Debito pubblico e patrimonio privato: una commistione senza senso

di CLAUDIO ROMITI

Tra le tante illusioni che circolano in questa devastante crisi economica e finanziaria, sta riprendendo quota la sciocchezza del patrimonio privato come una sorta di garanzia Paese. Un patrimonio privato che, secondo i tanti professionisti dell’esproprio fiscale in servizio permanente attivo, supererebbe di ben 4/5 volte l’intero debito pubblico, rassicurando in tal modo i possessori dei nostri titoli di Stato circa la solvibilità del sistema.

Ora, a parte la discutibilissima operazione di utilizzare le proprietà private quale riserva strategica per le follie finanziarie dei vari governi – presupponendo che alla bisogna si potrà sempre attingere al pozzo senza fondo dei beni del solito Pantalone –  il problema di fondo è che si compie una forzatura di non poco conto, commisurando gli oltre duemila miliardi del citato debito pubblico ad un patrimonio privato del tutto teorico, soprattutto perchè basato su valori assolutamente variabili.

Molto in breve, dato che quest’ultimo è in gran parte costituito da beni immobili, si tratta sostanzialmente di uno stock di risorse per così dire passivo. In sostanza la valutazione di gran parte di tale patrimonio, case o terreni che siano, è strettamente legata all’andamento dinamico della economia italiana. Ovviamente, utilizzando un paradosso per scopi esplicativi, se per avventura il sistema produttivo giungesse sulla soglia della paralisi, qualcosa di analogo a ciò che portò al crollo dell’Unione sovietica (tralasciando le mistiche spiegazioni di chi lo attribuì ad un disegno della Madonna), il valore di mercato di qualunque bene immobile precipiterebbe vicino alla zero. E a nulla servirebbe recarsi in qualunque banca con, ad esempio, pezzi consistenti del Colosseo con i quali reclamare prestiti. Se la ricchezza di una nazione come quella di Pulcinella è fondamentalmente basata sul lavoro -ovviamente quello produttivo di mercato -, essendo praticamente priva di materie prime, ne discende che se si inceppa la sottostante struttura economica non possiamo certamente generare la perdita di ricchezza con i mattoni di casa o con l’erba del nostro giardino. Persino l’oro e gli altri metalli preziosi varrebbero intorno allo zero se nel mondo avessero tutti voglia di farsi assumere, come ancora accade nella nostra cara Sicilia, per contare i tombini delle città.

Poichè, in ultima analisi, è proprio questo il male profondo della società italiana, unito all’eccesso di Stato e di tassazione. Ovvero la disarticolazione del tessuto produttivo operato dalla imperante, ipocrita democrazia del consenso, la quale sposta ingenti risorse umane e finanziarie verso le più svariate attività parassitarie che vanno sotto il nome di servizi pubblici, restringendo fatalmente la platea di coloro i quali consentono, attraverso il loro duro lavoro, tra la altre cose, che il valore dei patrimoni appartenenti ai cittadini italici non scenda a livelli infimi. Ma quando anche quest’ultima ridotta di martiri di un collettivismo imposto con la forza persuasiva di Equitalia sarà estinta, allo Stato ladro non rimarrà che pagare gli eserciti smisurati dei suoi assistiti con i laterizi e le mattonelle delle case requisite agli ex-contribuenti. Altro che patrimonio d’Egitto.

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3 Comments

  1. giordano says:

    L’eccesso di stato MALATO è uno dei problemi insieme ad eccessiva tassazione e lavoro statale improduttivo.
    Lo stato e le garanzie che esso dà al privato, sia in termini economici, in termini legali e prima di tutto politici (nel senso della vera ricerca del bene comune) sarebbero tra le spinte che potrebbero portare fuori dal guano questo paese.
    Ma ciò non accadrà: lo sappiamo tutti. Le tasse aumenteranno (per raggiungere il pareggio di bilancio), il lavoro stagnerà sempre di più (a causa dell’eccessiva tassazione e burocratizzazione spinta per assecondare le direttive europee) e ci saranno maggiori privatizzazioni in regime di pressoché assoluto monopolio per quei servizi definiti di vitale importanza per l’economia di un paese…

  2. Marco fali says:

    Parole sante.

  3. Franco says:

    ESPOSIZIONE CORRETTA E CONVINCENTE

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