Dell’Italia non rimarrà nulla: si dissolverà entro dieci anni

di ROBERTO ORSI*

“Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.

Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.

Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.

L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese. Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.

La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.

L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi – collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia.

In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell’Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare. I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.”

*London School of Economics

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40 Comments

  1. Toscano Redini says:

    Al solito in ritardo… Tutto condivisibile salvo la parte storica. Siamo un pò debolucci a storia. Tipico di chi ha frequentato scuole italiane, fatiscenti nei contenuti e negli insegnanti…
    Ma questa è una quisquilia a fronte di quanto ci aspetta.

    A questo non ci resta che seguire i consigli di Albert Nextein: “Tu puoi fare, da ora, qualcosa.
    Smetti di pagar tasse nella misura che ti chiedono.
    Evadi, rimanda i pagamenti delle imposte.
    E se sei un dipendente, vai dal tuo datore di lavoro e raccontagli che ha fatto in merito al sostituto d’imposta il Sig.Giorgio Fidenato.

  2. luigi bandiera says:

    Ecoeo kua’ el toko de informasion su Fansoeo de Vedeago… e a festa taibana del 4 de novenbre.

    http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/11/03/news/il-4-novembre-a-vedelago-cancellata-l-unita-d-italia-1.8044525

    TUTI I LEGHISTI IN AMINISTRASION LOKAI DOVARIA FAR KONPAGNO.

    Via el trikoeor intanto e soto kol kanbiarghe el nome, kome fa eori in toponomastega no..?

    Anka ea lengoea pian pian kanbiemoghea.

    No serve gnente, soeo VOER XE PODER..!!!

    CONTINUA

  3. luigi bandiera says:

    Unkuo’, su rai region veneto, pena podopo e do del mexodi’ go sentio e visto na bea novita’: a Fanxoeo de Vedeago (Fanzolo di Vedelago TV) ko na man penso de Indipandensa Veneta i ga fato na roba ke dovea far a liga veneta-lega nord xa vinti e pi’ ani fa… gnente festa trikoeor el 4 novembre ma soeo komemorasion dei kajesti nea guera fata soeo pa far morti…

    Strakani senpre taibani…

    I voria far festa pa l’unita’ nasionae… ko tuti i morti par gente ke i ga fato far specie veneti.

    L’ultimo intarvista’ nel sarvisio el ga dito ke ju se sente taian mie par sento kusi’ ga sera’ el sarvisio sto molton pa no dirghe altro.

    Podopo no go setio pi’ nesun dir un fia’ mejo sto fato nee varie reti TV.

    Daniele,
    mi saria pronto ma go subio na deikata operasion e par questo sonti prasente col cuor parke’ me toka far ripoxo in branda par un bel toketo.

    Speren ben dai..!!

    PREGHEMO SAN MARKO..!!

  4. L'Arimanno says:

    Molti dei commenti al disastro profilato da Orsi ne hanno già indivIduato, almeno in parte, la causa di fondo. ma conviene quì ribadirlo e con le dovute precisaziioni. Essendo un economista, Orsi difetta delle dimensioni politica e istituzionale: alle quali invece bisogna ricondurre la vera e profonda ragione del prossimo bigbang dello Stato Italico. Anche la dimensione temporale va corretta; non già 10 anni ma qualche anno al peggio. E, la spinta finale non sarà nemmeno economica ma piuttosto, come sempre, verrà dalla ribellione. Con quale violenza? E’ solo questione di scala Richter! Tutte le energie indipendentiste vanno indirizzate a costruire due risultati. Primo: utilizzare il vallo padano a mò di faglia geologica capace di deteminare una frattura di tipo “BIG ONE” . Ovvero. Va interrota nel modo più totale ogni comunicazione con la classe dei Boiardi che gestisce lo Stato. Ricordate Ulisse e la maga Circe? Solo turandosi le orecchie I suoi marinai si salvarono dall’essere trasformati in maiali. E tutti sappiamo quale è il destino dei maiali. E in quella classe, ahimè con tanto rimpianto, bisogna includere anche la Lega Nord. Secondo, e mi rivolgo a tutti: Proselitismo! Ricordo la legge del 2 elevato alla potenza di 2. Se ognuno che si professa independenstista si impegna a convincere un suo amico, collega, parente o simile i 22 che hanno scritto il loro commento di oggi diventano 44. Se i 44 ottengono lo stesso risultato si arriva a 88 e via di seguito. Vi lascio il piacere di calcolare quanti sarebbero alla decima mossa.
    Da ultimo, sarebbe interessante che si potessero leggere su questo acuto e penetrante tazebao, che è l’Indipendenza, le conclusioni dell’Assemblea tenuta la Cavalieri domenica 27 ott. u.s. Personalmente ne sono stato impedito dal fatto di avere mia molgie in ospedale.

