DATTI AL VINO SE VUOI TROVARE UN POSTO DI LAVORO

di CLAUDIO PREVOSTI

In una panorama devastante per il lavoro, con la disoccupazione che ha superato il 9%, c’è un settore in espansione dove i posti di lavoro sono in aumento e le aziende faticano a trovare nuove professionalità. Il mondo del vino in Italia continua, in controtendenza, a creare occupazione, +1,7% dal 2006 a oggi, a fronte di un -2,5% del beverage nel suo complesso e a -5,1% del manifatturiero. Il comparto conta 1,2 milioni di addetti, ha corsi di formazione dove 9 studenti su 10 trovano lavoro (l’87% in Italia, il 13% preferisce l’estero); per 6 su 10 il posto arriva a tre mesi dalla laurea. Non solo enologi, sommelier, cantinieri o viticoltori. Anche esperti di marketing, comunicatori, wine hunter (a caccia di clienti top per cantine ed enoteche), ambasciatori del brand (promuovono le aziende all’estero, soprattutto sui mercati emergenti), wine promoter (abbina il vino a eventi di ogni tipo), social wine writer (sempre connesso, guida gli enoappassionati via social network).

I nuovi mestieri di Bacco sono tanti e nuovi, la filiera conta 18 comparti diversi. Con un export da 4,4 miliardi di euro nel 2011 e una forte vocazione all’internazionalizzazione, le esigenze delle aziende si sono amplificate, anche nel campo della comunicazione. «Spesso il lavoro si tratta di inventarselo, servono un pò di antenne al di fuori dei canali istituzionali», racconta Alessandro Regoli che 10 anni fa ha dato vita a un’agenzia on line specializzata, Winenews, 10 dipendenti, sede a Montalcino e punto di riferimento per aziende, buyers e tutta la Community del mondo del vino. «La crisi è generalizzata ma il settore del vino tiene – dice Carlotta Pasqua, responsabile delle relazioni esterne dell’omonima azienda veronese e presidente dei giovani imprenditori dell’Uiv – per le aziende la distribuzione è strategica, servono figure nuove come il ‘residence area manager’, o il brand ambassador nei Paesi emergenti, come Cina e Brasile, che faccia da trait d’union, anche culturale, tra l’azienda e quei mercati molto lontani dalla cultura enogastronomica italiana». Ma anche in vigna, tra i filari, non si improvvisa più, servono agronomi specializzati, maestri potatori, esperti in packaging, dalla bottiglia al tappo.

In particolare la promozione all’estero del vino delle varie Regioni, nonostante gli indubbi successi ottenuti, è un campo dove c’è un margine di crescita molto elevato, anche perché finora le aziende italiche si sono mosse in maniera un po’ scoordinata, nonostante i cospicui fondi che vengono stanziati in questo senso dalla Ue. Ancora una volta in questo senso fanno scuola i francesi, ma anche gli spagnoli non si muovono male.

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