Def, ennesimo piano dei sogni del governo. Problemi per la sanità

di REDAZIONE

Poca crescita, debito alto, spese in aumento ma strade tracciate per uscire dalla recessione. Anche se queste previsioni speranzose si ripetono da quattro anni senza essere rispettate. L’obiettivo, insomma, è tornare a crescere dall’anno prossimo. La corposa versione definitiva del Def (centinaia di pagine e tabelle) dopo aver viaggiato stanotte in moto per essere consegnata a Camera, Senato e Quirinale, e’ stata scaricata sul sito del Tesoro.

Il quadro che ne emerge e’ ancora decisamente problematico. Ma la ‘chiave’ per uscirne e’ nel Pnr, il programma nazionale delle riforme che pero’ dovra’ essere integrato o modificato e attuato dal prossimo esecutivo. C’e’ poi l’effetto delle riforme gia’ avviate a partire da quella sulle pensioni. Nel Def si trovano anche diverse simulazioni: una poco rassicurante riguarda la crescita. I tecnici del Tesoro ipotizzano infatti diversi scenari, ed il peggiore (al verificarsi di una serie di ipotesi macro) e’ che il Pil possa calare quest’anno non dell’1,3% ma dell’1,8%. E che la ripresa nel 2014 possa essere non dell’1,3% ma di uno scarno 0,8% . Ma fortunatamente ci si esercita anche sulle ipotesi piu’ ottimistiche: -0,8% quest’anno e +1,8% in prossimo. In ogni caso il quadro peggiore e’ allarmante: ”il commercio internazionale registrerebbe una dinamica non favorevole e si verificherebbero tensioni sul mercato dei titoli del debito sovrano; il prezzo del petrolio e delle materie prima subirebbe un aumento e l’euro risulterebbe deprezzato; l’indebolimento della domanda interna ed estera causerebbe una crescita piu’ moderata e il mercato del lavoro resterebbe debole”. Scendendo piu’ nel dettaglio balzano agli occhi i numeri sulla pressione fiscale: quest’anno si attesta al 44,4% del Pil (dopo il picco del 52% nel quarto trimestre 2012 annunciato pochi giorni fa dall’Istat). Questo chiaramente a politiche costanti, cioe’ senza interventi legislativi. Ma e’ gia’ noto che, ad esempio sull’Imu, tutte le forze in Parlamento siano determinate ad intervenire. La curva pero’ e’ in lieve discesa: restera’ sopra al 44% fino al 2015 per scendere poi al 43,8% nel 2017. Appena 0,6 punti percentuali in meno rispetto al record attuale in 5 anni. Per il 2013 si tratta comunque di un livello piu’ basso delle previsioni che fissavano un 45,3%. Anche il debito segna un picco: il rapporto con il Pil chiudera’, secondo le previsioni del Def, al 130,4% del Pil quest’anno.

Diverse le cause indicate dal governo: ”un ruolo minore” e’ rappresentato dall’effetto trascinamento dal 2012 (circa 0,7 punti di Pil) e da un livello dello stesso Pil lievemente inferiore (0,5 punti). Mentre il fattore maggiormente significativo e’ ”da ricondurre ad una sostanziale revisione al rialzo del fabbisogno del settore pubblico (3,3 punti di Pil) anche per effetto del provvedimento di sblocco dei pagamenti dei debiti della P.a.”. Viceversa rispetto alle previsioni ”non presentano impatti rilevanti” i pagamenti per gli aiuti ai paesi dell’area euro. In ogni caso e’ gia’ noto che parte (il 70%) dei 900 milioni che Cdp deve ancora al Tesoro come conguaglio per l’operazione di acquisto di Fintecna verranno destinati proprio al rimborso dei debiti della P.a. Anche la sanita’ potrebbe creare squilibri: la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il ricorso a nuovi ticket sanitari pesera’ infatti non poco sulle casse pubbliche.”Se fossimo a novembre o a dicembre sarebbe sicuramente necessario” un intervento sui ticket ma ”ora non possiamo farlo noi perché‚ questo governo pu• intervenire solo per straordinaria necessità e urgenza”, ha commentato il ministro della Salute Renato Balduzzi. Nei ‘conti’ erano previsti 2 miliardi di incasso in piu’. Viceversa a questo punto occorrera’ aumentare di analoga cifra la spesa complessiva imputata alla sanita’. Il tasso medio annuo di aumento della spesa e’ previsto cosi’ all’1,9% per gli anni dal 2014 al 2017.

Infine le pensioni. L’incidenza sul Pil e’ prevista in calo a partire dal 2015: si attestera’ al 16,1%, al 16% nel 2016 e al 15,9% nel 2017. Infine la bellezza di 353 pagine sono dedicate alle riforme. Oltre a ricordare quelle gia’ fatte (dalla cessione di Snam Rete Gas, fino ai molti interventi di sburocratizzazione e semplificazione) si tracciano le linee future. Ma su questo, come noto, l’ultima parola spettera’ al nuovo governo.

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One Comment

  1. Dan says:

    Di sto passo finiremo a coltivare il grano nelle aiuole di città

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