  5. luigi bandiera says:

    Par mi l’italia no xe mai nata.

    In serte teste de k si ma nei sitadini sani mai.

    Me par de ver kapio in tanti ani de vita ke poki se ga destaka’ dal so pasa’. Deso forse i pì cei, i nostri nevodi, data ea masicia kanpagna a pro FAR TAIBANI.

    I veneti xe resta’ veneti, salvo i pì inparai dato ke ea KST sforna soeo taibani apunto.

    I trinacri pure e kusi’ via pacioeando…

    Bastaria poki forkoni pa spasar via i USURPADORI KATOKOMUNISTI deso BUONISTI del KAX ad PERSONAM.

    Pero’ manka sia un fia’ de osijeno e na minima sintia pa far ciapar el FOGO DE A LIBARTA’..!!!

    Ghe xe masa paura in giro… par fin dea propria onbrìa.

    I dirijenti ke dovaia far da pastori kol greje no se pensa gnanka par sogno data ea so formaion in KST.

    I fa prima a far i KOEABORASIONISTI. I SKARIOTI. I FARISEI… I TRADITORI.

    Ko ste robe ke rasa de minestron pol saltar fora..??

    De seguro sara’ pexo dea SBOBA.

    Dognimodo bastaria PARTIR no pero’ kome fa i PARTII ke no parte mai par nialtri de fato PEONES seben alorai.

    Ki vivra’ vedra’… e fin ke go sabia sgrafo so de ea.

    • daniele quaglia says:

      kogna tegnarse pronti. No ge xe pi’ tenpo da spetàre. Koe£o ke no vien in 150 ani pò£e rivare inte on minuto.
      Jijio tiente pronto, no manka tanto

  6. Nico says:

    Siete tutti dei perdenti voi padani…andate negli ospedali del Nord e guardate i nuovi nati…si chiamano Mohamed,Mustapha’,Amina,Rosio,Miguel e via dicendo…Sono Loro il futuro. L’Indipendenza la faranno Loro da voi.

    • daniele quaglia says:

      Nico, noi Veneti (no padani1) abbiamo visto passare Giulio Cesare, Attila, Napoleone, Keko Bèpe, £i kankari de £i Savoja, Muso£ini e sta republiketa de merda. E il Popolo Veneto c’è ancora, loro no! Passeranno i Mustafà, i Mohemmad, Amina e anke le lora fatue ma il Popolo Veneti ci sarà ancora, più forte ke mai.
      Alla faccia tua e a quella de li m…ci tui.

    • charlirex says:

      fermo restando che noi abbiamo almeno gli anticorpi…tu da ke parte staresti? così ti posso spiegare meglio da che vortice verrai risucchiato come in una tubatura che porta letame…così tanto per ricordarlo

  7. Roberto Orsi el ga scrito:

    … I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.”

    *London School of Economics

    Par mi le xe tute afermasion ensensà e falbe.
    La Talia nol va recostruia ma desfà a l’atomo.

  8. Castagno12 says:

    E’ inutile analizzare in dettaglio le modalità e le situazioni che hanno procurato l’attuale disastro italiano con l’inevitabile conclusione.

    Questo è anche il risultato di una “unità” preparata a tavolino e poi imposta con la forza.
    Una pastrugnata, un frullato di popolazioni eterogenee che non avevano la possibilità di integrarsi.
    E chi ha poi copiato dagli altri, ha assimilato i comportamenti negativi, non quelli positivi.

    Purtroppo gli italiani continuano a finanziare il Sistema
    perchè l’uso della carta di credito, per le spese quotidiane e l’acquisto degli asset finanziari emessi dallo Stato, non sono neppure in discussione.
    Quindi gli italiani DOC si beccheranno in testa il bastone nodoso di Lorsignori..

    Ora guardiamo all’Unone europea che ha il destino segnato perchè, a parte alcune piccole differenze, è stata progettata ed imposta sulla base dello schema italia.

    Giova solo ai Mondialisti, ma non ai popoli, l’ostinazione con la quale tentano di sostenere l’Ue e l’€uro, ora in manifesta difficoltà..
    Ed i costi dell’inutile accanimento terapeutico sono a carico dei popoli che subiscono ulteriori danni e sofferenze.

    Il tutto rientra nel Progetto annunciato dai Mondialisti, senza misteri: la realizzazione de “IL NUOVO ORDINE MONDIALE!

