere e, perché no, personalmente economici. Pensate solo, fresco fresco, al tentativo attuale di scalata del sindacato al salvadanaio dell’INPS.

In modo analogo è classificato di destra chi sostiene la liberalizzazione dei mercati, anche se poi , in pratica (almeno in Italia)  , difende a spada tratta l’orticello suo e dei suoi amici , al fine di non subire i “danni” della concorrenza. In realtà destra e sinistra sono due targhe dotate di una ideologia fondata su alcuni elementi chiave: l’assoluta superiorità del mercato (ossia , più in generale di quello che vuole la gente) e l’assoluta superiorità dello Stato (ossia di quello che decidono di fare pochi eletti, quando vengono eletti peraltro, visto che non è più di moda). In realtà, come in tutte le cose di questo mondo, la verità sta nel mezzo.

Basta dichiarare in partenza di appartenere ad uno dei due schieramenti che, tutto diventa lecito. Anche in caso di scorrettezze o di falsità. E il giudizio su una persona viene dichiarato non in base alla fondatezza di quanto esprime su uno specifico problema, ma allo schieramento al quale, in partenza, ha dichiarato di appartenere. Se io, considerato uomo di destra, dico o scrivo che i dipendenti non devono essere sottopagati, sono “di destra” sì, ma con un pensiero di sinistra.

Analogo scempio è fatto con il binomio progressista-conservatore. Se uno esprime un’idea nuova  è subito considerato un progressista, anche se l’idea è una emerita cavolata. Per contro se una persona è perplessa davanti ad una nuova proposta , viene subito classificato come conservatore. Manco a farlo apposta si tende sempre a far comparire progressisti i “sinistri” e conservatori i “destri”. Sarà il caso di avere sempre ben presente che i ”sinistri –progressisti” hanno fallito nel 100% dei casi poiché, applicando le loro teorie, hanno distrutto l’economia ed il benessere di intere nazioni (circa 40). L’URSS è l’esempio più eclatante dove il popolo è stato ridotto alla fame essendo stati costretti perfino ad importare grano da paesi “di destra “ come il Canada e gli USA  nonostante gran parte dell’ URSS sia costituita da terre abbondantemente coltivabili a grano.

E perfino nella gara verso le innovazioni l’URSS ha clamorosamente perso la gara della tecnologia, ossia di un qualcosa di molto avanzato,  davanti agli USA paese retto da “conservatori” per definizione e  dove, più in generale, i progressi sono stati realizzati, in gran parte regnanti i repubblicani, definiti, dai sinistri italioti, due volte conservatori. E l’Italia?

E’ l’unico stato al mondo dove, pur non essendo saliti al potere i sinistri-progressisti, ma essendo state applicate tutte (o quasi tutte) le loro meravigliose  teorie, si è riusciti a distruggere la struttura economica del paese. Ed in una maniera tale da non intravederne la via di uscita , dato che si è stata perfino scalzata ogni base culturale. Questo è il meraviglioso risultato della “fantasia al potere”. In sintesi, nel grande parco dell’umanità, si può tranquillamente dichiarare che  uno che non vuole mai cambiare niente non è un conservatore : è un imbecille , mentre uno a quale qualunque proposta di novità si faccia la accetta ad occhi chiusi, solo perché è nuova è un boccalone o, più efficacemente, come dicono da noi un “pistola”. In realtà le persone accettabili sono quelle che hanno in se una ben dosata miscela dei due concetti.

A conclusione possiamo tranquillamente affermare che queste distinzioni sono state fatte dai soliti marxisti che hanno, come dettame operativo, il seguente  : “chiama la seggiola, tavolino e tavolino la seggiola e poi dai del villano a chi si siede sul tavolo”.

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4 Comments

  1. In politica, la discriminante tra destra e sinistra, cercata in chiave sociologica, è riconducibile a due ossessioni:

    – la prima (il tormento della destra) è la fobia verso gli elementi percepiti come incompatibili con i modelli in uso nella società;

    – la seconda (l’assillo della sinistra) è l’intolleranza nei confronti dei modelli che appaiono imposti dalla società.

