Debito pubblico: nuovo record a 2.041 miliardi. Tasse sempre più su. ITALIA IN FALLIMENTO

di REDAZIONE

Nuovo record storico per il debito pubblico italiano, che ad aprile ha raggiunto i 2.041,3 miliardi di euro, con un aumento di 52,6 miliardi rispetto allo scorso dicembre e di 83,3 miliardi rispetto all’aprile 2012. E’ quanto emerge dal supplemento al bollettino statistico di Bankitalia.

Le entrate tributarie nei primi quattro mesi di quest’anno si sono attestate a quota 113,050 miliardi di euro, in aumento (+1,58%) rispetto allo stesso periodo del 2012. E’ quanto risulta dai dati diffusi dalla Banca d’Italia

Continua ad aumentare la quota dei titoli di Stato italiani in mani estere dopo i picchi negativi registrati fra il 2011 e il 2012. Nel solo mese di marzo la quota di debito pubblico detenuta dagli investitori esteri è salita di 16 miliardi a 725,3 miliardi, contro i 1.309,5 miliardi in mani italiane (+1,2 miliardi).

Che dire? Siamo un Paese fallito e non da adesso, ma da almeno due anni. Solo che ci sono in giro circa 8 mila miliardi di risparmio privato su cui mettere le mani, quindi ci tengono in vita per spennarci del tutto.

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

12 Comments

  1. francesco carlo BIANCA says:

    La funzione giurisdizionale non è un “Potere”.
    Se si analizza, la sua funzione senza pregiudizi ideologici o di partito, risulta evidente la sua diversità rispetto a quella legislativa ed esecutiva; infatti, queste sono esercitate da cittadini “eletti” dal Corpo elettorale, nella sua veste di Popolo Sovrano, quella, invece, viene esercitata da cittadini reclutati mediante un pubblico concorso costituito da un procedimento amministrativo, burocratico, al quale il giudizio e la volontà popolare risultano del tutto estranei.
    Si aggiunga, inoltre, che gli “eletti” rispondono del loro operato alla Comunità Sovrana, i magistrati, invece, nell’esercizio della loro attività risultano del tutto irresponsabili, nel senso che non rispondono al Popolo anche se vanno soggetti al giudizio del Consiglio Superiore della Magistratura espresso, però, da una schiacciante maggioranza di membri togati.
    Se si vuole, quindi, considerare l’attività giurisdizionale un “Potere”, allora bisogna concludere che ci troviamo di fronte ad un vulnus rispetto ai principi della democrazia popolare, in quanto ogni Potere deve emanare dalla Comunità Sovrana e deve essere sottoposto al suo diretto giudizio.
    E tale anomalia si ripete anche nella dolosa configurazione della natura giuridica dei Partiti, mere associazioni di fatto, assimilabili a squadrette calcistiche di borgata, per i quali sarebbe necessario prevedere l’obbligo di possedere, almeno un anno prima dalla data fissata per la celebrazione dei Comizi elettorali la personalità giuridica di diritto privato.
    In conclusione, risalta evidente la improrogabile necessità di una completa rivisitazione della normativa costituzionale che faccia chiarezza e ponga ordine nella organizzazione politica, amministrativa e giurisdizionale dello Stato, il quale Stato, è bene ribadirlo, è uno strumento della Comunità Sovrana e non, invece, un feudo eterno di potentati, tesi all’arricchimento personale ed a quello delle loro milizie.
    Francesco Carlo BIANCA

  2. francesco carlo BIANCA says:

    Illiceità dell’Attività Autoreferenziale dei Consessi Elettivi.
    Nell’esercizio della Sovranità, delegata dagli elettori ai membri dei Consessi politici ed amministrativi manca l’apporto di cittadini qualificati sul piano morale e culturale, estranei alla militanza politica.
    Tale situazione impedisce il controllo di conformità agli atti, fin dal momento della loro formazione, agli interessi della Comunità Nazionale ed in particolare di quelli a contenuto autoreferenziale: per intenderci, su quegli atti che riguardano il trattamento economico e previdenziale dei membri elettivi, con tutti i connessi privilegi, spesso deliberati in sedute notturne, furtim, come i ladri, direbbero i nostri Padri.
    In conseguenza, tali atti, anche se rivestiti di una legalità apparente, in quanto emanati nel rispetto di norme procedimentali, tuttavia risultano illeciti nella loro finalità, già certificata e conclamata a mezzo di referendum abrogativo.
    In conclusione, tale trasgressione, avendo già concretizzato un illecito, esige la sua immediata dichiarazione di nullità o, quanto meno, di annullabilità per il danno arrecato alla Comunità Nazionale (damnum iniuria datum) con il conseguente obbligo di restituzione delle somme intascate dai rispettivi beneficiari.
    Francesco Carlo BIANCA

  3. francesco carlo BIANCA says:

    AUTONOMIA, INDIPENDENZA e RESPONSABILITA’ NELLA GIUSTIZIA
    Nella fase costituente del 1948 la magistratura, quale garante imparziale del rispetto delle leggi su cui fondare i diritti ed i doveri dei cittadini, venne chiamata a coprire un ruolo centrale nell’assetto dello Stato democratico.
    Funzionale a tale attività era la necessità di porre la magistratura in una posizione di assoluta autonomia ed indipendenza di fronte al potere esecutivo ed i singoli giudici in una posizione di soggezione soltanto alle leggi.
    Una giusta reazione a quanto aveva affermato l’articolo 98 dello statuto Albertino (1848) : ” La giustizia emana dal re ed è amministrata in suo nome dai giudici che egli istituisce”; da cui era scaturito l’ordinamento giudiziario del 1865, che solo sul piano formale riconosceva la indipendenza della magistratura mentre, in concreto, ne assicurava il pieno controllo governativo mediante una particolare disciplina del suo stato giuridico, regolando, infatti, la carriera dei magistrati dall’assegnazione delle sedi, alle promozioni, ai trasferimenti, alle nomine dei capi degli uffici giudiziari fino ai provvedimenti disciplinari: attività svolte formalmente da una Commissione degli stessi magistrati ma nominati e controllati dal Ministero di Giustizia, munito del potere di trasferire i giudici in base ad una non meglio definita “utilità di servizio” e di ammonimento e richiamo in virtù di una non meglio definita “attività di alta sorveglianza”.
    A fine di evitare tali storture e nell’intento di assicurare ai giudici quella assoluta autonomia ed indipendenza che non avevano mai avuto, i Costituenti del 1948 accolsero la concezione dello stato illuminista, sostenuta da Piero Calamandrei, anche se una così esasperata interpretazione liberale veniva a porsi in patente contrasto con il superiore principio democratico, in forza del quale l’esercizio di una qualsiasi pubblica attività andava ricondotto alla Sovranità Popolare; rilevo non secondario su cui era stata richiamata l’attenzione dei costituenti in ordine alla singolare posizione in cui si sarebbero venuti a trovare i magistrati, una volta sganciati dal controllo parlamentare.
    Essendo prevalsa la concezione liberale, l’articolo 101 della vigente Costituzione ha affermato la completa indipendenza dei giudici dal potere politico :” La giustizia è amministrata in nome del Popolo italiano”, non più, quindi, in nome del re, ” I giudici sono soggetti solo alla legge “, non più, quindi, al potere esecutivo; l’articolo 104, poi, afferma che tutti i provvedimenti relativi al loro stato giuridico vanno affidati al Consiglio Superiore della Magistratura; mentre l’articolo 107 proclama la loro inamovibilità dall’ufficio ed afferma che i magistrati si distinguono soltanto per la diversità delle loro funzioni, esclusa ogni gerarchia che possa derivare dall’anzianità o dall’Ufficio ricoperto.
    Tornando al periodo monarchico, non si può dire che il Pubblico Ministero godesse di una posizione più favorevole rispetto ai magistrati; anzi, la sua posizione era sottoposta ad un controllo addirittura più stringente, come risulta dalla definizione dell’articolo 129 dell’Ordinamento giudiziario del 1848 con il quale il Pubblico Ministero viene definito:” rappresentante del potere politico presso l’autorità giudiziaria, direttamente dipendente dal Ministero di giustizia, in grado questo di controllare l’esercizio dell’azione penale a mezzo di circolari inviate ai Procuratori Generale presso le Corti di Appello e da costoro trasmesse ai Procuratori del re presso i Tribunali, così da poter realizzare una vera e propria selezione di quei reati che il potere politico intendeva perseguire con maggiore determinazione, quali quelli commessi in occasione di scioperi, di conflitti sociali o manifestazioni di dissenso politico. Ove la risposta giudiziaria a episodi di conflittualità politica o sociale di articolare rilevanza richiedesse una strategia concordata tra il Governo e la Magistratura, il Ministro della Giustizia, sollecitato dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro dell’Interno, poteva anche inviare istruzioni riservate sulla modalità di conduzione di singoli procedimenti invitando per esempio, il pubblico ministero ad emettere ordini di cattura, a contestare reati di particolare gravità, ovvero di astenersi dall’esercitare l’azione penale. Grazie a questi poteri di supremazia gerarchica sul pubblico ministero, il Governo era quindi in grado di esercitare un controllo preventivo nei casi che sarebbe stati portati all’esame dei giudici, predeterminando, a seconda della convenienza politica, l’area di intervento della magistratura giudicante” (vds Lo stato della Costituzione. G. Neppi Modona e A.M.Poggi – Ed. Il Saggiatore, 1998).
    Con l’avvento della democrazia liberale, il vigente Ordinamento giudiziario ha attribuito al Pubblico ministero le medesime garanzie di cui gode la magistratura giudicante e gli fa obbligo di esercitare l’azione penale che deve iniziare e concludere in completa autonomia e indipendenza, senza alcuna subordinazione al potere politico, nei confronti di chiunque ritenga autore di reato.
    In definitiva, anche per quanto riguarda questo Ufficio, ci troviamo di fronte ad una attività ampiamente discrezionale, non controbilanciata dal principio di responsabilità.
    Purtroppo, è doveroso constatare come questa amplissima discrezionalità, che poggia proprio sulla irresponsabilità, abbia sollecitato e scatenato le ambizioni personali di certi pubblici ministeri, finalizzate ad ottenere (in buona o mala fede) l’attenzione dei mezzi di informazione di massa, così da soddisfare le più disparate ambizioni personali, potendo questi scegliere a discrezione, le persone da perseguire piuttosto che i casi su cui indagare.
    Da quanto sommariamente esposto, è facile rilevare come ancora oggi “il problema della regolamentazione del potere giudiziario è uno dei più delicati col quale deve confrontarsi il legislatore costituente in uno Stato democratico, poiché nel delineare una funzione la cui rilevanza politica non può essere disconosciuta, è necessario rendere compatibile la sua “democratizzazione” con la indipendenza e separazione: esigenze che sono, in generale, differenti e in alcuni casi, contraddittorie e, comunque, in tensione permanente (vds La Costituzione spagnola del 1978 -Louis Mosquera, pagg. 677 e segg. Giuffrè- ed.1982).
    Tuttavia, per quanto riguarda lo Stato Italiano, la realizzazione di un nuovo assetto della “funzione giurisdizionale” (non di potere si tratta ) è ormai inderogabile” da affidare ad una Assemblea Costituente che ristabilisca un giusto equilibrio tra il Potere ‘Esecutivo, legittimato nel suo esercizio dalla volontà popolare e la funzione giurisdizionale nell’ambito della organizzazione amministrativa dello Stato.
    Un tentativo in tale senso è dettagliatamente illustrato in una Ipotesi di nuova Costituzione che è possibile scaricare gratuitamente dal sito “www.nuovacostituzione.it” 2005-2013, sesta edizione.
    Francesco Carlo BIANCA

  4. francesco carlo BIANCA says:

    MANIFESTO NUOVA COSTITUZIONE

    Il punto centrale delle riforme costituzionali, dolosamente sottaciuto dai mestieranti della politica, è costituito dalla necessità per la Comunità Nazionale di riappropriarsi della Sovranità surrettiziamente monopolizzata da costoro con l’occupazione con l’occupazione di tutti gli Organi vitali dello Stato fino a spolparne ogni risorsa economica e finanziaria con conseguente degrado di cui ormai risulta pervaso ogni aspetto della vita associativa.
    Ciò è stato possibile e lo sarà sempre a causa della pretesa, connaturata al sistema partitico, di rappresentare, in modo monopolistico, la volontà popolare ; mentre ,invece un corretto regime democratico, per potersi considerare “realizzato”, deve assicurare in tutti gli Organi elettivi, la partecipazione di qualificati cittadini, estranei alla militanza partitica, scelti direttamente dalla Società civile sulla base di conclamate qualità morali e capacità professionali.
    E’ con tali presupposti che è stata elaborata una Ipotesi di Nuova Costituzione di cui si elencano, in forzata sintesi, solo alcuni dei principi informatori rimandando i lettori al testo integrale da scaricare, a titolo del tutto gratuito, dal sito “www.nuova costituzione.it” 2005-2012, esta edizione: 1) drastica riduzione dei componenti le Assemblee elettive; 2) realizzazione di un compiuto regime democratico mediante l’introduzione di un procedimento “selettivo” che assicuri la partecipazione permanente nell’amministrazione della Cosa Pubblica di qualificati cittadini, estranei alla militanza partitica, idonei ad esercitare un controllo sulla legalità e correttezza dei provvedimenti fin dal momento della loro elaborazione; 3) equiparazione alla normativa come del trattamento economico e previdenziale del membri elettivi; 4) adozione di un Parlamento monocamerale composto da trecento membri: duecento, eleggibili dal Popolo per un massimo di due legislatura e cento, per una sola legislatura, scelti dagli Ordini e associazione professionali; 5) soppressione di qualsiasi forma di sovvenzione alle organizzazioni partitiche, le quali vanno sostenute dai militanti e simpatizzanti in sede di dichiarazione annuale dei redditi; 6) fissare al trenta per cento l’aliquota massima dell’imposizione diretta sui redditi, netti, tassabili e stabilire che l’imposizione indiretta sui consumi e sui trasferimenti debba salvaguardare i beni vitali dell’esistenza, con la eliminazione delle sovrimposte e delle addizionali su qualsiasi forma di imposizione fiscale; 7) attribuire al Primo Ministro, capo dell’Esecutivo, i poteri di nomina e di revoca dei propri ministri di numero non inferiore a dieci e non superiore a quindici; 8) individuazione del Presidente della Repubblica tra quelle Personalità, estranee alla militanza partitica, che abbiano dato lustro alla Patria nel campo umanistico e scientifico; 9) unificazione delle giurisdizioni: ordinaria, amministrativa, contabile e tributaria con la introduzione nei suoi vai gradi di avvocati e dottori commercialisti; 10) unione o fusione dei Comuni con popolazione residente al di sotto dei ventimila abitanti ; 11) soppressione delle Province e delle Regioni da sostituire con Aree Metropolitane, quali Enti di raccordo, comparazione e coordinazione delle attività dei Comuni, costituite da un numero di Comuni non inferiore a venti e di residenti non inferiore ad un milione; 12) attuazione del federalismo fiscale con l’attribuzione diretta alle Aree metropolitane di quote di tributi erariali, accertati e riscossi nei rispettivi territori; 13) elezione dei Giudici Costituzionali a mezzo di una Conferenza Nazionale delle <università Statali e Libere e degli Ordini e Associazioni professionali….ad altro ancora per un riassetto costituzionale ed amministrativo che corrisponda a reali bisogni della Comunità Nazionale, unica fonte e detentrice della Sovranità Popolare.
    Francesco Carlo BIANCA

  5. Tutto il mondo urla all’Italia che deve abbandonare la via del vizio ed intraprendere quella del virtuosismo. Ma l’idaglia degli idagliani ha deciso di fallire, piuttosto che cambiare.
    Ad ognuno le proprie responsabilità, compresa e non esclusa quella di sputare nel piatto dal quale si mangia o quella di spernacchiare la politica della mani tese dei paesi virtuosi.
    Secondo me, manca poco, molto poco:
    ne hanno tutti talmente piene le tasche di questa idaglia degli idagliani che la voglia di farla fallire veramente supera il rischio (calcolato) delle perdite cui si andrebbe incontro.
    La storia non è mica una pernacchia.
    E nemmeno la comunità internazionale.
    http://www.ilcittadinox.com/blog/benvenuti-allinferno-della-furbizia-e-del-vizio.html
    Gustavo Gesualdo, alias, Il Cittadino X