    Non esiste un complotto, nè un patto di sangue.
    Si tratta di un programmai conosciuto dalle persone informate, ignorato dai disinformati, rifiutato e negato dagli individui in mala fede.

    Ed i vari Movimenti Indipendentisti nostrani continueranno ad andare per farfalle se non si uniranno a quei Movimenti / Partiti europei che vogliono uscire dall’Ue e dall’€uro.

    L’ipotetica ricostruzione dell’italia, dipenderà poi dalle intenzioni degli acquirenti e degli invasori.

    Comunque Roma può già esporre gli avvisi:
    “LIQUIDAZIONE TOTALE”.
    E gli stranieri possono preparare le insegne di
    “NUOVA GESTIONE”.

  9. Roberto Porcù says:

    Qualunque governo ha le mani legate e non può far altro che tirare a galleggiare.
    Politica e burocrazia divorano risorse economiche a tutto spiano con un appetito insaziabile.
    L’Italia non è riformabile senza diminuire drasticamente il peso economico del Parlamento, della reggia del Quirinale, della Magistratura e via così di tutta la burocrazia.
    Senza tralasciare le aziende pubbliche in mano alla politica e quelle private delle quali i politici dispongono con le motivazioni più varie.
    Nessuno può dire se lo Stato Italia cesserà di esistere o se arrivato al fallimento troverà la forza per rimettersi in piedi.
    Al momento ne dubito perché sono talmente troppi quelli che vivono di Stato, con una retribuzione sicura che aumenta di valore in un contesto di desolazione.
    Potrebbe salvare lo Stato Italia una violenta rivolta dei produttori, ma anche di questo ne dubito perché la propaganda dominante mira a dividere gli imprenditori dalle maestranze e quelli del nord da quelli del sud.
    Da tutte le statistiche che ho avuto modo di vedere, di parassiti al sud ce ne sono di più, ma anche lì ci sono produttori ed anche qui nord i parassiti non mancano.
    Divide, impera e va a ramengo.

  10. Rodolfo Piva says:

    Articolo accurato, preciso e assolutamente condivisibile. Una sola osservazione da parte del sottoscritto irriducibile indipendentista antiunitarista ed antirisorgimentale.
    Nella frase di apertura: ” …guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica.” l’autore fa coincidere paese, cioè stato italiano, con nazione come se fossero sinonimi. Se esiste uno stato, che presto è auspicabile vada verso il dissolvimento, non è mai esistita e mai esisterà la nazione italiana. Sarebbe opportuno che tutti gli indipendentisti rimuovessero dal loro vocabolario il termine nazione quando parlano di italia.
    Cordiali saluti

  11. Albert Nextein says:

    Io direi che la china discendente iniziò nei primi anni 60.
    Quando ci furono le nazionalizzazioni.
    Se non ricordo male, fu quel babbeo prepotente di fanfani a perorarle con particolare ottusità.
    Non è esatto dire che sono 20 anni che le cose peggiorano.
    E’ dal 1960 che le cose stanno peggiorando.
    Come direbbe qualcuno, il benessere e lo sviluppo ci sono stati nel frattempo nonostante le azioni governative.
    Ma alla fine i conti si pagano.
    Ecco, l’italia si sta avvicinando alle casse.
    Per pagare e per la sepoltura.

  12. Cesira says:

    Speriamo si va molto prima di dieci anni.E’ una opprimente palla al piede con cappio al collo per ogni cittadino che vive nella sua area geografica.

  13. ingenuo39 says:

    Dell’Italia non rimarrà nulla: si dissolverà entro dieci anni? Come previsione, preferivo quelle di Vanna Marchi almeno c’ era euforia e entusiasmo.

  14. daniele quaglia says:

    152 anni fa si è voluto unire con la violenza ciò che naturalmente mai si sarebbe unito per troppa eterogeneità. Una forzatura innaturale che costringe ancora oggi popoli laboriosi con una cultura mitteleuropea ad essere governati da politici culturalmente nord africani. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Prima sparirà questo Paese Mostro meglio sarà per tutti i popoli della penisola italica.

    • Ivan Tirel says:

      Concordo

    • maxxi says:

      Analisi precisa con cui concordo in pieno.

    • Cesira says:

      Anche io concordo.Ma aggiungo che è Una forzatura innaturale che costringe ancora oggi popoli laboriosi con una cultura mitteleuropea ad essere governati da politici culturalmente nord africani E ARABI.

