Democrazia diretta: ecco tutti i benefici di un sistema tipo quello svizzero

di FRANCO FUMAGALLI

Per poter conoscere e apprezzare i caratteri distintivi della Democrazia diretta nei confronti di quella rappresentativa (quella attualmente in vigore in Italia) è utile riportare, in sintesi, alcuni degli aspetti pratici risolti da questa forma di sistema politico-amministrativo.

I benefici della democrazia diretta possono così essere riassunti:

–     equità nella gestione del potere politico;

–     effettivo controllo dei cittadini sul potere politico;

–     sviluppa il senso di responsabilità nei cittadini;

–     costringe i politici a maggior trasparenza;

–     miglior conoscenza politica dei cittadini;

–     blocco dei meccanismi di spartizione tra i partiti;

–     toglie tutti i privilegi ai governanti;

–     rende impossibile la burocrazia;

–     il sistema parlamentare non è indispensabile per scrivere leggi;

–     impedisce alla burocrazia e alle lobby di “governare” il paese;

–     permette al revoca dell’eletto con iniziativa popolare.

In quest’ultimo caso, la revoca, effettuata in modi e con regole precise, permette che amministratori incapaci o disonesti possano essere :

–     sollevati dagli incarichi;

–     aiuta l’amministratore a conservare la mentalità di candidato;

–     è un modo per ricordare agli eletti che sono dei dipendenti;

–     riduce il potere delle lobby;

–     permette al cittadino di interessarsi di più su come vengono affrontati i

problemi;

–     risoluzione rapida di conflitti partitici;

Oltre a questi controlli esercitati dai cittadini sui partiti e sui politici, vi sono anche riscontri positivi di carattere economico nei Paesi in cui viene praticata. Alcuni di questi benefici possono essere così sintetizzati:

–  migliore efficienza dell’amministrazione pubblica;

–     minor spesa pubblica;

–     minor debito pubblico;

–     spese pubbliche effettuate per risolvere i problemi dei cittadini;

–     tassazione generale solo per il pagamento dei servizi erogati

Può anche essere ricordato che i sistemi di voto per esercitare la democrazia diretta, sono efficaci e meno costosi. I referendum si attuano in diversi modi:

–     ci si può recare alle urne;

–     votare per posta;

–     via internet (diversi test sono stati realizzati con successo).

Si può sottolineare, per chiarezza, che i referendum sono autentica espressione di volontà popolare poiché  parte dai cittadini ed è da loro controllato. Per ultima ma non certo la meno importate annotazione: l’unico modo per insegnare la democrazia diretta (autogoverno) è praticarla.

*Unione Padana Mantova

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35 Comments

  1. Franco says:

    Grazie a David per le precisazioni. Saranno argomenti per poter determinare un’ulteriore controllo dei cittadini sui rappresentanti e sui loro traffici. Si può sempre migliorare. Solo che gli svizzeri ,volendo, potrebbero, mentre a noi è preclusa ogni possibilità. Per ora.

  2. d’accordo, ma per arrivare lì che si fa?

  3. david says:

    Articolo discretamente illuminante, ma, da svizzero, mi preme fare qualche distinguo:

    – blocco dei meccanismi di spartizione tra i partiti;

    Frase fuorviante: nella confederazione (ed in ognuno dei cantoni) il potere politico è de-facto diviso tra i vari partiti e gli enti sotto il controllo statale soffrono (come in ogni altro paese del globo) del principio di spartizione tra i partiti. L’unica (mica poco) sottile differenza è data dall’assenza di una reale opposizione: tutti i maggiori partiti sono chiamati a governare e questo porta ad una “spartizione partitica” forse più egalitaria ma tuttavia presente.

    – impedisce alla burocrazia e alle lobby di “governare” il paese;

    Fatevi un giro a palazzo federale prima di dire certe castronerie: i lobbisti sono in maggioranza rispetto agli inservienti. Già che ci siamo diamo anche un’occhiata alla composizione del parlamento: avvocati, titolari d’impresa, membri di consigli d’amministrazione.
    Il diritto referendario permette di controllare relativamente il fenomeno del lobbismo che è comunque presente.

    – permette al revoca dell’eletto con iniziativa popolare.