  6. francesco carlo BIANCA says:

    Una completa rivisitazione della struttura politica ed amministrativa dello Stato è contenuta in una Ipotesi di Nuova Costituzione scaricabile, a titolo del tutto gratuito, dal sito “www.nuovacostituzione.it”.
    Prego la Redazione de “L’Indipendenza” a prenderne visione e, se crede, portarlo a conoscenza dei lettori così da offrire loro l’opportunità di una dialogo costruttivo.
    Francesco Carlo BIANCA

  7. francesco carlo BIANCA says:

    e divisione del ruoli della Magistratura giudicante dall’Ufficio del Pubblico Ministero.
    Completa ristrutturazione degli Enti Locali: eliminazione delle Regioni e delle Province e istituzione di Aree Metropolitane comprendenti un minimo di venti Comuni e un milione di abitanti, previo accorpamento o fusione dei Comuni con popolazione al di sotto dei ventimila abitanti.
    L’Italia non può morire perché in questa Comunità, tradita dai politicanti di mestiere e privi di amor di Patria, vivono ancora italiani coscienti delle loro tradizioni e ricchi del patrimonio di cultura, umanistica e scientifica, da cui trarre nuove energie per tornare ad essere protagonisti nel Consesso internazionale.
    Francesco Carlo BIANCA

  8. Riccardo Pozzi says:

    Questa non è una crisi, e non è causata dalla finanza, il debito è abnorme ma nemmeno questo ne è il motore immobile. La madre del nostro impoverimento è stato l’ingresso obbligato nel WTO di Cina e India, senza che avessero nemmeno i minimi requisiti. Voluto dagli Usa per timore di strette sul suo debito, in mano alla Cina. Ora il dentifricio non tornerà più nel tubetto e il formidabile motore padano si sta fermando, massacrato da uno Stato che ingoia tasse e dalla concorrenza sleale che rende obsolete tecnologia e ricerca. Probabilmente anche la Padania è andata e non recuperabile, figuriamoci l’Italia. Nei prossimi mesi occhio alla resa di Letta. Auguri a tutti.

  9. luigi bandiera says:

    D’accordo, l’italìa e’ in o un fallimento, e gli italìani che kax dicono..??

    Per caso, allegriaaa..!!

    Attendiamo lo scossone finale..!

    Amen

  10. giuseppe battista says:

    L’unica salvezza sarebbe consolidare il debito pubblico, solo che nessuno ha il coraggio di farlo. Questo debito di 2.000 miliardi di euro (escluso il debito pensionistico) ci costa dai 30 ai 60 miliardi all’anno di soli interessi passivi ( a seconda di come gl speculatori utilizzano i derivati per variare lo spread) e non ci permette nessuna manovra seria per uscire dalla recessione. Tutti parlano di crescita ben sapendo che se non tolgono questo moloch tutte le loro riforme, manovre o tagli che faranno non porteranno a nessun risultato positivo, anzi aumenteranno il disastro.
    NEL DUBBIO sarebbe opportuno disfarsi di TUTTI I TITOLI DI STATO ITALIANI in portafoglio finchè c’è ancora tempo. E’ facile pensare che prima o poi l’Europa ci obbligherà a prendere drastiche decisioni sul volume del debito che è ormai al 123% del Pil (60% è il rapporto massimo consentito tra debito e PIL in base alle regole europee); gli investitori retail con la Grecia hanno perso il 70%, sull’Italia magari si potrà mantenere le perdite al 50%…… se non aspetteranno troppo tempo per effettuare una manovra per la ristrutturazione del debito.

  11. claudia says:

    vi invito a leggere l’articolo di oggi su icebergfinanza.it,a proposito del fallimento dell’Italia.

  12. lory says:

    prima crolla questa Baracca, meglio è!

Leave a Comment