    Per afferrare il significato di queste righe, occorre spiccare un salto indietro negli anni, ricordandoci le principali inquietudini che ci hanno assalito durante il processo d’inserimento nella società, quando, da bambini, abbiamo intrapreso a frequentare la scuola, meglio: la classe.
    Proprio all’interno della classe abbiamo avuto a che fare con un compagno fonte di un certo disagio: era il “cattivo Giannino”, lo scolaro dall’atteggiamento irriguardoso e dal profitto non proprio brillante, l’alunno seduto all’ultimo banco che quasi certamente ti rubava la merenda, l’abituale ritardatario munito di un solo quaderno, deformato dalle innumerevoli orecchie e zeppo di orribili scarabocchi, il delinquentello dal quale era meglio tenersi alla larga, se non volevi ritrovarti con qualche livido o col grembiule strappato. Ancora: l’irrecuperabile discolo che aveva l’impudenza di mostrare il pistolino alla compagna del secondo banco e che, al rientro dal gabinetto, emanava un terribile odore di sigaretta.
    Certamente il “cattivo Giannino” ha costituito, per chi più e per chi meno, un cruccio all’interno della classe/società. Non dobbiamo però scordarci di un altro compagno, origine di angosce forse più devastanti, era il “bravo Pierino”, rampollo di buona famiglia: lo scolaro che occupava il primo banco, attento alla lezione, rispettoso verso gli insegnanti, premuroso nei confronti dei compagni indigenti, beneducato, vestito in modo consono con l’ambiente frequentato, mai spettinato, provvisto di libri foderati e disposti bene in ordine. Quello che riponeva con cura le matite nell’astuccio dopo averle usate, che eseguiva con diligenza i compiti assegnati, nella cui pagella erano riportati i voti più alti, che tutte le mattine sostava davanti al portone della scuola per almeno cinque minuti, nell’attesa della campanella d’ingresso.
    Un modello da imitare, la pietra di paragone quando percepivamo l’ansia di non essere all’altezza nella competizione sociale, e ogniqualvolta il rimbrotto del genitore, o l’osservazione dell’insegnante, facevano riferimento, più o meno sottinteso, a quella figura.
    Era proprio il “bravo Pierino” che ci turbava particolarmente, soprattutto quando lo avvertivamo imposto dalla società come modello comportamentale.
    E’ di fondamentale importanza rimarcare che il “bravo Pierino”, nei propositi della presente “trattazione”, non è da considerarsi bravo in senso assoluto, ma come modello di riferimento che la società, a volte sbagliando, valuta positivamente, ma soprattutto che pretende di imporci. Analogamente il “cattivo Giannino” non va inteso come sicuramente riprovevole, ma come elemento che la società, cadendo non di rado in errore, considera negativamente.
    Si può osservare come il disagio generato della figura del “bravo Pierino” prevalga nelle persone emotivamente a sinistra, mentre la fobia nei confronti del “cattivo Giannino” sia una peculiarità della destra.

  2. Pedante says:

    Lo Stato – la coercizione – è l’antitesi del mercato – il libero arbitrio. Il mercato si confonde con il mercantilismo.

  3. marco preioni says:

    Condivido la tua analisi e la fenomenologia che ne scaturisce.
    I padani sono per dna dei conservatori che ignorano di esserlo e detestano sentirselo dire. Quindi,per timore che qualcosa cambi, e cambiando li possa danneggiare, tutti si dichiarano progressisti, se di sinistra e riformisti, se di destra. La sintesi lib-lab è data dalla endiadi progressista & riformista liberal-socialista.
    Emerge semmai un criterio di sostanziale distinzione tra l’ essere di “destra” e di “sinistra”.
    Il primo infatti privilegia la sfera privata e la libertà di ciascun individuo e vede nello stato-arbitro il punto di composizione dei contrastanti interessi dei cittadini in libera competizione tra di loro; l’ altro ammicca alla corporatività dello stato, portatore di un proprio preminente interesse, che può fondarsi su canoni tanto etici quanto estetici, ed alla sottomissione dell’ individuo alla finalità della realizzazione del modello ideale di società.
    Chi fa più danno? Chi si cura prima di tutto di sé, o chi vuole modellare la vita degli altri?
    Marco Preioni

  4. eugenio ceroni says:

    Perfetto.Purtroppo in Italia è così

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