    Vero. Addirittura è prevista questa possibilità in ognuno dei singoli parlamenti cantonali e, in casi gravi, si può richiedere la revoca totale del governo.
    Questa è la teoria. Non ricordo sia mai stata applicata però.

  4. Cantone Nordovest says:

    Ma che bella lista della spesa ! Vogliamo aggiungere una proposta concreta ? Io ci provo :

    alziamo la soglia delle firme e bilanciamo con l’abolizione del quorum !

    Parto dalla premessa che la costituzione non è , e non deve essere , una sorta di “vacca sacra” , e come tale inemendabile .

    Il progresso tecnologico e una più estesa cultura rendono ormai attuabile un cammino a beneficio di una più penetrante forma di DEMOCRAZIE DIRETTA – a discapito della ottocentesca (o quasi) forma di DEMOCRAZIA DELEGATA

    Un tempo x votare occorreva essere contribuenti – cioè pagare le tasse .

    I nullatenenti erano esclusi , sul fondamento che solo chi pagava le tasse aveva il diritto di eleggere coloro che con quelle tasse avrebbero gestito la cosa pubblica.

    Giustamente questo principio era iniquo ed è stato soppresso.

    Ora però penso occorra recuperarne un certo spirito – in questo senso : solo chi dimostra un minimo di interesse e di spirito di sacrificio (cioè muove il culo e va a votare) ha diritto di concorrere alla determinazione degli indirizzi legislativi .

    Giusta e sacrosanta , quindi , l’abolizione del quorum nei referendum !

    Esiste peraltro , evidentemente , un problema generale di “verifica della serietà della proposta referendaria” , onde evitare appunto che un comitato qualsiasi indica referendum sulle materie più strambe .

    Ora , io credo che questo esame di “verifica” debba concretizzarsi non in DUE bensì in UNO soltanto passaggio – e cioè in quello della raccolta delle firme utili x l’indizione del referendum.

    In proposito si può alzare fin che si vuole il numero necessario (da 500.000 a 1 milione … 2 milioni ?) … ma una volta che questo numero è stato raggiunto , si deve presumere che l’argomento oggetto di voto referendario abbia acquisito la necessaria DIGNITA’ per provocare una risposta popolare che abbia senz’altro efficacia – indipendentemente dal quorum .

    A favore dell’ abolizione del quorum si può altresì addurre un elementare ed intuitivo principio di economia processual-amministrativa : se un quesito non ha la dignità di smuovere il corpo elettorale , verifichiamolo nella fase della raccolta firme ! (ripeto : le portiamo a 1 milione.. a due milioni , quello che volete VOI CLASSE POLITICA)

    Così evitiamo che tanti elettori si scomodano x niente ad andare a votare quando il quorum poi non c’è

    facebook > Cantone Nordovest

    • Giancarlo says:

      D’accordissimo. Tutte proposte di assoluto buon senso, che a suo tempo solo il partito radicale ha cercato di portare avanti e che ovviamente sono finite nel nulla. Ora forse i tempi sarebbero maturi per riproporle, perché l’opinione pubblica credo le abbia abbastanza interiorizzate. Ma chi può farlo? Forse la barbarica destra italiana, che include Lega, ex-AN, PdL? O gli sfascisti del “tanto peggio, tanto meglio” à la Beppe Grillo nonché diversi “indipendentisti”?

  5. io,moi says:

    la democrazia diretta è come il federalismo, tutti ne parlano, ma, nessuno è mai riuscito a spiegarne il significato in maniera esaustiva, cosa vuol dire… democrazia diretta.. quali sono le basi per costruire una democrazia diretta e quali potrebbero essere le controindicazioni, di tale processo?
    il populismo, la xenofobia, l’utilitarismo, la completa preclusione della politica da parte delle fasce meno abbienti, la continua ricerca da parte della politica di scendere a patti con la finanza, il franchising della politica in mano a uno sparuto gruppo di piccoli e medi imprenditori (spesso analfabeti) affamati di danaro… senza scrupolo alcuno, che gestiscono i loro partitini populisti a mo di aziendina familiare, stile anni 60, con il padre-padrone, la prole da sistemare dentro l’azienda,stile.. il ‘cummenda’ che tutto dirige e tutto controlla…

