DEI DIRITTI NELLE SOCIETA’ E NELLE NAZIONI: LA CITTADINANZA

di MICHELE LIATI

Voglio iniziare un’attività commerciale; ho già trovato i soci; e presto sarà costituita la nostra Società, con un contratto che è espressione delle nostre libere volontà. Ognuno rischierà dei soldi propri, quindi è giusto che questa volontà individuale sia il fondamento della nostra Società.

Le decisioni più importanti per la Società dovranno essere prese all’unanimità; non ha senso mantenere in vita una Società se i soci non sono d’accordo su come condurla. Per le decisioni ordinarie potremo decidere anche a maggioranza; il socio dissenziente sarà un po’ scontento, ma sa che per decisioni di minor importanza accettare la volontà degli altri soci è solo un piccolo sacrificio. In qualsiasi caso, per dissidi insanabili, ognuno è comunque libero di lasciare la Società in qualsiasi momento.

In realtà, faccio già parte di un’altra Società. Non l’ho scelto, non l’ho deciso tramite contratto, altri hanno deciso per me. Ed altri, soprattutto, decidono quali devono essere i miei “conferimenti” alla Società, di anno in anno, senza ricevere in cambio alcun “dividendo”

Questa società è costituita da milioni di “soci”, quindi impossibile decidere all’unanimità; esiste un sistema decisionale a maggioranza, che in realtà è solo una finzione.

Gli “amministratori” della Società sono sempre gli stessi; impossibile un ricambio. Dicono che con i “conferimenti” di ognuno garantiscono “servizi” a tutti i “soci”, oppure che fanno “redistribuzione”, il che vuol dire che i soldi di un “socio” li danno ad un altro “socio”, perché questo meccanismo sembra a loro più “equo”.

Se non ti adegui alle decisioni della Società ti possono accadere le cose peggiori e quel che è più grave è che non puoi “scioglierti” da questa Società in nessun modo; l’unica è lasciare la tua casa e partire, accettando una sorta di auto-esilio.

In questi giorni si fa un gran parlare di cittadinanza, perché molto persone vorrebbero diventare “soci” di questa Società. La soluzione sarebbe ben semplice: basterebbe, come in molte Società, rendere trasferibili i “diritti sociali”, relativi all’essere “soci”.

Qualcuno vuole il diritto di cittadinanza? Ottimo! Gli vendo volentieri il mio.

 

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