      • daniele quaglia says:

        non ho usato il termine “saracèni” per non essere troppo
        crudo, ma è il termine che più si addice ai politici italioti

      • Emilia2 says:

        Bene, ma perche’ i laboriosi popoli del Nord si sono disinteressati della cosa pubblica e ancora oggi non riescono a portare avanti un progetto politico credibile, spesso aspettando adirittura di essere “liberati” dall’Europa?

    • lucano says:

      Politici culturalmente nord africani? Come il bunga bunga b. Casini, fini, verdini, calderoli, bossi, brunetta, monti, letta, Santanchè e tantissimi altri tutti del nord

      • daniele quaglia says:

        Lucano, dimentichi o non vuoi ricordare che i 2/3 dei parlamentari hanno quella estrazione, anche se tanti di loro sono eletti al nord, e le leggi, voglia o non voglia passano soltanto se condizionate al loro consenso

      • lory says:

        hai ragione ! poi dovresti aggiungere la Kienge ,Napolitano,Fassina,Cicchito,Alfano,ecc.ecc. che non sono dei Nordisti mentre i primi sono dei Nordisti ma che ci hanno trovato gusto nelle poltrone Romane.

      • lucyrrus says:

        Oltre ai politici (oltre il 70% meridionali) dimentica quelli che comandano in realtà : i burocrati, tutti di chiara origine svedese.
        Lucano , dopo le recenti scoperte relative al traffico dei veleni, dovete solo vergognarvi!
        Andate in giro a vendere la “moglie” perfino in Scandinavia e poi, incassati i soldi, vi mettete a fare i moralisti .

        • lucano says:

          In primis, è ridicolo dire che il 70% dei dei parlamentari italiani siano del sud in quanto i parlamentari vengono eletti in proporzione agli elettori e non mi risulta che al nord vengano eletti dei meridionali.
          Poi la kienge e fassina, per quanto antipatici non costituiscono il vero ceto di potere italiano, banche finanza ecc.
          Per quanto riguarda i veleni cone si si spiega che che veleni industriali siano stati scoperti in in zone non industriali? Da Da dove vengono quei veleni?
          Dal nord.

          • Ada Niap says:

            “Da dove vengono quei veleni? Dal nord.”

            Eccolo qua il solito piagnisteo meridionale.

            Prima di tutto dovresti dimostrare la tua affermazione. Ma te la voglio dare buona lo stesso. Ammettiamo che davvero i rifiuti vengano dal Nord e rispondi a queste domande:

            – Secondo te l’attività che li ha prodotti non si è rivolta ad una ditta di smaltimento? (Al nord se sgarri ti pizzicano in fretta, non è come a casa tua dove tutto si aggiusta “in amicizia”).
            – Se l’attività è onesta ma la ditta di smaltimento è disonesta non ha forse trovato qualche mafioso disposto a farsi carico dei rifiuti?
            – Negheresti che dietro il traffico ci siano malavitosi di estrazione mafio-ndrango-camorrista?
            – I malavitosi di cui sopra non abitano, forse, gli stessi territori che contribuiscono in prima persona ad avvelenare?

            La verità, mio bel Lucano, è che il malavitoso compaesano tuo probabilmente morirà prima di Piombo caldo che di Piombo tetraetile, e lo sa. E di conseguenza se ne fotte della salute tua e della tua famiglia. Ma tu, piagnucolando, trovi molto più comodo dare la colpa a chi produce, forse suo malgrado, il veleno invece che darla a chi te lo mette, effettivamente, nella minestra. Anche perchè, se ci provi, il paesano tuo sa come sedare la protesta.
            Non hai speranza: fino a che al paesano tuo non gli dai la lezione che si merita dovrai tenerti le scorie tossiche. Buon appetito.

            • lucano says:

              E chi lo nega? Mica nego i mascalzoni che abbondano certamente qua molto di più che a casa tua.
              No faccio nessun vittimismo.
              Evidenzio solo che qualche mascalzone c’è anche dalle tue parti, visto che una persona onesta non smaltisce i propri veleni mettendosi d’accordo con dei mafiosi.

              • Ada Niap says:

                “E chi lo nega? Mica nego i mascalzoni che abbondano certamente qua molto di più che a casa tua.”
                Be’, se concordi su questo dovrebbe essere implicito che più mascalzoni ci sono maggiori saranno le mascalzonate. Le brave persone (come te, immagino) dovrebbero opporsi a che il malaffare dilaghi (non so bene come, però, considerati i metodi dei mascalzoni e l’assenza di Stato. Magari si può cominciare a smetterla di dare tutta la colpa agli “altri”).

                “No faccio nessun vittimismo.”
                Lo fai, eccome. Ma non te nerendi nemmeno conto, in quanto connaturato alla tua latitudine. Non è un demerito ma qui si usa diverso.

