Debito pubblico, l’Italia ha sfondato il muro del 130%

di LUIGI POSSENTI

Oplà, debito pubblico record in Italia nel primo trimestre del 2013. Secondo Eurostat, il rapporto debito/pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012 ed il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In termini assoluti, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 e’ stato di 2.034.763 miliardi.

Nel primo trimestre del 2013, il rapporto debito pubblico/pil nell’eurozona e’ salito al 92,2% rispetto al 90,6% dell’ultimo trimestre del 2012, mentre nell’Ue a 27 dall’85,2% all’85,9%. Fra i Paesi membri, il debito piu’ alto e’ stato registrato in Grecia (160,5%), Italia (130,3%), Portogallo (127,2%) e Irlanda (125,1%), mentre quello piu’ basso in Estonia (10%), Bulgaria (18%) e Lussemburgo (22,4%).

Per anni, almeno venti, abbiamo sentito promettere e spergiurare tutti i politici finiti a governare che la priorità sarebbe stata quella di ridurre il debito e la spesa pubblica e gli sprechi. Ecco il risultato. Quando si dice che la moralità di un politico è un gradino sotto quella di un mentitore seriale.

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15 Comments

  1. alessioXL says:

    Dan Lei ha capito tutto nella vita.
    Non bisogna prendersela con i panettieri, i commercianti, i taxisti, i meccanici, gli elettrauti, gli idraulici ecc. ecc.
    Loro pagano tasse troppo elevate con gli studi di settore (10.000 euro lorde di media).
    Bisogna fare una protesta per abbassare gli studi di settore che sono troppo alti altrimenti questi poveretti non ce la fanno ad andare avanti durante il mese.
    Meno tasse per queste categorie ed avremo una Italia migliore.
    Le piace la mia ironia Albert Nextein?

  2. Andrea D says:

    Sarebbe interessante spiegare che in Italia, dal 1992 al 2011, anni c’è stato un surplus di bilancio primario (cioè la differenza tra le entrate delle amministrazioni pubbliche e le loro spese al netto degli interessi corrisposti sul debito pubblico.) ad eccezione degli anni 2009 e 2010 dove si è registrato un leggero saldo negativo.
    Il deficit debito/PIL a quota 130% è un valore fortemente influenzato non solo da fattori come: inefficienza, sprechi, casta, corruzione ed evasione, ma soprattutto da due eventi fondamentali nella storia della nostra economia.
    Il primo è famigerato “divorzio fra Banca d’Italia e Ministero di Tesoro” del 1981, tramite il quale con un semplice scambio epistolare privato il ministro Beniamino Andreatta (foto sopra) e il governatore Ciampi decretavano la fine dell’intervento della Banca Centrale nelle aste pubbliche di collocamento dei titoli di stato come acquirente residuale. E sappiamo purtroppo cosa ciò comportò in termini di aumento degli interessi passivi a carico dello Stato ed esplosione del debito pubblico: non potendo più calmierare le aste, la Banca d’Italia lasciava in pratica alle banche private il compito di decidere volta per volta a quale tasso di interesse dovevano essere collocati i titoli di stato e di avvantaggiarsi delle enormi rendite di posizione.
    Passiamo poi all’articolo 123 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) il quale stabilisce che la BCE non può finanziare gli stati (acquistandone i titoli di stato) ma può invece finanziare le banche commerciali le quali in questo modo acquisiscono liquidità ad un tasso che attualmente è allo 0,75%. Quest’ultime possono prestare moneta agli stati tramite l’acquisto di titoli di stato con relativo tasso d’interesse. Considerando che l’inflazione viene tenuta ad un livello molto basso si può facilmente capire come si può guadagnare bene con l’acquisto di titoli di stato italiani: infatti la rendita è garantita direttamemente dalle tasche di noi cittadini che, sopportando sacrifici come tasse demenziali e tagli alle infrastrutture e servizi, garantiamo facili profitti a chi poi ci raccomanda (per non dire impone) austerità e sacrifici.
    Il nostri politici italiani si sono macchiati di una colpa ben più grave della loro tendenza alla cialtroneria: hanno tradito il popolo, e questo secondo me è il più grande crimine che possa essere commesso da chi rappresenta la sovranità popolare.