    Quali paesi applicano il concetto puro di democrazia diretta?
    Perché certa politica terzomondista (con i suoi partiti-azienda) ha sempre pronto lo slogan confezionato per le casalinghe di voghera…
    l’elisir, utile a scacciare tutti i mali…
    parole chiavi:
    anni 80-90
    padania libera 1.0
    secessione 1.0
    roma ladrona 1.0
    parole chiavi:
    anni 90–
    federalismo 2.0
    secesiun 2.0
    prima il nord 1.0
    etc…

    • sandrolibertino says:

      Già che si tira in ballo la Svizzera…
      In Svizzera esistono dei cantoni (Appenzello interno,
      Appenzello esterno, Glarona ecc. dove esiste ancora la

      “Landsgemeinde”

      Ci si riunisce due volte all’anno nella piazza della capitale di quel cantone (Regione) se piove, nevica o c’è il sole.
      La scheda che autorizza il voto è una spada sottile e lunga ca 110 cm-
      I partiti espongono una nuova legge, una mozione, una grande costruzione tipo stradale, ospedale ecc. Alla fine della discussione si vota per alzata di mano…e si deve chiudere l’ombrello… Se questo è evidente ok argomento accettato o rifiutato. Se le differenze sono minime si deve tenere alzata la mano fino alla fine della conta. Caso mai uno per partito fà il riassunto a favore o contrario e si rivota. I partecipanti (maschi e donne sopra i 18 anni) sono in media ca 10.000 persone. Poi tutti vanno ad abbeverarsi del loro liquore alle erbe nostrano.
      E’ una cosa che esiste da secoli e non hanno alcun interesse ad abolirlo.

      Per quel che riguarda trasparenza, spartizione degli affari ai partiti, privilegi, lobby che governano il paese, spesa pubblica, gli eletti vengono ricordati che sono dipendenti ho i miei dubbi, comunque regolarmente questi nodi vengono a galla e il politico si ritira pre motivi privati

      Le lobby in Svizzera la fanno da padrone: diversi direttori di aziende tipo banca, assicurazioni, automobilistico sono anche consiglieri nazionali…
      Per quel che riguarda la soluzione dei conflitti in Svizzera si conosce la parola compromesso se esso non c’è su un determinato argomento lo si mette nel cassetto e regolarmente lo si tira fuori per vedere se si puo fare compromesso.

      Le votazioni per diretta, per posta o internet c’è.

      Le tassazioni sono cantonali. Il piu’ caro è il Giura il meno caro è Zugo dove c’è la concentrazione di indirizzi ma anche ditte che hanno la sede principale. Il Ticino è attualmente il 5. meno caro

      Ecco, alcune precisazione sulla democrazia diretta in Svizzera fatte da uno Svizzero

  6. Flit says:

    Il nostro popolo si dichiara “imbrogliato” dal sistema elettorale, sconfessa i “listini” che ha votato e si autoassolve sistematicamente delle sue sciagurate scelte elettorali.

    Non ha saputo scegliere i propri rappresentanti, come saprebbe gestire direttamente il potere politico/amministrativo ?

    Dobbiamo copiare quel che fanno da più di settecento anni i successori di Guglielmo Tell ?

    Lasciamo perdere, siamo i successori di Arlecchino, di Gianduia, di Brighella, di Pantalone, del dott. Balanzone…..!

    Per vent’anni abbiamo saputo fare solo le carnevalate a Pontida….!

    Altro che scope, ci vuole il Flit !

    • Vittore Vantini says:

      Le tue sono parole amare e sarcastiche che hanno un fondo di verità non trascurabile. Ma questo non basta! Pochi o tanti che siamo, dobbiamo non mollare. Certo la Lega ha tradito tutto e tutti (per non parlare degli altri Partiti) e ha perso il diritto di essere creduta. Ma ci sono seri movimenti indipendentisti sia in Lombardia che nel Veneto, che non sarebbe male ascoltare e magari aiutare.

      • Flit says:

        Li ascolto, li seguo, li ho anche aiutati mettendoci la faccia (ed il companatico) e le mie esperienze professionali, ma ho trovato troppi ….. che “si inventano” storici, economisti, costituzionalisti ecc. mischiati a pochi personaggi preparati.
        In democrazia, anche in quella interna ai movimenti ed ai partiti, quattro analfabeti sconfiggono tre premi Nobel: è stata la rovina della Lega e mi sembra esserlo anche dei piccoli movimenti: spero comunque di sbagliarmi !

