Meno stato in un mondo di stati. L’indipendenza sfida la democrazia dei partiti

di RICCARDO DE CARIAindi

riceviamo e pubblichiamo (lospiffero.com) – Questa rubrica non si è mai occupata di politica estera. Non è un caso: quello che si cerca di fare qui è difendere le ragioni e la praticabilità di un mondo dove si superi lo Stato come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, e le aggregazioni tra le persone divengano quanto più possibilespontanee, condensandosi in comunità volontarie dove chi vuole entrare debba essere ammesso da chi è già dentro, e chi vuole uscire possa farlo liberamente.

La politica estera è forse il luogo dove tali aspirazioni vengono maggiormente frustrate. È quindi difficile ragionare di un mondo senza Stato in quello che è uno dei luoghi d’elezione degli Stati sovrani, dove per definizione le relazioni sono tra Stati o comunque tra soggetti che si definiscono contro o in relazione a uno Stato.

Se uno parta da premesse di individualismo metodologico, quindi, in politica estera, così come del resto accade anche in altri campi (si pensi ad esempio alla macroeconomia o al diritto pubblico) rimane spiazzato. Da dire ce n’è, ma occorrerebbe sempre fare una premessa lunga così sul fatto che andrebbero discussi a monte i fondamenti e la legittimità stessa della disciplina in questione. Se uno contesta la legittimità morale dello Stato, si pone infatti in una dimensione dove la politica estera come rapporto tra Stati sovrani (o la macroeconomia o il diritto pubblico) vanno ridiscusse dalla radice, per non dire che non esistono proprio.

Ciononostante, qualcosa è possibile dirlo lo stesso, se non altro mettendo in luce i molteplici danni che la logica statuale crea anche in questo ambito. Quando i governi europei e russo si scontrano sulla vicenda ucraina, e si scambiano sanzioni incrociate, a farne le spese sono persone che non hanno nulla di nulla a che fare con quel tipo di decisioni. Si spezza in altri termini completamente quel legame, fondamentale per la sopravvivenza di una società sana, per cui iresponsabili di un’azione ne devono pagare le conseguenze.

Qui invece abbiamo un’esternalità che il singolo che la subisce non può addebitare a nessuno: con chi se la prendono le coppie separate da procedure di visto rese ancora più complesse? con chi se la prendono le aziende che si vedono negare la possibilità di intrattenere rapporti commerciali con altre, solo perché hanno la sventura che chi comanda nei rispettivi campi ha “la divisa di un altro colore”? Ma che colpa hanno le vittime in questione per il fatto di dover patire simili, gravi conseguenze?

Per fare un altro esempio che ci segna tutti profondamente di questi tempi, quando i terroristi dell’ISIS  tagliano le teste di reporter occidentali sulla base del loro passaporto, per minacciare i leader dello Stato che ha emesso quel passaporto, si iscrivono appieno nel paradigma collettivista proprio dello Stato. Davanti alla loro azione, scompare completamente l’individuo, una creatura di Dio resa carne da macello di fronte a un’ideologia di morte, e ridotta a oggetto portatore di passaporto.

Non importa che quel passaporto sia un’identità artificiale, come quella forgiata col sangue dalla gran parte degli Stati moderni. Non importa che quella singola persona, quand’anche abbia votato per i leader avversati dai terroristi, non abbia avuto sul piano pratico nessuna incidenza effettiva sulla loro elezione e ascesa al potere, e tanto meno possa portare la responsabilità delle loro scelte di politica estera: quella persona paga come parte di un tutto, come organo di un organismo che lo comprende e lo permea di sé.

Probabilmente siamo tutti d’accordo nello stigmatizzare questa logica barbara e disumanizzante dei terroristi, così come in molti storcono il naso davanti alla logica totalmente collettivista delle sanzioni “agli Stati”. Ciò di cui occorre prendere consapevolezza, però, è che questa logica malata anti-individualistica è la stessa della democrazia e dello Stato moderno, e anzi ne è il frutto diretto.

È la democrazia ad annullare l’individuo schiacciandone il potere decisionale sotto una massa di numeri su cui non ha controllo, ma di cui deve subire le decisioni. È lo Stato che, sotto la finta legittimità di una legalità da esso stesso sancita, preleva più della metà del reddito prodotto da una persona, senza che questa abbia la minima voce in capitolo sulla destinazione di quelle somme, solo perché una maggioranza delle persone costrette a convivere contro la loro volontà, in un giorno x, ha eletto qualcuno che poi ha ordinato o anche solo avallato una simile rapina.

Sotto questo aspetto, la battaglia dei referendum indipendentisti è un’affascinante sfida alla democrazia sul suo terreno. Anche se possono avere dietro di sé le ragioni più disparate, e lontane dalla sfida alla statalità e alla statualità, essi vanno quindi sostenuti perché, là dove si riesca a raggiungere un consenso sufficiente alla rottura dei confini, esso potrà poi essere sbattuto in faccia ai democratici doc, che non potranno rifiutare di trarne le conseguenze senza perderla, la faccia.

La rottura degli Stati, e la creazione di Stati più piccoli, è in effetti l’unico obiettivo realistico e sensato che possa porsi chi muova dalle premesse di cui sopra di contestazione dello Stato. Una Scozia, una Catalogna o un Veneto indipendenti sarebbero pur sempre Stati, dunque sempre si parlerebbe di politica estera, macroeconomia o diritto pubblico. Ma sarebbero Stati più piccoli, che avrebbero rotto il tabù dell’indissolubilità e perpetuità della sovranità, e che quindi a sua volta potrebbero porre le premesse per un’ulteriore frammentazione, fino a una rottura più completa.