    • Aquele Abraço says:

      E chi dobbiamo ringraziare per questo? Andreatta e Ciampi per il divorzio del 1981 e Prodi con di nuovo Ciampi per l’ingresso nell’euro. Pensavano forse di traghettare verso il capitalismo un’Itaglia profondamente statalista e piena di debiti? Poveri sciocchi. Gli italiani, latini, meritano questa “Rebubblica delle banane”.

  3. Paolo Brembilla says:

    ma si, dai continuiamo ad assumere forestali e fancazzisti … poi possiamo scaricare oneri e colpe sui Padani evasori (tanto questi ciula ci cascano da 150 anni), e se ci va male, perchè i Padani son falliti, c’è sempre la Merkel

  4. Albert Nextein says:

    Mi ripeto.
    So che i numeri sono addomesticati ampiamente, per non allarmare i sudditi.
    Però , ritengo, si possa ricavare da qualche parte l’intero e reale ammontare del debito pubblico, statale e allargato.
    Io non ho i mezzi per un tale conteggio, né culturali e neppure informativi.
    Sono altresì certo che qualcuno tra coloro che frequentano questo quotidiano posso riuscire nell’impresa.
    Analiticamente e sinteticamente.
    Sapere, documenti alla mano, il reale ammontare del debito, e comunicarlo alla gente sarebbe utilissimo.
    Ma non un debito determinato e classificato in modo da addolcirlo.
    No, il conteggio dei soldi che il sistema pubblico deve pagare o restituire ad altri.
    Come in una comune azienda o in una famiglia.
    C’è qualcuno che possa fare questi conteggi?

    • Ernesto Furioso says:

      L’ho letto qualche giorno fà ma non mi ricordo dove,parlavano di seimila miliardi come debito aggregato,pubblico+ privato+banche.
      Le mani sul fuoco però non le metto….!.

      • antonio says:

        Anni fa Pagliarini aveva calcolato che la truffa previdenziale (la legge Mosca le pensioni fasulle i falsi invalidi etc. etc. vedi commento sig Carlo De Paoli del 1° maggio) ammontava a due volte e mezza il debito pubblico statale. fatevi un pò di conti….
        Antonio Mastrapasqua ha detto che nel 2014 non ci saranno più soldi per le pensioni, mentre invece Grillo ha previsto il buco per settembre.
        Sembra che il problema non sia se succederà, ma quando succederà. auguri

    • Dan says:

      Dagospia è un po’ che sta battendo sulla storia che gli usa si sono mangiati l’oro che dovevano solo custodire per conto terzi, compreso il nostro.

      Se fosse vero quando supposto, mi sa che in un amen tutti i parametri economici al di qua della via della seta vanno in cenere

  5. Vendicatore Libero says:

    Cosa facciamo per mandare via questi pollitici?
    Credo che ci voglia qualcosa di forte.
    Sapete che gianfranco rotondi è stato anche ministro?
    Sapete che non è neanche laureato?
    Non sarebbe la fine del mondo se fosse intelligente e non si fosse spacciato per dottore.
    Allo stesso modo capezzone

  6. Ernesto Furioso says:

    Tutti i sacrifici e le estorsioni fiscali fatte a danno della parte produttiva,sono serviti unicamente a mantenere privilegi,prebende,clientele e una marea di fancazzisti,altro che ridurre il debito.
    Adesso arriva il conto.

  7. Claudio says:

    Ma cosa dite? lo sanno tutti che il problema vero è l’evasione fiscale!

    • gianluca says:

      ma svegliati!!!

    • Albert Nextein says:

      Mi piace la tua ironia.

    • Dan says:

      Sti cazzo di baristi che non scontrinano il caffettino da 60 centesimi.

      Sti cazzo di panettieri che osano mangiare la propria briosche senza versare l’obolo allo stato.

      Sti cazzo di commercianti che proprio non vogliono pagare quanto stabilito dagli onestissimi studi di settore e no, non conta che quei soldi non li hanno neanche incassati e che se va bene lì sopra ci guadagnano due briciole, sono proprio loro criminali, roba lombrosiana che non vogliono mantenere schiere di nullafacenti statali… (notare la fossetta occipitale del contadino, sto figlio di puttana che osa piegare la schiena e lavorare senza riconoscere il merito di fare un’esistenza da schiavo a qualche abusivo sparso tra camera e quirinale)

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