Casse al verde, alcuni Comuni non pagheranno gli stipendi di agosto

di GIANMARCO LUCCHI

«A partire dal mese di agosto alcuni Comuni, come Lecce, rischiano di non riuscire a pagare gli stipendi dei propri dipendenti»: lo ha detto ieri, al termine della Conferenza Unificata, Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e vicepresidente dell’Anci. Il combinato disposto dei tagli e delle minori entrate dell’Imu (che hanno causato anche corrispettivi tagli ai trasferimenti verso i comuni) «mettono in grandi difficoltà capoluoghi e città anche grandi – spiega Cattaneo -. Confidiamo che la prossima settimana, in Conferenza Stato-Città, si correggano le distorsioni». Ormai non si può più parlare di generiche preoccupazioni dei comuni, siamo alla resa dei conti». Lecce avrebbe ricevuto solo un terzo del gettito Imu previsto. «In alcuni comuni – dice Cattaneo – non ci sono più soldi in cassa. Nella Conferenza Stato-città della prossima settimana è necessario che il governo dia ufficialmente seguito all’impegno di colmare i minori introiti Imu, anche perchè quelle città che hanno incassato di meno rispetto alle previsioni del governo si sono già viste tagliare i trasferimenti in misura corrispondente alle errate previsioni sugli introiti». Per Cattaneo «questo è l’esempio lampante di come i nostri allarmi fossero fondati. Il vero punto critico – aggiunge – si raggiungerà a fine anno, con le seconde rate Imu e la chiusura dei saldi obiettivo del Patto di stabilità. Moltissimi Comuni rischiano di non rispettare il Patto, un’eventualità che danneggerebbe fortemente i conti dello Stato». «Io piuttosto – ha concluso – preferisco non rispettare il Patto di stabilità che alzare l’Imu».

Ma come, non era tutto a posto, e il bilancio della Regione Siciliana non era forse il più bello del reame? Così sembrava dopo che dall’isola s’erano molto piccati perché qualcuno aveva adombrato lo spetto del default.  E ieri invece i “deputati” dell’Assemblea siciliana (sono in pratica consiglieri regionali, ma loro si sentono onorevoli e hanno un trattamento pari ai senatori della Repubblica) hanno scoperto che la Regione non ha i soldi per pagare i loro stipendi di luglio ne’ quelli dei dipendenti dell’Ars. Gli ottimisti prevedono che il ritardo sara’ di una decina di giorni, ma intanto trova conferma la crisi di liquidita’ di cui in questi giorni ha parlato il governatore Raffaele Lombardo, il quale ha sempre respinto l’allarme su un possibile default e che soltanto ieri ha rassicurato il premier Mario Monti sulla solidita’ del bilancio.

I conti saranno a posto, ma il posto piu’ invidiato dai siciliani, quello che occupano i 90 parlamentari dell’Ars, produce i primi scricchiolii. Non era mai accaduto in 66 anni di autonomia statutaria che le casse della Regione fossero cosi’ al verde: non c’e’ un euro neanche per i Tfr. Con un bilancio di 27 miliardi, sembrava una bazzecola per palazzo d’Orleans tirare fuori i circa 160 milioni annui da destinare all’Ars per pagare i deputati (13 mila euro netti al mese) e i 293 dipendenti (oltre ai 78 che lavorano nei gruppi), alcuni dei quali, come i consiglieri parlamentari, sfiorano la cifra di 10 mila euro.

Ovviamente s’è levata una canea senza precedenti. Il presidente dell’Ars, Francesco Cascio (Pdl), se l’è presa con l’assessore all’Economia Gaetano Armao, reo di trattare i deputati ”come un qualunque fornitore” e spiega che i suoi rapporti con il governo regionale di Raffaele Lombardo sono ”piu’ di odio che d’amore”. Prima di entrare in aula (le sedute andranno avanti ad oltranza fino al 31 luglio, quando Lombardo di dimettera’, nel tentativo di approvare norme per ridurre la spesa) qualche deputato ha tenuto a sottolineare che le indennita’ ai parlamentari dovranno essere pagate dopo il mensile dei dipendenti ”che vivono di stipendio”, ha detto il capogruppo del Pid Rudy Maira.

Intanto, il responsabile Economia del Pd siciliano, l’ex assessore al Bilancio Franco Piro, spinge perche’ la spesa dell’Ars sia parametrata, a partire dalla prossima legislatura, su 70 deputati, con un risparmio che secondo i suoi calcoli si aggirerebbe intorno al 40%. 70 non e’ un numero a caso: il Senato, infatti, ha gia’ approvato la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei deputati, voluta dall’Ars; ma il rischio e’ che non ci sia tempo, da qui alle elezioni anticipate del prossimo 28 e 29 ottobre, perche’ il provvedimento passi anche alla Camera. ”Ma anche in questo caso – spiega Piro – si potrebbe intervenire con la riduzione delle indennita’ e delle spese per il personale. Sarebbe un bel segnale”. A regolare gli stipendi dei parlamentari ci pensa una legge del ’65, la numero 44, approvata dopo 19 anni dall’istituzione dell’Ars (nata prima della Repubblica). Con una scelta tanto autonoma quanto arbitraria, l’Ars decise di far riferimento al trattamento del Senato. Nessuno ebbe da ridire, e ancora oggi lo Statuto autonomista, come ha spiegato nel pomeriggio alla Camera il ministro Piero Giarda, non consente ingerenze dello Stato in materia di bilancio della Regione. Ma adesso nel fortino blindato di palazzo dei Normanni cominciano a scarseggiare i ”viveri”.

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5 Comments

  1. oppio 49 says:

    pazienza gente, anche questo porta acqua al mulino dell’indipendenza….

  2. FrancescoPD says:

    FINALMENTE e periamo che comincino a lasciare a casa passacarte e passeggiatori che non fanno altro che rubare lo stpendio e impedire alla gente per bene di realizzare i propri progetti di vita e lavoro.
    Ai dipendenti pubblici appiedati,… ma chi se ne frega, vadano a trovarsi un lavoro come tutti i cristiani!!,.. altro che assunzioni pro quota di qualche politico delinq….

  3. lory says:

    è ora di farli morire di fame !

  4. Dan says:

    Dio che facce da culo hanno… quale lesa maestà trattare lor signori come dei fornitori qualunque. Come ci si permette di non pagarli allo stesso modo di chi lavora sul serio !
    Fornitori e prestatori di servizi possono andare ad impiccarsi tra i debiti ed equitalia, ma lor signori no.

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