QUEL SAGGIO MITOLOGICO SULLA DEA VENETA

di REDAZIONE

Generalmente, al vertice delle antiche gerarchie mitologiche c’era una divinità maschile, come Giove oppure Odino. Presso i Veneti era differente: pur dislocati in distanti regioni d’Europa essi sempre veneravano una Dea suprema, come Jiva nel Baltico o Reitia nell’Alto Adriatico e nelle Alpi Orientali. In realtà Reitia è una dea misteriosa; reggeva una chiave e probabilmente aveva per compagni il lupo e l’anatra, ma assai poco è noto su questa dea veneta ed i suoi riti religiosi. L’aspetto più importante del culto erano i roghi votivi associati ai banchetti votivi e ciò risulta molto simile ai costumi micenei, come pure lo è l’usanza funeraria dell’incinerazione dei morti.

Famosa è la teoria di Felice Vinci circa la localizzazione della guerra di Troia nel Baltico anziché nel Mar Egeo, basata sull’osservazione delle incongruenze climatiche e geografiche dei poemi omerici. Il libro “La Dea veneta” riabilita questa teoria da un nuovo punto di vista, sicché i protagonisti della guerra non sono più i Danesi (come Felice Vinci asserisce) ma le popolazioni venetiche del Baltico. Infatti, nel XIII secolo a.C. ci fu una migrazione dalla regione baltica del fiume Vistola in direzione Nord-Est esattamente verso dove Felice Vinci pone la città di Troia e tale migrazione era associata all’introduzione di un nuovo costume funerario evidente nella locale Cultura dei Campi di Urne, che è un segno di presenza venetica.

Nella letteratura mondiale fiumi di inchiostro sono stati usati per celebrare la leggenda di re Artù e tutti questi libri, senza eccezioni, prendono spunto dal pregiudizio di un’origine “celtica” del mito: ma non ci sono prove storiche a riguardo e tali congetture nascono solo dall’ambito di alcuni “circoli culturali” francesi. Se consideriamo con attenzione la localizzazione geografica delle avventure dei cavalieri di re Artù, una nuova interpretazione viene spontanea alla mente. Effettivamente questi luoghi erano ben circoscritti alla Bretagna, dove Giulio Cesare sconfisse la potente flotta dei Veneti, inoltre, nel Nord del Galles, erano limitati alla Venedotia, secondo Jean Markale un antico e stabile insediamento dei Veneti, e limitati anche al Gwent, nel Galles meridionale, ove i Veneti approdarono secondo l’illustre storico navale Philip Banbury.

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Il libro è un saggio di argomento mitologico, il libro La dea veneta è un prezioso testo di consultazione sui miti e sul culto misterioso dei Veneti antichi. La trattazione è arricchita da numerose mappe e figure a colori che illustrano le basi archeologiche, linguistiche e storiche d’epoca pre-romana non solo del Veneto, ma anche delle altre sedi europee abitate da Veneti. Assume particolare rilievo la presenza veneta in Bretagna, in relazione al mito di re Artù, e la presenza dei Veneti nel Baltico, confrontata con la tesi di Felici Vinci (per il quale l’Iliade sarebbe legata al Mar Baltico).

TITOLO: La Dea Veneta; AUTORE: Piero Favero; EDITORE: Cierre grafica; PAGINE: 195; PREZZO: 14 euro

 

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