        Buona serata !

        • max says:

          Lei ha centrato il nocciolo del problema quattro spala merda,che non ascoltano la voce di chi ne sa più di loro,infatti la Lega muore e con lei anche noi proprio per questo motivo,infatti oggi la gente si scandalizza della Minetti,ma Bossi ha messo il suo autista al comune di Milano,la guardia del corpo Senatore,un’alfabeta addirittura vice-presidente del senato,è ovvio che poi ogni movimento che nasce i capetti non vedono l’ora di incassare quei 20mila duri al mese,referendum per collegarsi alla svizzera lo voto subito.

  7. Albert Nextein says:

    Tutto bello,tutto giusto.
    Ma se queste cose non ce le prendiamo, nessuno ce le dà.
    Ne possiamo parlare e trattare in ogni occasione ed in ogni luogo,e facciamo bene.
    Ma alla fine della giostra occorre esser pragmatici e riconoscere che solo su un terreno a tabula rasa si potrebbe costruire una cosa simile.
    Quindi il punto diventa : come ci si arriva ad una tabula rasa?.
    Le risposte, al momento attuale, le conosciamo.
    Rivolta fiscale,rivolta armata, default europeo.

    Qualcuno suggerisce o prefigura una o più strade diverse per cambiare tutto dalla costituzione in poi?

  8. Giacomo says:

    Bella lì, Fumagalli. Mi fa piacere che anche dalle parti di Unione Padana si parli di queste cose. Arrighini non era mai stato tenero né possibilista sull’argomento. Come sa anche Pro Lombardia Indipendenza è molto attiva sull’argomento. Se ci si incontrasse?

    • Flavio Poli UPA says:

      Mi sembra che Padenghe é un’ottima opportunità per parlare anche di questo con altri movimenti.

      • Giacomo says:

        non ne so nulla (mea culpa). Mi daresti qualche informazione?
        Grazie 🙂

        • Flavio Poli UPA says:

          L’ultima volta ci siamo incontrati il 16 settembre, la prossima riunione (credo il 24 ma non ho sottomano il calendario) é a fine novembre. Leonardo é comunque il catalizzatore degli incontri.
          Ciao

  9. Alberto Pento says:

    Bon bon, anca mi a so par la demograsia direta, ma la Padagna a naltri veneti no la serve, ne basta e n’in vança l’Ouropa.

    • Giacomo says:

      Avete tutto il diritto di essere disgustati al solo sentire quella parola. Veneto libero, prospero e indipendente. Saremo felicemente vicini di casa. Evviva voi.

    • chiara says:

      Tradurre prego.Cosa è questa lingua?Ostrogoto?Fate in modo di far capire a tutti i vostri pensieri.Se io mi metto a scrivere in francese o tedesco siamo certi che tutti capiscano quello che voglio dire?

      • Culitto Salvatore says:

        se se, magare eu sugnu pa dimucrazzia addirietta, ma a padagna (questo è comune a tutti i dialetti italiani, padagna) a nuiautri vieneti nun ni serbe, ni basta e ni avanza l’eurropa

        ecco io ho scritto in una lingua che probabilmente in molti qua non possono comprendere perfettamente, quel che ha scritto alberto pento invece ai molti (qua) è comprensibile (che poi sembri un italiano pronunciato con un carciofo in bocca da un dislessico è un altra cosa)

      • Giacomo says:

        che c’è di male se su una testata indipendentista la gente parla la propria lingua? Se lei non la capisce (dubito) ci provi. Try harder. Qui diamo il benvenuto a tutte le culture locali (che per noi sono le vere culture nazionali). Io sono nato e cresciuto a Milano, parlo due lingue europee oltre alla lingua italiana, ma il Veneto lo capisco bene e mi piace anche anche molto. Tra l’altro in alcune assonanze somiglia al Milanese (Veneti, non orripilate 🙂

        • francesco says:

          Parchè dovaria oripilarme?
          Me mojer l’è mexa Beneventina e mexa Briansòla.
          So nona la vien da Varese e me godo anca a catàr somilianse tra la me lengoa e la sòa.
          De somilianse e termini gualivi (uguali), se non co difarense evidenti (e asè marcae) de pronunsia, a ghe n’è ‘na mota.
          Purtropo ghe ci se gha meso in tel kào che par darghe sovranità a ‘na lengoa nasionale in area italica (tipo el Veneto), bisonia a tuti i costi sercàr de desfar ogni ligame co el latino o co tute le influense italiche.

