Debito pubblico, il regalone dei Savoia

riceviamo e pubblichiamo da Terenzio Varronegaribaldi3

Debito pubblico italiano: un’eredità che arriva dai Savoia. Il Sud Italia era esempio di virtuosità e rigore in Obbligazioni e Titoli di Stato
Il Piemonte è stato il «padre» del debito pubblico italiano. Al Sud, invece, i Borboni avevano i conti in ordine e una struttura economica nettamente più avanzata.

Il “padre” dell’enorme debito pubblico italiano può essere considerato il regno dei Savoia, che alla vigilia delle guerre di indipendenza aveva i conti pubblici in dissesto e spesso comunicati in modo poco trasparente. Al Sud, invece, il Regno delle Due Sicilie era un esempio di virtuosità e di rigore di bilancio, come sottolineato anche dal famoso economista napoletano Giacomo Savarese, spettatore delle vicende legate al debito pubblico dei due principali regni italiani pre-unificazione. Di certo gli oltre 2.100 miliardi di euro di debiti (non le vecchie lire o i ducati ottocenteschi) della Repubblica Italiana di oggi non sono stati ereditati dai Savoia, ovvero dal Regno di Sardegna. Tuttavia, la gestione dei conti pubblici ha per più di un secolo e mezzo mantenuto quell’impronta, accollandosi così un’eredità decisamente scomoda.
Al Nord il Piemonte aveva le finanze fuori controllo, tanto che il debito pubblico aumentò del 565% nel decennio precedente all’unità d’Italia. I Savoia hanno quindi lanciato la politica della finanza allegra e la cultura del debito facile, oggi appannaggio della maggior parte delle potenze economiche occidentali. Per il Regno di Sardegna le guerre di indipendenza e successivamente l’unità d’Italia sono state senza dubbio il modo più semplice per sistemare i conti pubblici. D’altronde il Piemonte aveva una bilancia commerciale costantemente in rosso e ingombranti oneri legati al finanziamento delle proprie guerre (già dalla spedizione di Crimea, fortemente voluta da Cavour per poi spostare il focus delle potenze europee sulla “questione italiana”).
Nel 1848 il debito piemontese era di 168 milioni di lire, ma nel 1859 era balzato a 1,12 miliardi di lire per un incremento monstre del 565%. Questa montagna di debiti era pari quasi al 74% del pil. I Savoia pagavano interessi annui sul debito pari a 68 milioni di lire, circa tre volte in più di quello che pagava il Regno delle Due Sicilie. Al Sud i Borboni potevano contare su un’economia decisamente più grande e diversificata: il pil del regno napoletano era pari a 2,62 miliardi di lire, mentre quello dei piemontesi 1,61 miliardi di lire. Dal 1847 al 1859 il debito del regno napoletano era aumentato solo del 29,6% a 411,5 milioni di lire da 317 milioni.
Il rapporto debito/pil del Regno delle Due Sicilie era pari al 16,57%, un valore che oggi farebbe impallidire anche la Germania di Angela Merkel. Il Regno di Sardegna le tentò tutte pur di oscurare i dati sui conti pubblici. Arrivò addirittura a non redigere più il bilancio statale, oltre che applicare ben 23 nuove tasse e vendere beni demaniali. Secondo uno studio dell’economista lucano Francesco Nitti, i Savoia possedevano un patrimonio pari a 27 milioni di lire di oro mentre il Regno delle Due Sicilie 443 milioni di lire di oro. Le sorti finanziarie della casa regnante piemontese era finite nelle mani dei Rothschild, i banchieri più influenti dell’800 che furono anche determinanti per la sconfitta di Napoleone a Waterloo.
Ai Savoia, dunque, l’unica cosa da fare per evitare la bancarotta era quella di unirsi con chi aveva i conti in ordine. D’altronde lo stesso Vittorio Sacchi, economista piemontese, affermò che le finanze napoletane erano in perfetto ordine quando fu chiamato a redigere il bilancio pubblico dopo l’unificazione del 1861. Dalla Restaurazione del 1815 il regno borbonico aveva solo 5 tasse e le rendite pubbliche salivano da 16 milioni a 30 milioni di ducati grazie alla ricchezza generata dall’economia. Dal 1847 al 1859 al Sud non viene introdotto nemmeno una nuova tassa. Senza contare che il bilancio pubblico era decisamente trasparente e che non era stata effettuata alcuna vendita di beni demaniali. Dopo l’Unità il debito del Regno di Sardegna era diventato il debito del Regno d’Italia. In un libricino datato 1862, l’economista Savarese sottolineava che si trattava di «eredità luttuosa».

 

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4 Comments

  1. Padano says:

    Il debito pubblico italiano è stato falciato con l’inflazione post-IIWW.

    Dopo di allora lo si è ricreato per assistere il Sud (a colpi di 100 miliardi l’anno, oggi).

  2. caterina says:

    come si dice…il senno di poi!
    e il debito dei Savoia aumentò con i soldi spesi per corrompere gli alti generali dell’esercito borbonico, anche se talvolta non onorò il pattuito, e l’esterofilia di cui era ammalata la classe intellettuale napolitana…l’erba del vicino è sempre migliore…
    Costoro sono i responsabili della vendita del Sud…il popolo e i soldati furono traditi dalla loro stessa borghesia, e mai che se ne rammenta nella storiografia ufficiale…
    La favoletta dei Mille e la cavalcata di Garibaldi fino a Napoli, dove si piazzò senza colpo ferire perché il Borbone fu convinto da falsi consiglieri a ritirarsi a Gaeta e lui lo fece pensando di evitare una carneficina… così ebbero gioco facile a piazzare i camorristi di allora a depredare tutto quello che poterono…e gli intellettuali e i borghesi in men che non si dica si ritrovarono insediati nel parlamento a Torino..
    Questa è la vergogna di cui non si è mai parlato…e ora è ancora il popolo che si dà da fare per eliminare dove può anche il nome di personaggi stragisti tipo Cialdini e far riemergere l’onore e la saggezza della dinastia più radicata più amata e più munifica che furono i Borbone Due Sicilie… Carlo, 1734, sbaragliò l’esercito asburgico che da trent’anni vi si era insediato ed instaurò l” ITALICA LIBERTATEM” come si legge nel monumento celebrativo che fece costruire a Bitonto… ma pochi lo sanno e lo ricordano…e anche quel monumento un po’ alla volta sta andando in rovina…
    Sud, sveglia! ora che sapete tutto per le ricerche pubblicate da vostri appassionati non accontentatevi di commemorare…Gaeta, Pontelandolfo, Fenestrelle, Civitella del Tronto, Messina, Pietrarsa… non basta! riprendetevi in mano il vostro destino, valorizzate il patrimonio immenso che non hanno potuto portarvi via e prendete voi in mano il vostro destino… Savoia o Roma è sempre per depredare! non fidatevi più di nessuno… ritornate ad essere protagonisti del vostro destino!

    • Padano says:

      Bi-tonto… omen nomen…

      • caterina says:

        ti si ritorce la battuta..
        faresti bene ad andarci se non altro per imparare come si onorano i soldati che combattono… anche quelli del campo nemico.
        Osserverai: guarda un po’…l’Italia vera era quella, ai tempi!

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