Debito consolidato della Sicilia a 18 miliardi. Crocetta va sulla… croce

di GIORGIO CALABRESE

Si insediera’ con tutta probabilita’ a meta’ della prossima settimana, ma il testimone passato al neo governatore Rosario Crocetta e’ di quelli da far tremare i polsi. Ammonta a 18 miliardi l’indebitamento consolidato per la Sicilia, secondo quanto emerge da una prima analisi della situazione debitoria degli enti pubblici in Sicilia, aggiungendo al debito della Regione, quello dei Comuni (6,5 miliardi), delle Province (circa 1 miliardo), degli Iacp, Consorzi Asi, Consorzi bonifica (1 miliardo circa) e delle Aziende sanitarie provinciali (2,5 miliardi). Tutto nero su bianco in una relazione dell’assessorato all’Economia della Regione siciliana.  “Cifra – si avverte nel documento – che lascia scarsissimi spazi per immaginare non solo la possibilita’ di realizzare misure di politica economica espansiva, ma anche il semplice ricorso all’indebitamento per cofinanziare gli investimenti europei”. Una sorta di indigesta
eredita’ che passa dal governo Lombardo a Crocetta. Come quel giudizio di appena tre giorni fa dell’agenzia internazionale Fitch che ha declassato le emissioni a lungo termine della Regione da BBB+ a BBB, con outlook negativo: un downgrade che riflette le aspettative relative ai conti della regione e al deficit su cui pesa il vertiginoso aumento della spesa sanitaria.

“Va, tuttavia, ribadito – spiega nella relazione l’assessore all’Economia Gaetano Armao – che una prospettiva che si concentri esclusivamente sul pur ineludibile contenimento della spesa portera’, inevitabilmente, la Sicilia al collasso economico”. E’ necessario, infatti, “coniugare le politiche di risanamento avviate con iniziative che sostengano lo sviluppo e la crescita, attraverso politiche che permettano, nel medio periodo, di rendere il processo di risanamento compatibile con l’esigenza di non aggravare la dinamica
recessiva in corso e che in Sicilia hanno visto l’avvio di alcune esperienze positive quali il credito d’imposta per gli investimenti avviato nel 2011, con una forte richiesta di utilizzo proveniente da imprese regionali ed extraregionali”.

Anche i tetti del patto di stabilita’, “determinati in modo aritmetico dallo Stato e senza la necessaria graduazione e considerazione dei diversi livelli di autonomia”, penalizzano maggiormente le Regioni che hanno competenze piu’ estese ed i cui costi, spesso, sono solo in
minima parte comprimibili, che hanno piu’ investimenti da co-finanziare (fondi strutturali, fondo sviluppo e coesione e hanno maggiori oneri per trasporti”. Occorre introdurre, senza piu’ rinvii, nella strutturazione del Patto di stabilita’ meccanismi di esclusione dai vincoli del patto di stabilita’ di particolari tipologie di spesa (a partire da quelle per investimenti, a quelle per i trasporti ed a quelle per i
servizi sociali) che consentano di risanare senza condurre all’asfissia l’economia locale e spingere le imprese creditrici della pubblica amministrazione al fallimento. Cosi’, sembra spiegare Armao al suo successore, “quella che si prospetta e’ un’azione di risanamento da prendere sul serio, senza offrire piu’ spazio a privilegi, prebende, intermediazioni parassitarie che hanno costituito le cause del paradosso dell’autonomia”.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    crocetta è un degno erede di lombardo che a sua volta era un degno erede di cuffaro, grazie a personaggi di tal levatura è molto difficile che in sicilia cambi qualcosa, l’unica consolazione (se così si può dire) è che il resto d’italia non è diverso

  2. Nibbio says:

    Perché essere tanto pessimisti ?

    Forse basta avere il culo !

  3. Albert Nextein says:

    Io non sarei tanto sicuro di questo insediamento.
    Io penso a nuove elezioni anticipate.
    Dove la trova una maggioranza costui?

Leave a Comment