          Purtroppo, c’è chi è disposto a sputare su la pura realtà scientifica pur di assecondare le proprie idee…

          • Alberto Pento says:

            Francesco el scrive:

            Purtropo ghe ci se gha meso in tel kào che par darghe sovranità a ‘na lengoa nasionale in area italica (tipo el Veneto), bisonia a tuti i costi sercàr de desfar ogni ligame co el latino o co tute le influense italiche.

            Purtroppo, c’è chi è disposto a sputare su la pura realtà scientifica pur di assecondare le proprie idee…

            Me despiaxe tanto ma coel ke ti tè scrito lè falso:

            1) mi li ligami veri no li vojo çerto scançelar;
            2) mi çerco li legami co tute le lengoe anca co coele ouropee çelte, xermagne e xlave e no sol ke co coele taleghe e col latin;
            3) el ciamar dialeto la lengoa veneta no gà gnente de sentefego;
            4) dir ke la lengoa veneta la vien da coela latina o lingua de li romani no gà gnente de sentefego, xe falso e endemostrà; e no lo digo sol ke mi ma lo dixe anca Mario Alinei e la so Teoria della Continuità EtnoLinguistica dal Paleolitico;
            5) mi serco de no contar bale e de raxonar, se coalkedun el gà boni rajonamenti mi no li buto via;
            mi buto via le falbetà de la gnoransa e le falsetà de l’edeoloja.

            Coelo ke riva dal latin mi no lo nego e gnanca nego coel ke vien dal çelto o dal xerman o dal xlavo o dal grego o dal balto o da l’arabo, o dal turco-mongolo o da le lengoe taleghe (venetego, eogagno, istro, etrusco, unbro, evc.) o da tante lengoe de traverso el latin o el grego.

            La lengoa omana la va tratà co amor e co creansa!

        • Giancarlo says:

          Si capisce, nonostante tutti gli sforzi del sig. Pento di usare tutte le possibili grafie fuorché quella italiana. Ma non è la lingua veneta, e lo sai benissimo. Infatti, se il veneto FOSSE diventato una lingua, non esisterebbero le parole “demograsia” o “polidega”, ma vocaboli con grafia più o meno etimologica così come tutte quelle di origine dotta nelle lingue europee.

        • Crisvi says:

          Non c’è nulla di male, quando questo non viene espresso per provocazione.

          Io Pento lo conosco da diversi anni, non so te.

          In ogni caso, cortesia vorrebbe, che in questo spazio non riservato ai soli Veneti, si utilizzasse un idioma più consono alla maggioranza dei lettori.

          Ultima cosa, io Chiara la conosco personalmente.
          Di lingue straniere ne parla quattro, di cui tre fluentemente ( inglese, francese, tedesco e spagnolo ), ma non si azzarderebbe mai a conversare con un italiano sprovvisto di competenza specifica, in una di queste lingue.

          Bye bye ( traduz. : ” ciao,ciao ” ) 😀

      • Crisvi says:

        Non ti preoccupare Chiara, spesso Pento è incomprensibile anche per noi Veneti.
        Da ricerche storiche documentali, la mia famiglia è Veneta da circa 800 anni.

        Del resto, uno che scrive a margine dei propri awatar : ” La lingua Veneta è cara a Dio, mentre la lingua italiana è cara al demonio ” credo si commenti da solo.

        Ritengo egli evidenzi questa sua sindrome identitaria logorroica, solo per provocazione isolazionista.
        Me l’hanno spesso indicato come un autoescluso, anche in ambito Venetista.

        A mio parere, egli ha penalizzato grandemente il sito di Raixe Venete, con il suo copiaincollare maniacalmente, inserti che praticamente nessuno leggeva.

        Auspico che il buon Montagner, che stimo profondamente, perchè chiaro e leale, con regole certe, riporti il forum di Raixe Venete ai suoi antichi splendori.

        In fondo, Guiotto, dopo molti anni di dominio assolutista, è decaduto dalla sua qualifica e il Presidente di detto sodalizio, adesso è lui.