In assenza di improbabili rotture più forti, per arrivare a scardinare il dogma dello Stato come personaggio necessario dei rapporti sociali non si può quindi che iniziare da rotture più piccole, come quelle in questione.

Purtroppo la straordinaria battaglia scozzese non ha avuto esito fausto in questa direzione, ma non bisogna disperare: essa ha comunque messo al centro del piatto la possibilità che il mito venisse sfatato. Altre opportunità ci saranno auspicabilmente a stretto giro, come in Catalogna e magari in Veneto. Non disperiamo dunque: così come Roma non è stata costruita in un giorno, così ci vorrà più di un giorno a distruggere il potere che essa ha finito col simboleggiare.

Cose inaudite.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. Castagno 12 says:

    Dice il titolo dell’articolo:
    ” …..L’Indipendenza sfida la democrazia dei partiti”.

    Forse negli altri Paesi, ma non in italia.
    1) Qui non c’è “democrazia” perchè siamo saldamente nelle mani del Governo Mondiale.
    2) L’Indipendenza qui NON sfida la “democrazia”.
    L’85% dell’elettorato (nel Veneto e in Lombardia) approva i partiti, la finta “democrazia” ed inoltra richieste di Indipendenza a chi NON E’ ABILITATO A RISPONDERE.
    Di sfida, neanche l’ombra.

    Infatti i risultati non arrivano.

    C’è dell’altro. Il Governo Mondiale butta per aria dei Paesi in Africa provocando, inevitabilmente, un esodo delle popolazioni. Abbiamo quindi sbarchi e ingressi giornalieri di clandestini.
    E le spese che ne derivano sono a carico del contribuente italiano, ANCHE SE INDIPENDENTISTA.

    Si tratta di una invasione programmata e imposta:
    solo i BABBEI possono credere che si tratta di una immigrazione spontanea.

    Gli Indipendentisti hanno firmato,hanno domandato e restano in attesa di risposte.
    Dicono che bisogna aspettare perchè anche l’Impero romano ha impegato del tempo per completare la sua fine.

    Ma l’attuale massiccia invasione evidenzia una situazione completamente diversa.

    Anche se finiti gli attuali partiti, ci sarà la sottomissione al SuperStato EURABIA (voluto dal Governo Mondiale) che, con l’invasione dell’italia e dell’Europa, si sta realizzando.

    Quindi l’inazione degli Indipendentisti che sventolano bandiere, occupano piazze e aspettano speranzosi, RAPPRESENTA UNA STRATEGIA SUICIDA.

    Purtroppo nessuno ha la capacità, nè la volontà di TOGLIERE FORZA AL SISTEMA !

  2. Castagno 12 says:

    Replica a LUIGI BANDIERA & C.

    “Bisogna rompere gli Stati e le loro dittature …. “.
    IN CHE MODO ?

    Per la precisione:”L’italia è da dividere e l’Ue è da disfare”.

    Per quanto riguarda l’italia si dovrebbe fare questo tentativo che però non fornisce alcuna garanzia di successo: siamo invasi e la società è corrotta in tutti i settori.
    La Magistratura (con il suo iter macchinoso) incontra anche Leggi che favoriscono e “perdonano” Lorsignori.

    In italia, una ipotetica “Faccia Pulita” dovrebbe raccogliere il consesnso di un popolo che, A LARGA MAGGORANZA, gradisce ed approva l’attuale SISTEMA che ci opprime.
    Siamo nel campo dell’ASSURDO !

    Purtroppo, anche la maggioranza degli Indipendentisti Veneti approva l’attuale SISTEMA, lo vota.
    Se le cose non stanno così, qualcuno spieghi da chi è costituito l’85% dei votanti, residenti nel Veneto.

    Inoltre molti commenti ed i risultati di un recente sondaggio, pubblicati da questo Quotidiano, confermano che la maggioranza dei residenti nel Veneto gradisce L’Ue e l’€uro.
    La moneta ci strangola e l’Ue è un SuperStato (realizzato a tavolino) che stanno trasformando in EURABIA.

    Pure l’italia è stata realizzata a tavolino.
    Evidentemente il fallimento di questa realizzazione non ha insegnato proprio NULLA..

    Di fronte a queste realtà risulta IMPOSSIBILE RAGIONARE con chi pretende di ottenere l’Indipendenza, sostenendo IL SISTEMA e vuole restare nell’Ue magari tentando di modificarla: Europa dei popoli, Europa Federalista o altre amenità.

    Se modificheranno l’Ue, ora saldamente nelle mani del SISTEMA, sarà solo a vantaggio del GOVERNO MONDIALE che l’ha progettata A TAVOLINO (vedi l’italia) e l’ha imposta e realizzata con la partecipazione dei governi dei vari Paesi.

    Italia e Unione europea sono state progettate dalla stessa scuola di pensiero: quella MONDIALISTA.

    Se i signori indipendentisti (Veneti e Lombardi) non cambieranno IMMEDIATAMENTE strategia e comportamenti quotidiani:
    BUONANOTTE !

  3. luigi bandiera says:

    Bisogna rompere gli stati e le loro dittature che sono i PARTITI che NON partono mai..!

Leave a Comment