Depardieu: troppe tasse in Francia, E compra casa in Belgio

di STEFANO MAGNI

Gerard Depardieu è l’attore che, più di tutti, incarna i miti e le icone della Francia. I più piccoli lo ricordano per avere interpretato Obelix, il simpatico ciccione forzuto amico di Asterix, resistente contro l’occupazione romana. I più colti, invece, lo vedono ancora come Danton, nell’omonimo film di Andrzej Wajda (1983) sul leader rivoluzionario finito sulla ghigliottina dopo essere stato epurato dal più “puro” Robespierre. Ieri si è diffusa la notizia che il vero Depardieu ha compiuto, nel suo piccolo, un atto di resistenza. Non ha picchiato gli invasori romani, come i galli di Asterix. E non si è fatto mandare sulla ghigliottina, come Danton. Ma ha semplicemente comprato (in gran segreto) una casa in Belgio, a Nechin, vicina alla frontiera. Preparandosi, come specula la stampa internazionale, a cambiare residenza e a non pagare gli esosi tributi imposti, non dai romani, bensì dal presidente francese François Hollande, il nuovo Robespierre, che vuole spogliare i “privilegiati” di tutti i loro beni per darli allo Stato francese. Politicamente parlando, un atto di rifiuto di Depardieu sarebbe coerente con la sua presa di posizione a favore della rielezione di Nicolas Sarkozy. Ma i motivi potrebbero essere ben più pratici: con quello che guadagna, verrebbe sottoposto ad una tassa del 75% (i due terzi) del suo reddito. La nuova super-aliquota verrà infatti imposta a tutti i redditi superiori ad 1 milione di euro annui.

Hollande lo ha promesso in campagna elettorale e lo sta ribadendo in questi giorni. In conferenza stampa, lo scorso settembre, alla domanda se vi fossero eccezioni almeno per artisti e calciatori, il presidente francese ha risposto che: “non ci sarà alcuna eccezione”. Danton, alias Gerard Depardieu, secondo il nuovo corso rivoluzionario della politica di Parigi, subirebbe la ghigliottina fiscale, considerando che nel 2010 ha guadagnato 2 milioni di euro e nel 2008 ben 3,5 milioni (fonte: paiecheck.com). Ora, restando in Francia, potrebbe diventare povero come un altro suo noto personaggio: Jean Valjean, dei “Miserabili”. E se rifiutasse di pagare, potrebbe fare anche la fine del giovane Valjean: in galera. Per evitare questa ben misera prospettiva, non gli resta che una sola strada, già intrapresa da un altro suo noto personaggio: George Fauré, emigrante in “Green Card” (di Peter Weir, 1990). La sua nuova casa “segreta” in Belgio è un chiaro sintomo che il grande attore francese abbia già optato per questa soluzione.

Non sarebbe l’unico. A settembre, Bernard Arnault, il miliardario (è l’uomo più ricco di Francia) proprietario del gruppo del lusso Lvmh, ha già fatto domanda per la cittadinanza belga. Arnault nega che si tratti di una volontà di fuga dal fisco. Manterrebbe infatti anche il passaporto francese e pagherebbe le tasse a Parigi. Ma la stampa d’Oltralpe, da settembre ad oggi, specula sul fatto che la sua intenzione sia realmente quella di fuggire dalle maglie del fisco parigino. Avendo un reddito di 4 milioni di euro annui (stima di Le Monde Diplomatique per il 2008) dovrebbe praticamente risanare, di tasca sua, i conti pubblici francesi.

Se la fuga di questi uomini dovesse diventare definitivamente una realtà, la Francia perderebbe un grande patrimonio umano oltre che finanziario. Un Gerard Depardieu in esilio volontario sarebbe un brutto colpo all’immagine di un Paese che tuttora si presenta come un faro di civiltà per tutta l’Europa. E che dire di Arnault, punto di riferimento per la cultura, oltre che per la finanza: la sua azione da mecenate aiuta, da anni, tutte le arti in Francia. Ma questo aspetto sfugge alla cultura dell’invidia sociale, imperante nell’Esagono. Il quotidiano comunista Libération, speculando sulla possibile fuga di Arnault, titolava “Vattene, ricco coglione!”. Per un marxista, infatti, “ricco” è sempre sinonimo di “sfruttatore”. E per i nuovi populisti, il benestante è automaticamente “ladro”, solo perché vive meglio di altri cittadini. È questo lo spirito con cui la nuova Francia tratta i suoi uomini più produttivi. Ed è ovvio, dunque, che questi ultimi si ribellino. Per lo meno scappino in Belgio, dove dovranno pagare “solo” il 50% del loro reddito: tantissimo, in termini assoluti, ma sempre una boccata d’ossigeno rispetto all’espropriazione voluta da Hollande.

Questa forma di resistenza pacifica sarà possibile finché rimarrà una qual certa competizione fiscale fra Paesi indipendenti. Non è un caso che la classe dirigente dell’Unione Europea predichi, da anni, più “armonizzazione” fiscale, così che tutti debbano pagare le stesse tasse, ovunque entro i confini dell’Ue. “Stai fermo, fatti spogliare”, questo è il messaggio degli euro-entusiasti. Ma, finché non lo tradurranno in realtà, sarà sempre possibile votare, coi piedi, contro di loro.

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One Comment

  1. Dan says:

    Se adesso fa le valigie anche Jean Reno sulla francia può piovere plutonio: non me ne fregherà più niente

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