Il debito pubblico italiano è in mano alle banche nostrane

di PASQUALE MARINELLI

All’indomani delle operazioni della BCE, come il LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012 e l’annuncio della politica OMT di pochi mesi fa, si è assistito ad un conseguente incremento dei titoli di stato italiani, fortemente sostenuto da investitori nazionali. Sono sempre stato curioso di conoscere la composizione dei detentori di titoli di stato italiani, i quali stanno finanziando il nostro stato malandato.

Finalmente, dopo qualche ricerca, sono riuscito ad estrapolare alcuni dati in merito, i quali si riferiscono a giugno 2012. Secondo la Banca d’Italia, il 59,66% dei titoli di debito pubblico nazionale sono in mano agli italiani (vedi grafico). Tale quota si è incrementata di 12 punti percentuali rispetto alla fine del 2010. Quindi, chi si preoccupava soltanto del fatto che gli stranieri possedessero troppi bond italiani per speculare, adesso potranno stare tranquilli! Il sistema bancario (compresa Banca d’Italia), detiene il 45,65% del debito pubblico mentre il restante 14,01%è in mano ad altri residenti, un rapporto questo che non è mai significativamente cambiato dalla fine del 2010 ad oggi.

Vi rendete benissimo conto del perché la BCE si sia preoccupata di tirare fuori dalla melma la testa delle banche e non quella degli altri comuni attori mortali dell’economia. Inoltre, si capisce come i nuovi euro creati dalla BCE siano serviti solo per dare, seppur indirettamente, ossigeno agli stati che si stavano indebitando a costi troppo elevati. Mentre la quota di stranieri che detengono bond italiani, a luglio 2012 si è ridotta al 40,34%, dopo che a fine 2010 erano ben il 52,46%. Ossia, gli stranieri che credevano nelle potenzialità economiche dell’Italia si sono ricredute e hannoritirato i loro soldi. Vediamo chi sono gli stranieri che continuano a detenere titoli di debito pubblico italiano, certamente non perché credono ancora in noi ma solo perché la BCE ha distribuito nuovi denari alle banche in crisi, a condizione che esse acquistassero i nostri titoli (vedi grafico). Le banche francesi e tedesche detengono assieme il 59% del nostro debito pubblico in bond all’estero. In parole povere, se saltiamo noi, saltano anche loro! Dalle prossime volte, abbiate a mente questa situazione, per aiutarvi ad interpretare le cose che accadranno!

*www.pasqualemarinelli.com

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5 Comments

  1. Roberto P says:

    Non gioirei per il fatto che Francia e Germania detengono una grossa fetta del nostro debito, perché è vero che se crolliamo noi ne soffrono anche loro ma è anche vero che loro possono decidere del nostro destino, ossia possono colonizzarci e guadagnarci molto.
    La Cina ha comprato una gran quantità di titoli greci ma non lo ha fatto per fare un favore alla Grecia. Per farlo ha chiesto in cambio l’uso del porto del Pireo e ha chiesto alla Grecia di comprare solo navi made in China. Ossia la Cina ha colonizzato la Grecia.
    Berlusconi voleva comprare le centrali nucleari francesi scatenando le ire degli italiani. Agiva sotto ricatto francese e quello è stato l’inizio della fine di Berlusconi perché inorridirono persino alcuni tra le sue stesse fila. Poi c’è la storia assurda della TAV che a noi non serve ma che serve ai francesi per inondare più facilmente il nostro paese di prodotti alimentari francesi visto che la Francia, con le sue catene di supermercati, la fa da padrona in casa nostra. Ha bovuto abbozzare Berlusconi ma anche Monti. Di fatto siamo una colonia della Francia. E nessun governo italiano può opporsi fintanto che la Francia può minacciarci di buttarci sul lastrico riempiendo il mercato di titoli pubblici italiani, mettendo così in crisi il piazzamento sul mercato di nuovi titoli pubblici emessi dal nostro Stato.
    Stanno spegnendo i nostri altoforni. Dicono che lo fanno per renderli ecocompatibili. Chi conosce la materia sa che per distruggere un altoforno e non riaccenderlo mai più basta spegnerlo una volta sola.
    Perché dopo quarant’anni di inquinamento scopriamo solo ora che l’Ilva di Taranto provoca tumori? Traduco la domanda: perché abbiamo deciso di chiudere le nostre acciaierie? Chi produrrà l’acciaio che non produrremo noi? Tutti sanno che lo farà la Germania. Ma si tratta solo di un caso o è stata la Germania a minacciarci di disfarsi dei suoi duecento miliardi di titoli italiani se non chiudiamo le nostre acciaierie?
    Insomma, esattamente come il caso francese, la Germania ci ha aiutato in passato comprando i nostri titoli ma ora ci presenta il conto.
    I prossimi decenni saranno per noi durissimi: sono finite le guerre fatte con i carri armati e stiamo vivendo delle guerre altrettanto cruente fatte a colpi di spread e di titoli di stato. E sarà un circolo vizioso senza fine dal quale potremo uscire solo pagando una grossa sconfitta: il nostro default. A meno che non succeda il miracolo che scompaiano la corruzione, lo spreco, il ladrocinio, la decadenza, la delinquenza, la furberia, il parassitismo e la burocrazia dal nostro paese. Come a dire che se il default non lo vedremo noi, lo vedranno i nostri figli.

  2. Culitto Salvatore says:

    “Ossia, gli stranieri che credevano nelle potenzialità economiche dell’Italia si sono ricredute e hannoritirato i loro soldi”

    ma se non ci credono gli italiani nelle loro potenzialità,e ricordiamo che l’italia disastrata del dopoguerra risalì la china fino ad essere la 6a potenza economica mondiale (quindi il potenziale c’era allora e dovrebbe ancora esserci..gli italiani), perchè dovrebbero crederci gli stranieri? a che pro dovrebbero investire in italia?

  3. Aquele Abraço says:

    Dai grafici prodotti sembrerebbe che l’82 % del debito italiano è in mano a investitori nazionale ed europei .
    Questi ultimi:
    -della zona euro (Francia, Germania e Spagna)
    -dell’UE (Regno Unito) che comunque contribuisce ai fondi salva stati
    -di altri paesi europei non precisati.

  4. Mercanzin Marco says:

    Già. E così la trappola e’ pronta. Le banche italiote era o le uniche ad essere uscite quasi indenni dalla crisi del 2008, e così invece, drogate con l’ltro, si sono riempite di debiti.
    Ed ora, se lo spread risale, oltre a diventare in pericolo default lo stato, ora lo sono pure le banche, che i titoli dello stesso stato li hanno in pancia.

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