        Ad Maiora. 😉

        • Alberto Pento says:

          Ciò Crixvi

          come xe ke la jera la to poexia en tajan so li glorioxi carabeneri ke la te gà fato vinsare on premio speçale a on concorso de poexia organexà da le asoçasion de li ex carabeneri de cu a te fe parte, poexia co cu a te ti si prexentà par la prima volta sol sito de Raixe Venete “credendo” ke li te batense le man e li te dixese brao ?

          • Crisvi says:

            S’intitolava : ” Non parlare di ciò che non conosci, specie quando palesi ignoranza “. 😀

            Io non cerco l’applauso, non ne ho bisogno, come non abbisogno di mettermi in luce con inutili copia-incolla, per offrire credibilità a quanto scrivo.

            Sono lieto che almeno tu non ponga in contestazione, quanto ho riferito sul tuo conto.

            Riguardo i carabinieri, fattene una ragione, ne ho contati almeno 12 di carabinieri in congedo tra IV e VS.
            Il segretario di VS ha suo fratello comandante di stazione, eppure tutti amano il Veneto e l’indipendentismo quanto e più di te.

            Ultima cosa, il ” CIO’ ” ( locuzione Veneta con cui gli incivili, apostrofano il prossimo ), usalo con i tuoi pari, non con me ! 🙁

            Per chi non lo sa, è come apostrofaste una persona in italiano con ” Ouuu te “

            • francesco says:

              Non sempre Crisvi, “ciò” può anche voler dire “caspita”.
              Ha una funzione poliedrica, io non gli darei un’esclusiva funzione negativa, al di la dell’intervento di Pento.
              In quanto a quest’ultimo, fidati di me, è una causa persa.
              Non importa quel che gli dici, è come voler parlare di convivenza al più efferato talebano.
              Gli puoi citare 40 autori differenti che sciorinano ogni tipo di argomentazione palesemente più verosimili e comprovate delle sue.
              Lui si attaccherà sempre al solito autore che in qualche maniera gli da ragione, magari estrapolando alcuni passi da pochi libri a sua disposizione, decontestualizzandoli e dipingendo delle mere ipotesi come prove scientifiche.
              In taluni casi, quando viene messo all’angolo, passa a bassissimi insulti.

              Infine, ti batte per sfinimento.

              Lui continuerà a stuprare la cultura veneta e a svilirla agli occhi di qualsiasi osservatore esterno.
              Da Raixe Venete fino a qui.

              In ultimis, condivido il fatto che in questa sede è più opportuna la lingua italiana, e che forse noi veneti abbiamo monopolizzato troppo i vari articoli, speriamo che gli altri utenti abbiano pazienza per la nostra impetuosità 🙂
              Già ora abbiamo portato fuori tema i commenti dell’articolo…

              • Crisvi says:

                Ciao Francesco,

                Grazie per il tuo intervento critico e riflessivo.
                Leggendo il contesto malevolo delle esternazioni di Pento e conoscendo piuttosto bene il soggetto, non credo proprio egli intendesse aprire il nostro confronto con un : ” caspita “.

                Per il resto, concordo specularmente con le tue discettazioni, compreso l’involontario abuso di presenza che possiamo aver commesso in questa sede.

                Detto questo, mi congedo da tutti , considerando concluso il mio intervento in questa sezione.

                • Alberto Pento says:

                  Me vien da pisarme doso dal ridar (o mejo dal criar) a pensar a de li endependentisti veneti o padani ke gà jurà e ke jura par el Stado Tajan o par la Patria Taliana e ke seita a servirli, ke se mete so l’atenti davanti la bandera tajana e ke canta l’oredo canto mamelego.
                  Mi no podarò mai star ente on partido o ente on s-ciàpo “endependentista veneto” co sta xente ki ke tien li pie en do o tre savate.
                  Xe purpio da ensementi e da sanjutar a pensar a sta xente come a de li endependentisti veneti veri e boni … ke co xe ora li te spararia a la skena.

                • Alberto Pento says:

                  Co li ministradori de sto sito li me dirà ke ki drento no se pol pì scrivare ente la lengoa veneta ‘lora tanti saludi Nineta; mi no ghe metarò pì pie.

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