                “Evidenzio solo che qualche mascalzone c’è anche dalle tue parti, visto che una persona onesta non smaltisce i propri veleni mettendosi d’accordo con dei mafiosi.”
                Certamente ben più di “qualche”.
                Farabutti nostrani ne abbiamo ad ogni angolo e ad ogni C.d.A. (per questo non vorremmo anche quelli d’importazione). Solo che i “tuoi” farabutti ti avvelenano il piatto, i “nostri” dei veleni si liberano (semplificando molto).
                Direi che sarebbe più urgente (per te) impedire il deposito di scorie a casa tua, prima ancora di preoccuparsi della provenienza (cosa non meno importante, solo meno urgente).
                Voglio anche fingere di non sapere che molte ditte si affidano, in buona fede e pagando, a smaltitori disonesti che poi non smaltiscono ma interrano.

                E per concludere:
                ” Ps ma cosa centrano in i rifiuti o con l’articolo di orsi?
                Non lo so, ma hai cominciato tu.

          • mv1297 says:

            Lucano, Lucano!
            Secondo te, due che si chiamano Pipitone e Marotta, non sono di origine meridionale? Sono consiglieri regionali del Veneto.

            • lucano says:

              Pipitone e Marotta e li ho eletti io?
              In veneto c’è democrazia, si vota!
              Immigrati del sud ce ne dono pochi. Li avetr votati voi.
              Ps ma cosa centrano in i rifiuti o con l’articolo di orsi?

    • Dino Kaliman says:

      Purtroppo per una questione geopolitica agli Inglesi interessava la realizzazione. Contenere l’impero Austroungarico. Le casse Piemontesi si poterono rimpinguare con l’oro di Napoli.

    • alberto says:

      GARIBALDI MAIALE!!!

    • Edmond Dantès says:

      Chiamare nazione l’Italia è un’offesa alla pubblica decenza!

  15. Riccardo Pozzi says:

    Se Orsi ha ragione, le tre regioni produttive del nord hanno il dovere morale di immaginare nuovi strumenti per creare una gestione politica parallela, per essere pronti un attimo prima del default e prendere in mano il volante di ciò che resta della macchina.
    In quel caso vedremo se si realizzerà la profezia di chi prevede colpi di coda violenti da parte delle regioni del sud, perché la presenza massiccia di arruolamenti dal sud nelle forze armate e nell’alta burocrazia dello Stato mostrerà a tutti la determinazione a non lasciare andare il nord per conto proprio.

    • Albert Nextein says:

      Domanda.
      Chi comanda nelle regioni produttive del nord?
      Quali partiti, quali politici gestiscono potere e malaffare?
      E’ evidente che il tuo appello cade ab initio nel vuoto.

      Ti devi chiedere che puoi fare tu, autonomamente.
      Nessuno ti aiuta, sta tranquillo.
      Se vai da errani in emilia e gli estendi il tuo auspicio-richiesta, che pensi che ti risponda?
      Te lo dico io.
      Traccheggia, fa finta di capire, fa finta di concordare, in parte, dice che è interessante l’idea.
      Ma poi continua a fare quel che gli pare, in accordo coi boss del partito cui appartiene.
      Tirandosi dietro anche l’emilia nel baratro.

      Tu puoi fare , da ora, qualcosa.
      Smetti di pagar tasse nella misura che ti chiedono.
      Evadi, rimanda i pagamenti delle imposte.
      E se sei un dipendente, vai dal tuo datore di lavoro e raccontagli che ha fatto in merito al sostituto d’imposta il Sig.Giorgio Fidenato.

      • Riccardo Pozzi says:

        Buone idee Albert, condivisibili, da sviluppare.
        Un coordinato differimento, ad esempio, pur rimanendo nel legale, avrebbe effetti dirompenti se organizzato e realizzato contemporaneamente migliaia di contribuenti.
        Più difficile la questione del sostituto d’imposta, e Fidenato potrebbe raccontarci le difficoltà che vive da anni.
        Ma non voglio sfuggire alla tua suggestione. Tutti sappiamo che se da privati e pubblicamente denunciamo il laboratorio di cinesi clandestino, il primo provvedimento è l’arrivo a casa nostra della GdF, tutti sappiamo che la meridionalizzazione dello Stato è conclamata anche a casa nostra.
        Se nelle regioni produttive non comanda chi produce, è evidente che mai riusciremo a cambiare le regole dal di dentro ma solo con la protesta. Altrettanto ovvio che la protesta può aspirare al successo solo se coordinata e non personale.

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