La crisi economica accentua la decrescita. Qualcuno sarà felice…

di ARTURO DOILO

La “decrescita felice”, “l’obiettivo rifiuti zero” ed altre amenità proposte da taluni partiti politici, si stanno trasformando in realtà. Ma non sono il frutto di una scelta volontaria, bensì dalla povertà che avanza, a passi da gigante. Alcuni esempi?

Il potere d’acquisto delle famiglie, nel 2013, crollerà di altri 4.000 euro; mentre il reddito complessivo che aveva registrato una contrazione di 94 miliardi nel 2008-2012, aumenta fino a 98 mld. Il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, in occasione dell’assemblea nazionale sottolinea che ”se la situazione economica resterà immutata nel 2013, l’inerzia accentuerà in modo drammatico le già pesanti performance registrate” nei cinque anni di crisi passati.

La crisi economica abbatte la produzione nazionale dei rifiuti, che cala di quasi 1,1 milioni di tonnellate (-3,4% tra il 2010 e il 2011). Questo quanto emerge dal rapporto Rifiuti Ispra 2013, presentato oggi a Roma, secondo cui la produzione nazionale si attesta al di sotto di 30 milioni di tonnellate, un valore analogo a quelli degli anni 2002-2003. La diminuzione – spiega il report – prosegue anche nel 2012, riducendosi nel biennio di 2,5 milioni di tonnellate (-7,7%). Non mangi, o mangi meno? Non produci rifiuti.

Negli anni della crisi gli italiani hanno usato meno l’auto (-6,7%), scegliendo di spostarsi in bicicletta (+33,5%) e motociclo (+34%), con un risparmio solo per il tempo minore richiesto dai trasferimenti di un miliardo di euro. Lo affermano dati di Confindustria Ancma, che ha tenuto a Milano la sua assemblea. Secondo l’associazione del ciclo, motociclo e accessori, se solo il 10% degli utenti dell’automobile passasse ai veicoli a due ruote si avrebbe una riduzione del traffico del 40%. Ovviamente, lo dicono guardando al loro portafoglio, ma fa sempre figo ed ecologista, e poi così si riducono le emissioni di Co2…

Causa la crisi economica (causata da loro, non dai cittadini qualunque), aumentano le morosità condominiale, più automobilisti non pagano l’assicurazione, si acquista meno cibo e lo si fa al discount, si risparmia sui medicinali e si comprano vestiti usati. Avanti di questo passo, grazie allo sterminio delle partite Iva scientemente messo in atto, raggiungeremo anche la piena disoccupazione! Mi sorge un dubbio, però: ma questa è decrescita felice oppure miseria?

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10 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Se la decrescita sia o meno felice, ciascuno mediti sul suo orticello.
    Al riguardo di chi questa decrescita l’ha auspicata e fortemente voluta, la mia nonna partenopea avrebbe detto che “i polpi s’hanno ‘a cuocere nell’acqua propria”.
    Ma si fossero cotti da soli… invece con loro stanno cuocendo tanti fessi che non li hanno valutati ed contrastati per quel che meritavano, tanti polpi indotti.

  2. Matteo says:

    Questa è crescita impossibile, è facile da capire. La decrescita felice è tutt’altra cosa, si applichi e legga almeno un paio di libri.

  3. eli says:

    la decretiscita felice (ce la fanno passare anche per felice…per prega per il culo!!!) è solo per i cittadini.
    politici ed amici degli amici è, crescita (e che crescita) più che felice

  4. Straiker says:

    Studia Arturo

  5. liugi says:

    Basterebbe leggere due pagine di un libro qualsiasi di Latouche per capire che questo non è ciò che lui intende per “decrescita felice”.

    • Piombo says:

      E allora spiegatelo voi cosa sarebbe questa decrescita felice, se ci riuscite.

      Se si tratta solo di consigliare un diverso stile di vita si può discuterne, dato che ognuno è libero di vivere come vuole e di consumare di più o di meno.

      Il mio timore è che molti sostenitori della decrescita vorrebbero imporla “felicemente” (per chi?) agli altri, per mezzo di politiche economiche, tasse, regolamenti burocratici e altri strumenti assai poco felici.

      • liugi says:

        Beninteso, io credo che la decrescita felice non sia affatto “felice” e che ci siano dei problemi teorici di fondo in questo genere di lavori. Sta di fatto che la “decrescita felice” non implica necessariamente una diminuzione del PIL. Nella “decrescita felice” il PIL viene preso come indicatore economico e non come qualcosa da fare crescere sempre e comunque. Il senso è quello di ribaltare l’idea che l’uomo sia schiavo del sistema economico e dare origine a una economia che porti benessere. Quindi quello che vediamo oggi non ha nulla a che vedere con questo concetto di decrescita.

      • lorenzo s. says:

        La società della CRESCITA è statalismo puro che non ha niente a che vedere con il libero mercato.

        – società della crescita = lo stato stimola i consumi per aumentare il pil
        – libero mercato = gli individui decidono volontariamente cosa e quanto produrre

        Ok se per decrescita si intende un movimento culturale fatto di persone che decidono volontariamente di ridurre i PROPRI consumi di merci per vivere meglio.

  6. Tyco says:

    Mi sa che la decrescita felice non sai proprio cosa sia. Ma dove ne hai sentito parlare, in TV? La decrescita felice non ha niente a che fare con la poverta’. Fai una ricerca seria su internet, prima di scrivere certe idiozie.

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